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Vaticano lancia la Triennale d’Arte: l’empatia come chiave per un futuro migliore

L’empatia è un’arte fragile, ripeteva spesso chi l’ha studiata a fondo. E oggi, immersi in un mondo fatto di schermi e connessioni digitali, quel sentimento sembra davvero smarrito. Tra like e filtri, cresce un senso di solitudine che nessun social riesce a colmare. È in questo vuoto che prende vita Exercises in Empathy, un progetto lanciato dal Vaticano che vuole rimettere al centro la capacità di capire l’altro, di sentire con lui. Una Triennale d’Arte unica nel suo genere, che coinvolge sette università cattoliche sparse su tre continenti. Da Rio a Venezia, da Milano a Lisbona, un percorso di mostre e incontri che intreccia ricerca, arte e impegno sociale, per sfidare il tempo che viviamo, dove la realtà si dissolve tra simulazioni e frammenti, e le relazioni rischiano di diventare solo un’eco lontana.

Una rete universitaria globale per arginare divisioni e isolamento

La Triennale d’Arte nasce come una risposta concreta e globale alle sfide che viviamo oggi. Dopo l’idea lanciata dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano, sette università cattoliche di tre continenti hanno deciso di raccogliere il guanto. Il via è fissato per il 27 agosto 2026 in Brasile, alla Pontificia Universidade Católica di Rio de Janeiro, da dove partirà un viaggio che toccherà sette città tra America, Europa e Africa. L’intento è sfruttare la forza dell’arte contemporanea e del dibattito accademico per rafforzare il senso di comunità e responsabilità reciproca, in un mondo sempre più diviso. In programma ci sono mostre, opere commissionate appositamente, pubblicazioni e momenti di confronto aperto. L’università non è solo un luogo di studio, ma un laboratorio dove sperimentare nuovi modi di capire e condividere. La rete coinvolge città come Santiago del Cile, Bogotá, Boston, Milano, Lisbona, Luanda e, infine, Venezia, che ospiterà l’evento conclusivo nel 2027.

“Magnifica Humanitas”: l’enciclica che parla di empatia oggi

Il nome della rassegna, Exercises in Empathy, richiama i temi e le preoccupazioni dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. Il documento denuncia la perdita di empatia nella nostra epoca, segnata da un crescente divario tra simulazione e esperienza reale. L’enciclica invita a riflettere sull’urgenza di recuperare modi di relazionarsi basati sulla capacità autentica di mettersi nei panni dell’altro. In un mondo dominato dalla comunicazione digitale, che spesso isola più di quanto unisca, l’empatia diventa una pratica culturale fondamentale. Un “salvataggio” collettivo e intellettuale, come sottolinea José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero: l’empatia è la chiave per costruire relazioni, condividere conoscenze e rilanciare la collaborazione. Per combattere le divisioni e la frammentazione sempre più profonde, questa iniziativa si propone come una piattaforma culturale e territoriale capace di sollevare domande cruciali sulla convivenza ai nostri giorni.

Dietro le quinte: il ruolo della curatela e le tappe del tour accademico

A guidare la curatela generale c’è Nuno Crespo, storico dell’arte portoghese e studioso attento alle dinamiche dell’arte contemporanea. Crespo ha tracciato un percorso articolato: nuove commissioni artistiche, mostre diffuse e dibattiti critici pensati per stimolare riflessioni profonde nei campus coinvolti. Il viaggio parte dalla Pontificia Universidade Católica di Rio de Janeiro, attraversa le Americhe con la Pontificia Universidad Católica de Chile e la Javeriana di Bogotá, per poi arrivare negli Stati Uniti, al Boston College. Da lì si sposta in Europa, con tappe a Milano, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, e a Lisbona, all’Universidade Católica Portuguesa. Prima del gran finale a Venezia, il progetto approda a Luanda, in Angola, segnando così la presenza africana. Un programma che dimostra come il dialogo e la collaborazione possano superare barriere geografiche e culturali.

Empatia e alterità: un ponte tra filosofia, arte e società

Il progetto poggia anche su solide radici filosofiche. Si ispira in particolare alle riflessioni di Edith Stein, per la quale l’empatia è un modo di conoscere che rispetta l’alterità dell’altro senza cancellarla o ridurla a semplice proiezione della propria esperienza. Accanto a lei, c’è il pensiero di Hannah Arendt, che vede nell’educazione un atto di responsabilità verso la collettività e il mondo. L’idea di “umiltà costitutiva” diventa così la chiave di lettura del lavoro artistico e accademico della Triennale. Exercises in Empathy si propone di sfidare la tendenza a ridurre l’essere umano a un dato tecnico o informatico, trasformando università e arte in spazi di incontro, confronto e costruzione di ponti tra culture. In un’epoca segnata dall’astrazione digitale e da profonde fratture sociali, questa iniziativa guarda all’arte contemporanea come a uno strumento potente, politico e spirituale, capace di tessere reti di senso e collaborazione a livello globale.

Redazione

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