«Siamo sempre osservati, sempre connessi», dice Ray Tijssen, in arte 0010×0010. Nel suo lavoro, questa realtà si fa materia viva. Oggi, la linea che separa il privato dal pubblico è diventata un confine labile, quasi invisibile. Ogni post, ogni scatto, ogni passo in uno spazio condiviso modifica la nostra immagine, la nostra identità. Tijssen coglie questa fluidità, smantella le certezze dell’io e ricostruisce un’identità in continuo divenire. Il suo linguaggio artistico sfugge a definizioni precise, si muove tra stili e forme diverse. Un’arte che respira, che cambia, che riflette il mondo in trasformazione attorno a noi.
Arte postcontemporanea: il caleidoscopio di 0010×0010
Ray Tijssen definisce la sua arte come un susseguirsi di emozioni e stili che cambiano rapidamente. Non segue una strada precisa, ma si lascia guidare dagli impulsi del momento: può passare da atmosfere techno e monocromatiche a scenari ambient surrealisti. Questa fluidità, dice, è la vera essenza dell’arte postcontemporanea: non più rigida nel tempo o nello stile, ma multiforme. Non c’è una sola voce, ma tante, spesso raccontate attraverso alter ego che parlano a pubblici diversi con linguaggi personali.
Il digitale, e in particolare l’intelligenza artificiale, si affianca spesso a tecniche tradizionali come la pittura o il video, dando vita a un lavoro che unisce tecnologia e manualità. Distribuire la propria espressione su più identità riflette anche un bisogno più profondo di autonomia e riconoscimento nell’arte di oggi.
Identità in divenire: l’arte come continua trasformazione
Nel mondo di 0010×0010 l’identità non è mai fissa. L’artista si vede come un organismo in evoluzione, lontano da definizioni imposte dal passato. Parla di una scena artistica ancora troppo legata a categorie rigide, spesso vecchie e superate. La sua pratica mira a rompere queste barriere, a conquistare una libertà che va oltre i confini e i giudizi precostituiti.
Per lui scegliere un’identità significa lasciare tracce, segnare parti di sé come fossero generi da adottare e cambiare nel tempo. Questi “generi” diventano strumenti per interpretare se stessi e il mondo, a volte contraddittori, a volte sfaccettati. Non c’è un solo “vestito” artistico o culturale, ma tante possibilità che convivono e si mescolano continuamente.
Tra apparire e essere: il rapporto con l’immagine pubblica
Quando si parla di immagine pubblica, Tijssen mantiene una certa distanza, quasi indifferenza. Il suo obiettivo non è farsi vedere, ma comunicare e sperimentare. Riproporre immagini del passato o esperienze personali non è un semplice gioco estetico, ma un modo per ripensare il rapporto tra sé e il mondo.
Per 0010×0010 il valore della rappresentazione sta nella capacità di esplorare l’inedito, sempre dentro un contesto underground e sperimentale. Tecnologia e innovazione si uniscono per creare opere che non copiano modelli già visti, ma cercano di ridefinire i limiti dell’identità visiva.
La sua arte vive sulle piattaforme digitali: il feedback immediato, i commenti e le interazioni sui social diventano carburante per la sua creatività. Così ogni opera si trasforma in qualcosa di vivo, che cambia con il pubblico e diventa parte di un sistema condiviso di significati.
Identità sospesa tra opposti e tecnologia immersiva
Il nome 0010×0010, un codice binario che significa “due per due”, è per Tijssen una chiave per accedere alle proprie radici e alla sua idea di identità. Nato a Helmond, nel Noord Brabant, l’artista sprigiona un’aura oscura e stravagante che si riflette nelle sue opere poliedriche. Il suo lavoro oscilla tra bianco e nero e colori vivaci, tra analogico e digitale, tra erotismo e grottesco, tra silenzio e ritmo.
Le sue installazioni sono spazi intensi e immersivi; grazie a suoni tridimensionali e video avvolgenti crea ambienti allucinatori, spesso segnati da una violenza visiva decisa e voluta. L’esperienza proposta coinvolge lo spettatore sul piano psicocorporeo, oltre che audiovisivo, con spazi claustrofobici pensati per sconvolgere la percezione dello spazio.
Questo dialogo tra reale e digitale attraversa tutta la sua carriera, un filo rosso che lega le mostre a Londra, Dubai e Bangkok. Le collaborazioni con big della tecnologia come Samsung mostrano il suo interesse per gli strumenti più avanzati, usati per spingere sempre più avanti i confini dell’arte contemporanea.
Nonostante l’apparente contrasto tra gli elementi, emerge una coerenza profonda: Tijssen fa della molteplicità la sua cifra distintiva, costruendo una riflessione forte e chiara su società, identità e tecnologia.
