«Non siamo mai stati così lontani dal mondo», dice un abitante di un piccolo borgo sperduto tra le montagne italiane. Luoghi come questo non cercano i riflettori, né si contendono un posto nell’economia o nell’urbanistica nazionale. Sono spazi dove la marginalità non è solo una condizione, ma una prospettiva, un modo di pensare e agire che sfida il centro. Proprio in queste aree nasce “Rural Visions. Le residenze artistiche per un’ecologia del margine”, un progetto curato da Marco Trulli per Viaindustriae. Il libro disegna una mappa intricata delle esperienze artistiche che animano le zone rurali e interne d’Italia, mostrando una ruralità viva, vibrante, fatta di conflitti e possibilità — lontana anni luce da qualsiasi nostalgia.
“Rural Visions” non è solo un manuale di buone pratiche da replicare, né cerca di imporre un modello unico. Si presenta piuttosto come un mosaico di storie, dialoghi e narrazioni nate negli anni grazie a Viaindustriae, soprattutto nell’Appennino centrale. Luoghi che raccontano una ruralità fatta di fragilità, contraddizioni e risorse profonde. Al centro del libro c’è il tempo delle residenze: quel tempo lento, necessario per entrare in sintonia con il territorio e chi lo abita, per costruire conoscenza prima di ogni intervento artistico. Le opere restano sullo sfondo. A emergere sono invece le relazioni di tutti i giorni, le conversazioni, i piccoli gesti di cura verso un ambiente che spesso resta muto nelle storie ufficiali dell’arte contemporanea.
Il volume è un’orchestra di voci diverse, raccolte da chi da anni attraversa con attenzione e rigore il paesaggio delle aree interne italiane. A rompere il ghiaccio è Fabiola Fiocco, con una riflessione sul marginale che non significa periferia del centro, ma spazio di tempi e saperi diversi. Le sue idee risuonano in quelle di Saverio Verini, Pierluca Gaglioppa, Martina Macchia e Lucia Giardino , Lorenzo Carangelo e Leandro Pisano , Roberto Pontecorvo e Imma Tralli . Ognuno, con il proprio sguardo, dà vita a un racconto corale che attraversa l’Italia interna senza cercare definizioni fisse della ruralità.
Al fianco dei testi, trovano spazio le fotografie di Eleonora Cerri Pecorella, Agnese Fieno Spolverini, Luca Marcelli Pitzalis e Jacopo Rinaldi. Le immagini non si limitano a documentare, ma restituiscono dettagli, strati e atmosfere del paesaggio e delle comunità coinvolte. Questo dialogo tra parole e fotografie costruisce una narrazione a più voci, senza una tesi unica ma ricca di suggestioni. Le residenze emergono così non solo come momenti artistici, ma come pratiche che intrecciano memoria, territorio e un’idea più ampia di ecologia culturale.
In un’epoca in cui il mondo dell’arte punta tutto sulla concentrazione e sulla visibilità mediatica, “Rural Visions” apre uno spiraglio diverso. Il margine non è solo un posto da raggiungere, ma diventa un punto da cui guardare il mondo con più chiarezza. Lontano dai grandi proclami e dalle semplificazioni, il libro ricorda che l’arte può essere soprattutto un modo per ascoltare, prima ancora che per rappresentare. Una prospettiva che invita a ripensare il rapporto tra pratiche artistiche e comunità, tra formazione e cultura, lasciando sul tavolo una riflessione fresca e intelligente per il 2026.
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