Mentre a Messina infiammava la tradizionale festa della Vara, quattro frammenti di capolavori di Antonello da Messina sparivano nel silenzio del MuMe. Il furto, consumato proprio nel cuore di Ferragosto, ha lasciato la città senza fiato e sollevato un interrogativo urgente: com’è possibile che opere così preziose siano state sottratte così facilmente? Le forze dell’ordine stanno scavando tra le tracce, cercando di ricostruire una rapina che sembra uscita da un film thriller. Il colpo ha colpito non solo il museo, ma l’intera comunità culturale di Messina.
La notte del colpo: come i ladri hanno fatto sparire i capolavori
Sabato 15 agosto, intorno alle 21.50, mentre la città era immersa nelle celebrazioni religiose, alcuni malviventi sono riusciti a entrare nel museo. Hanno superato il sistema d’allarme e tutte le protezioni messe a difesa delle opere. L’obiettivo era chiaro: portare via pezzi di Antonello da Messina, uno dei più grandi pittori del Quattrocento siciliano. Le opere rubate fanno parte del Polittico di San Gregorio e della cosiddetta Tavoletta Bifronte. Nonostante le misure di sicurezza, i ladri hanno forzato l’accesso alle sale espositive, lasciando dietro di sé solo silenzio e sgomento.
La polizia e la scientifica sono intervenute subito. Le prime indagini si concentrano su come i ladri siano entrati e quali tecniche abbiano usato per aggirare le telecamere e gli allarmi. Si stanno cercando tracce e strumenti utili per risalire agli autori. Al momento nessuna pista è esclusa: sembra un furto organizzato, probabilmente commesso da chi conosce bene il museo e le opere custodite.
L’assessore alla Cultura di Messina, Enzo Caruso, ha parlato di “una tragedia” per la città, sottolineando quanto sia difficile recuperare questi tesori inestimabili. Il museo è rimasto chiuso domenica 16 agosto per garantire la sicurezza e agevolare le indagini.
Capolavori trafugati: il peso storico e artistico del bottino
Le opere rubate sono di un valore enorme. Il Polittico di San Gregorio, datato 1473, è uno dei simboli del Rinascimento in Sicilia. Originariamente formato da sei pannelli, oggi ne restano cinque, di cui tre sono spariti con il furto. Questo ha tolto molto al racconto visivo e simbolico dell’opera.
La pala d’altare fu commissionata dalla badessa Fabria Cirino per il monastero di San Gregorio a Messina. È celebre per la sua prospettiva innovativa e il richiamo alla pittura fiamminga. Al centro c’era la Madonna in trono con il Bambino, affiancata dai santi Gregorio e Benedetto, mentre nella parte superiore si trovavano l’Angelo annunziante e la Vergine Annunciata. Un pannello, che probabilmente rappresentava il Cristo morto sorretto dagli angeli, era già andato perso nei secoli, rendendo il furto ancor più grave.
La Tavoletta Bifronte, più piccola ma preziosa, racconta invece l’attività giovanile di Antonello. La tavoletta doppia, custodita in una teca blindata, mostra sul recto la Madonna col Bambino e un francescano in preghiera, sul verso il Cristo in pietà. Acquistata dal museo nel 2006 tramite Christie’s, è una testimonianza rara e delicata del percorso del maestro messinese.
Messina si stringe attorno al MuMe: un colpo duro per la città e la sua cultura
La notizia del furto ha scosso Messina. Il sindaco Federico Basile ha sottolineato il valore non solo artistico ma anche identitario di Antonello per la città. La Vara e le opere di Antonello sono simboli profondi dell’anima culturale messinese. Questo colpo non colpisce solo un bene materiale, ma anche la memoria storica e culturale di tutti.
Il MuMe, dedicato a Maria Accascina, è un punto di riferimento per la storia artistica della Sicilia. Nato nel complesso del monastero basiliano di San Salvatore dei Greci, ospita capolavori di Antonello, Caravaggio, Montorsoli, i Gagini e Mattia Preti, offrendo una panoramica ampia e interdisciplinare sull’arte e la storia della regione.
Inaugurato nel 2016 e completato l’anno successivo, il museo è anche un motore culturale e turistico per Messina. Il furto del 15 agosto colpisce quindi un patrimonio collettivo di valore enorme, in un momento in cui la città puntava proprio sulle sue eccellenze artistiche per rilanciarsi.
Le indagini continuano con l’obiettivo di ritrovare le opere e assicurare alla giustizia i responsabili. Nel frattempo, Messina si stringe attorno a un patrimonio che, nonostante tutto, continua a raccontare la sua storia e la sua identità.
