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Vaticano lancia la Triennale d’Arte: l’empatia come chiave per salvare il futuro digitale

«Ci stiamo perdendo nell’isolamento digitale», ammette una docente dell’Università Cattolica, mentre gli schermi si moltiplicano e i volti si sfumano dietro pixel e avatar. In un’epoca in cui parlare sembra più facile che ascoltare davvero, la capacità di capire l’altro rischia di diventare un’arte dimenticata. L’iperspecializzazione, poi, complica tutto: spezza la conoscenza, frantuma il dialogo, erige muri invisibili tra le persone. Da questa frattura nasce una risposta inedita. La prima Triennale d’Arte delle Università Cattoliche si propone di riallacciare quei fili, riunendo sette atenei sparsi su tre continenti. L’obiettivo? Mettere al centro l’empatia, non come concetto astratto, ma come strumento concreto per ricostruire legami e comunità in un mondo sempre più diviso.

Un network globale per riscoprire l’empatia nel presente

La Triennale vuole mettere al centro la ricerca artistica e accademica come strumenti di resistenza culturale. Il punto di partenza è l’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV, che denuncia la crisi dell’empatia e il divario tra simulazione ed esperienza come problemi urgenti per la società. Dal 27 agosto 2026, per due anni, sette atenei diventeranno palcoscenici di mostre, commissioni d’arte, dibattiti e pubblicazioni. L’obiettivo è mostrare che l’empatia non è solo un invito morale, ma una pratica culturale concreta, essenziale per creare conoscenza condivisa e rafforzare i legami sociali.

Il Cardinale José Tolentino de Mendonça, guida del Dicastero promotore, ha sottolineato come, in un mondo sempre più fragile e diviso, l’empatia sia uno strumento fondamentale per costruire reciprocità e collaborazione. La Triennale si propone così come un laboratorio internazionale dove il dialogo tra discipline e culture possa dare vita a nuove idee per affrontare le sfide della nostra epoca digitale e ipertecnologica.

Da Rio a Venezia, un viaggio tra continenti e culture diverse

L’iniziativa parte il 27 agosto 2026 a Rio de Janeiro, nella Pontificia Universidade Católica, e da lì prende il via un percorso che toccherà America, Europa e Africa. Dopo Rio, il calendario prevede tappe a Santiago del Cile , Bogotá , Boston , Milano , Lisbona e Luanda . Il viaggio si chiuderà con un evento finale nel 2027 a Venezia.

Ogni tappa porterà con sé un contesto culturale e accademico unico, arricchendo la discussione con punti di vista diversi. Il dialogo tra realtà così lontane vuole superare le semplificazioni degli approcci digitali e settoriali, offrendo esempi concreti di come l’empatia possa trasformare la didattica, la ricerca e il rapporto con il pubblico.

Empatia, umiltà e rispetto: la filosofia dietro la Triennale

La riflessione che sostiene la Triennale parte dalle idee di Edith Stein, che ha studiato l’empatia come atto di conoscenza rispettosa, e da Hannah Arendt, per cui l’educazione è una responsabilità verso il mondo. Il cuore del discorso è chiaro: l’empatia non significa assorbire l’altro, ma riconoscere la sua unicità e diversità. Questo “umiltà costitutiva” invita a una relazione fondata sulla cura e sul rispetto, non sulla negazione delle differenze.

Questa visione guida la Triennale nell’interpretare arte e scienza come strumenti capaci di costruire ponti tra persone e istituzioni. Le opere e i progetti presentati vogliono rompere con la tendenza a ridurre la persona a semplice dato o funzione tecnica, contrastando le semplificazioni imposte dalla digitalizzazione. Così la rassegna diventa un laboratorio collettivo, dove la cultura si fa spazio di confronto e costruzione di nuovi significati.

In un momento storico segnato da divisioni e difficoltà nel creare spazi comuni, la prima Triennale d’Arte delle Università Cattoliche si mette in marcia con l’obiettivo di rinnovare il senso di comunità attraverso il potere dell’empatia, intesa come pratica attiva e consapevole che unisce ricerca e azione culturale su scala globale.

Redazione

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