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María Belén Sáez nominata nuova direttrice del MAMBO di Bogotá: la rinascita del museo dopo la crisi istituzionale

Redazione 21 Agosto 2026

María Belén Sáez de Ibarra ha appena preso le redini del Museo d’Arte Moderna di Bogotá, un cambio che arriva in un momento cruciale. Sostituisce Martha Ortiz, e il suo debutto è fissato per il 19 settembre, durante la serata di gala che da sempre segna l’appuntamento clou del MAMBO. Non sarà una semplice festa: è un segnale chiaro di rilancio, un tentativo di rimettere il museo al centro della scena culturale dopo mesi di incertezza. La scelta di Sáez non è stata casuale. Dietro c’è un processo lungo, condotto con rigore, con l’aiuto dell’head hunter internazionale Egon Zehnder e consulenti esterni. Tra i candidati, figure di spicco da tutto il mondo, a dimostrazione che il MAMBO rimane un punto di riferimento globale nel panorama artistico.

María Belén Sáez: dal diritto alla cultura, una carriera a tutto tondo

La nuova direttrice porta con sé un percorso insolito ma solido, che unisce il mondo del diritto a quello della gestione culturale. Laureata in giurisprudenza alla Pontificia Università Javeriana di Bogotá, ha poi conseguito due master a Londra: Affari Internazionali alla SOAS e Pianificazione e Politiche Culturali al Birkbeck College. Non è solo teoria: dal 2007 guida l’area Patrimonio Culturale all’Università Nazionale della Colombia. Fa parte anche del Comitato per le Arti della Banca della Repubblica, un organismo chiave nelle politiche culturali del Paese. Grazie a questi ruoli, Sáez conosce a fondo non solo il sistema culturale colombiano, ma anche le sfide legate alla tutela e alla promozione del patrimonio artistico in un contesto complesso.

Dietro le dimissioni di Martha Ortiz: tensioni e malumori

Il cambio al vertice arriva in un momento delicato. Martha Ortiz Gómez, arrivata all’inizio del 2024 con un background soprattutto nel giornalismo e senza esperienza diretta in musei, si è dimessa l’8 aprile 2026. Nella lettera al Consiglio di amministrazione non ha spiegato i motivi, limitandosi a ringraziare il personale e l’istituzione. Ma da tempo le tensioni interne erano evidenti. Ex dipendenti avevano parlato di condizioni di lavoro difficili, con episodi di maltrattamenti e un clima sempre più teso. Il caso più noto è stato il licenziamento del curatore capo e direttore artistico Eugenio Viola a febbraio 2026, figura di spicco del museo da sette anni e poi nominato direttore del Madre di Napoli. Viola aveva già segnalato a settembre 2025 un peggioramento dell’ambiente di lavoro, senza però ricevere risposte concrete. Le sue dimissioni sono state un campanello d’allarme che ha fatto emergere un malessere diffuso.

La reazione degli artisti non si è fatta attendere. Più di 140 tra i maggiori nomi dell’arte colombiana – da David Manzur a Óscar Muñoz, da Miler Lagos a Delcy Morelos – hanno firmato una lettera aperta chiedendo chiarezza sul caos interno al MAMBO. Nel frattempo, un’inchiesta del quotidiano El Espectador ha riportato quasi venti licenziamenti nel personale in pochi mesi. Dopo le dimissioni di Ortiz, la gestione è passata in mano a due donne: Ángela Royo, presidente del consiglio di amministrazione, e Francy Hernández, responsabile finanziaria e amministrativa, in attesa di trovare un nuovo direttore capace di riportare ordine e visione.

Sáez al timone: cosa aspettarsi dal futuro del MAMBO

Con Sáez al comando, il MAMBO punta a ritrovare stabilità e a rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale colombiano, guardando anche oltre i confini nazionali, verso l’America Latina e il resto del mondo. Il museo vuole lasciarsi alle spalle una fase segnata da contrasti e tensioni, investendo su una leadership che sappia coniugare competenze legali, gestione amministrativa e sensibilità artistica. Sáez prende il posto di Martha Ortiz, che aveva sostituito Claudia Hakim a inizio 2024 dopo quasi dieci anni di direzione continua. L’obiettivo è rilanciare in modo equilibrato le attività espositive, migliorare la gestione interna e aprirsi a collaborazioni internazionali. La sua nomina è una scelta strategica, che punta su rigore, dialogo e attenzione alla comunità artistica.

Il gala del 19 settembre sarà un momento importante, non solo simbolico, per capire da che parte vuole andare il MAMBO. La sfida è grande, ma la nuova direttrice arriva con un bagaglio di esperienze che fanno sperare in un cammino di stabilità e confronto. Intanto, non si spegne l’attenzione internazionale su un museo che, nonostante le difficoltà recenti, resta un punto di riferimento fondamentale per l’arte moderna e contemporanea nel continente.

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