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Scoperto a Vienna un ritratto dimenticato: potrebbe essere di Gian Lorenzo Bernini, il genio italiano

Redazione 21 Agosto 2026

Nel cuore di Vienna, un ritratto dimenticato ha fatto emergere un mistero destinato a scuotere il mondo dell’arte. Nascosto per decenni nei depositi del Kunsthistorisches Museum, un grande dipinto a figura quasi intera mostra il volto rugoso di un uomo anziano, i capelli bianchi arruffati, lo sguardo penetrante. La sorpresa? Potrebbe essere opera di Gian Lorenzo Bernini, il genio barocco noto soprattutto per le sue sculture e architetture. Questa scoperta ha acceso un acceso dibattito tra storici e critici, pronti a rivedere le certezze su uno degli artisti più influenti del Seicento. Il quadro sarà protagonista della mostra “Bernini: Painter and Sculptor” che aprirà al Palais Lobkowitz il 2 dicembre 2026.

Una storia incerta nascosta nelle collezioni viennesi

Il dipinto è entrato nelle collezioni del Kunsthistorisches Museum nel 1920, ma la sua storia parte molto prima. Nel 1900, il collezionista viennese Richard Lieben lo acquistò, convinto che fosse un ritratto di Philippe de Champaigne, il pittore francese attivo nel Seicento. Negli anni successivi, però, l’attribuzione è sempre stata messa in discussione: si sono fatti nomi diversi, da un anonimo artista italiano a Jean Jouvenet, Jakob Ferdinand Voet, Erasmus Quellinus il Giovane, fino al Baciccio, collaboratore stretto di Bernini. L’incertezza ha spinto il museo a mettere il quadro da parte dal 1989, escludendolo anche dal catalogo digitale che conta circa 2.800 opere.

Per molto tempo l’opera è rimasta nell’ombra, senza un’identità precisa, più un oggetto da archiviare che un pezzo d’arte da studiare. La difficoltà di attribuire con certezza un quadro barocco, soprattutto senza documenti chiari, ha frenato ogni tentativo di mostrarlo al pubblico o di aprire un confronto serio.

La svolta: nuove analisi avvicinano Bernini al ritratto

La svolta è arrivata grazie a Gudrun Swoboda, curatrice del Kunsthistorisches Museum, che ha deciso di rimettere sotto i riflettori il dipinto, confrontandolo con opere certe di Bernini. Swoboda ha notato un trattamento anatomico molto dettagliato nel volto dell’anziano: la forma del cranio, i giochi di luce sui muscoli, la costruzione di bocca e labbra con pennellate corpose e rapide. Questo modo di dipingere sembra più quello di uno scultore che di un pittore tradizionale, proprio come Bernini.

Il paragone più significativo è con il busto di Luigi XIV a Versailles, soprattutto nella zona della bocca, molto simile a quella del ritratto viennese. Altri confronti sono stati fatti con un autoritratto di Bernini , conservato nella Royal Collection britannica, dove luce, posa e sguardo richiamano lo stile dell’artista.

Un esame tecnico ha anche mostrato che il dipinto è stato realizzato da due mani: mentre testa e colletto sono dipinti con grande maestria, l’abito nero e la spalla destra risultano meno rifiniti, probabilmente opera di un assistente. Swoboda ipotizza che Bernini abbia dipinto di persona solo il volto, lasciando il resto a un allievo o forse a un figlio. Questa collaborazione era comune nelle botteghe barocche e spiega le differenze nella qualità del lavoro.

Un nuovo capitolo nella carriera pittorica di Bernini e il mistero del soggetto

Questo ritratto potrebbe risolvere un mistero temporale: Bernini, nato nel 1598, avrebbe realizzato l’opera intorno al 1670, quindi a circa 71 anni. Finora si pensava che avesse smesso di dipingere molto prima, intorno al 1650. Solo poche opere pittoriche sono attribuite con certezza a lui, concentrate tra il 1620 e il 1640, con un’unica eccezione verso il 1666. Se confermato, questo quadro aprirebbe la possibilità che Bernini abbia ripreso o continuato a dipingere in anni poco documentati.

L’abbigliamento dell’uomo ritratto – con un colletto importante, abiti scuri sobri e un’acconciatura tipica dell’epoca – suggerisce una persona di alto rango, probabilmente legata alla corte pontificia o a circoli intellettuali di spicco. Swoboda avanza l’ipotesi che si tratti di Mario Chigi, fratello di papa Alessandro VII e uno dei maggiori committenti di Bernini negli ultimi anni della sua carriera. Un’idea ancora da confermare, ma che apre scenari interessanti dal punto di vista storico e artistico.

La mostra viennese e le prospettive sull’attribuzione

La mostra che si terrà a Vienna tra dicembre 2026 e aprile 2027 sarà un momento decisivo per valutare l’attribuzione del ritratto. Il museo ha chiamato diversi esperti del Barocco e di Bernini per esaminare i dati raccolti e dare un parere riservato. Oltre al “Ritratto di un uomo anziano”, saranno esposti confronti con altre opere note dell’artista, come l’autoritratto conservato agli Uffizi e uno studio nella Royal Collection.

Questa iniziativa potrebbe cambiare profondamente l’immagine di Bernini pittore, finora considerato soprattutto come scultore e architetto. La riapertura del dibattito su questo quadro dimostra quanto la ricerca storica sulle arti visive del Seicento sia ancora viva e in movimento.

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