Il conto alla rovescia è cominciato: dal 17 al 20 settembre 2026, Forlì torna a trasformarsi nel palcoscenico dell’Ibrida Festival Internazionale delle Arti Intermediali. L’undicesima edizione, firmata Vertov Project, si presenta con un titolo che promette di scuotere le percezioni: Hyper Reality. Al centro, un interrogativo potente e urgente — come cambia il rapporto tra corpo, tecnologia e percezione nell’era digitale? Videoarte, performance, musica e installazioni immersive si intrecciano con l’intelligenza artificiale, disegnando un panorama artistico in cui il confine tra reale e virtuale si sfuma. Prima del via, un assaggio: dal 1° settembre all’11 ottobre, alla Fondazione Dino Zoli* si potrà visitare Interference*, una mostra collettiva che prepara il terreno e apre una finestra sulle nuove frontiere dell’arte contemporanea.
Hyper Reality, tra corpo e tecnologia: un dialogo aperto
Il cuore dell’edizione 2026 riflette su un’idea chiave: la tecnologia non sostituisce l’esperienza reale, ma ne moltiplica le possibilità. Francesca Leoni e Davide Mastrangelo, direttori artistici del festival, raccontano questa visione come un modo per superare la semplice rappresentazione digitale e creare spazi performativi condivisi. Danza, live media, ambienti immersivi e intelligenza artificiale diventano strumenti per tessere un dialogo tra spettatore e opera, sfumando il confine tra reale e virtuale. Le performance si trasformano in momenti in cui la percezione si confronta con esperienze che coinvolgono tutti i sensi, dissolvendo il limite tra corpo e tecnologia. L’evento si propone così come uno specchio per interrogare l’arte di oggi e di domani, mettendo a fuoco le trasformazioni profonde che le tecnologie stanno portando nelle pratiche artistiche.
Interference: la mostra che indaga memoria e digitale
La mostra Interference, ospitata alla Fondazione Dino Zoli, accompagna il festival per oltre un mese. L’esposizione riunisce dodici artiste internazionali chiamate a esplorare il concetto di interferenza, inteso non come disturbo, ma come spazio creativo in cui nascono connessioni nuove tra memoria, identità e ambienti digitali. Tra le opere in mostra quelle di Chiara Passa, Rä di Martino, Rebecca Merlic, Anaisa Franco, Elena Bellantoni, Francesca Grilli, Giuliana Cunéaz, Debora Hirsch, Kika Nicolela, Aline Motta, Biarritzzz e Özge Samancı. Curata dai direttori Leoni e Mastrangelo, la mostra vuole mostrare come l’interferenza possa rivoluzionare il rapporto tra reale e artificiale, creando intrecci di senso che aiutano a capire meglio la realtà digitale che ci circonda. I lavori indagano in particolare la frammentazione della memoria e dell’identità nei nuovi spazi ibridi della contemporaneità, invitando a ripensare il modo in cui percepiamo immagini e narrazioni che costruiscono il nostro vissuto dentro ambienti sempre più permeati dalla tecnologia.
Danza, luce, suono e intelligenza artificiale: il programma performativo
Tra gli eventi più attesi della rassegna c’è Daemon, opera del collettivo Motus, firmata da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, che offre una rilettura contemporanea del celebre Frankenstein di Mary Shelley. Lo spettacolo riflette sulla fragilità umana e sulle questioni etiche legate ai progressi tecnologici. In prima nazionale arriva anche The Inhabitants, concerto audiovisivo del compositore francese Franck Vigroux, che fonde suoni e immagini in tempo reale per creare un’atmosfera coinvolgente e immersiva. Francesco Misceo presenta Disease, uno spettacolo che unisce danza, grafica generativa, luce e suono per raccontare l’interazione tra corpo e ambientazione digitale, mettendo in luce le tensioni del presente segnato da malattie e disagi sociali. Chiara Martina Halter e Oliver Walton propongono Metanoia, un progetto che mescola danza e intelligenza artificiale generativa in un ambiente di realtà mista, sottolineando il dialogo tra creatività umana e processi algoritmici. Il programma variegato stimola una riflessione sulle nuove possibilità espressive offerte dalle tecnologie, dove gli artisti sperimentano nuove forme di narrazione e percezione.
Forlì al centro del festival: luoghi, incontri e premi
Le attività si concentrano soprattutto all’Ex Asilo Santarelli e alla Fabbrica delle Candele, luoghi simbolo dell’arte contemporanea a Forlì. Oltre a spettacoli e installazioni immersive, il festival propone talk e masterclass pensati per favorire lo scambio diretto tra artisti, operatori e pubblico. Non mancherà una selezione internazionale di videoarte, che arricchirà ulteriormente l’offerta espositiva. Ibrida conferma la tradizione di premiare l’innovazione e la sperimentazione con cinque riconoscimenti: gli Ibrida Awards, divisi in International, Italian e AI, il premio Architetture dissonanti in collaborazione con Atrium, e il Premio Giovani, scelto dagli studenti del Liceo Artistico Canova. Questi premi testimoniano l’attenzione del festival verso nuove voci e pratiche nell’arte contemporanea, rafforzando il suo ruolo di piattaforma internazionale per il dialogo sulle trasformazioni dell’immagine e delle tecniche artistiche.
Ibrida Festival, tra sperimentazione e sguardo al futuro
L’undicesima edizione conferma l’impegno di Ibrida nel sostenere una ricerca artistica che abbraccia linguaggi diversi e contaminazioni tecnologiche. Il festival vuole essere uno spazio vivo di incontro e confronto sulle nuove forme creative e sulle trasformazioni dei codici visivi, performativi e sonori. La programmazione riflette una visione fresca e aperta, puntando a mettere in luce il ruolo delle tecnologie avanzate nella ridefinizione dell’arte contemporanea. Così Ibrida si conferma un punto di riferimento per artisti, studiosi e appassionati interessati a capire e attraversare le molteplici dimensioni dell’arte immersiva e intermediale oggi. Forlì si prepara a essere, anche quest’anno, una tappa obbligata per chi vuole scoprire i trend più innovativi nel panorama culturale internazionale.
