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Biennale Danza Venezia 2024: Emanuel Gat e Elle Sofe Sara tra potenza e filosofia esistenziale

Redazione 2 Agosto 2026

Quando le note di Gustav Mahler si intrecciano con movimenti che parlano di radici e resistenza, la scena si accende. Alla Biennale Danza di Venezia 2024, Emanuel Gat ha fatto questo, trasformando la musica in un racconto corporeo potente. Accanto a lui, Elle Sofe Sara ha portato sul palco la storia del popolo Sami, intrecciando memoria e identità con una forza che non lascia indifferenti. Due spettacoli, apparentemente distanti, ma uniti da un filo sottile fatto di lotta, rinascita e un passato che continua a vivere nel presente. Tra luci e ombre, ogni gesto diventa un frammento di memoria collettiva, un richiamo all’essenza più profonda dell’essere umano.

Emanuel Gat porta in scena Mahler: danza sospesa tra vita e morte

Five Days in the Sun, il nuovo lavoro di Emanuel Gat, prende spunto dalla Quinta Sinfonia di Mahler, un pezzo del 1902 che trasuda inquietudine e fragilità. Lo spettacolo si apre con una figura femminile in una lunga veste rossa e volto coperto, seguita da due uomini in tuniche color sabbia. I costumi, firmati da Inez Vicher, accompagnano un movimento corale che domina la scena, tra energia e momenti sospesi.

La coreografia si muove su un terreno emotivo che oscilla tra morte e rinascita, luce e tenebra. L’illuminazione, curata dallo stesso Gat insieme alla scenografia, sottolinea questo gioco di contrasti con luci soffuse e lampi che ricordano l’alba su un deserto ventoso. Non si tratta solo di seguire la musica tardo-romantica, ma di dialogarci dentro, traducendo in movimenti astratti sensazioni universali.

Five Days in the Sun si divide in quattro parti, corrispondenti ai primi quattro movimenti della sinfonia, scanditi dalla discesa e salita del sipario del Teatro Malibran. Il ritmo varia: vortici corali si alternano a momenti intimi con assoli, duetti e piccole formazioni. La narrazione emerge anche dal contrasto tra performer in abiti casual e figure vestite di nero e bianco, che si sfidano in una tensione palpabile.

Nel finale, l’Adagietto di Mahler accompagna dodici danzatori illuminati da un controluce arancione. Tra suoni di arpa, archi e rumori ambientali – voci di bambini e gabbiani – riaffiora la spiaggia del film Morte a Venezia di Visconti. I danzatori si rialzano lentamente, avvolti di nuovo in ampie tuniche, in un gesto che parla di un’anima che cerca pace e trascendenza.

Láhppon/Lost di Elle Sofe Sara: la rivolta Sami prende vita in danza e memoria

La Biennale Danza 2024 si arricchisce con Láhppon/Lost, uno spettacolo che racconta la rivolta di Kautokeino del 1852, un momento cruciale per il popolo Sami, indigeni del nord della Scandinavia. La coreografa, regista e cineasta Elle Sofe Sara, insieme all’islandese Hlín Diego Hjálmarsdóttir, firma un lavoro potente e corale, ospitato dal Norwegian National Ballet.

Quella rivolta nacque come reazione alle ingiustizie subite dai Sami: lo sfruttamento economico, le discriminazioni sociali e l’imposizione di rigide norme religiose da parte delle autorità danesi-norvegesi portarono a un’insurrezione sanguinosa, repressa con durezza. La coreografia ripercorre questa storia mescolando danza classica e contemporanea.

Il corpo di ballo del Norwegian National Ballet, composto da ventinove danzatori, regala sequenze di grande impatto emotivo: assoli per i momenti più intimi, gruppi contrapposti a mostrare tensioni e conflitti della comunità. La musica, con elementi elettronici di Valgeir Sigurðsson e canti carichi di malinconia, amplifica il senso di resistenza e disagio.

La scenografia è dominata da una struttura metallica mobile, su cui vengono proiettati primi piani di volti. Accanto, una scultura lignea blu, costruita con pali intrecciati secondo la tradizione Sami, e cespugli rossi sospesi che fanno da percussioni e simboli di lotta.

I costumi di Henrik Vibskov, con colori che vanno dal rosso al nero e bianco, si ispirano alle fogge tradizionali dei Sami, ma con tocchi moderni. Questa fusione mette in luce il legame tra memoria storica e presente, dando forza visiva a un racconto che parla a tutti e resta attuale.

Biennale Danza 2024: un viaggio tra archetipi universali e identità radicate

Aprire la Biennale con questi due spettacoli significa puntare su temi che attraversano epoche e culture diverse. Da una parte, la sinfonia di Mahler nelle mani di Gat incarna quella lotta fra angoscia e speranza che segna la cultura europea dei primi del Novecento. Dall’altra, la rivolta Sami raccontata da Elle Sofe Sara richiama l’urgenza di rivendicare diritti e identità di popoli spesso messi ai margini.

Entrambe le opere propongono un dialogo serrato tra danza e musica, coreografia e scena, coinvolgendo il pubblico con un linguaggio che va oltre le parole. Il teatro diventa così uno spazio di riflessione e testimonianza, dove i movimenti sembrano ripetere i ritmi della vita stessa: dalle incertezze esistenziali alla lotta per affermare una cultura.

Nel giorno dell’apertura veneziana, la danza conferma ancora una volta la sua forza nel raccontare non solo storie personali, ma soprattutto narrazioni collettive, capaci di scavare nelle contraddizioni e illuminare gli aspetti più profondi dell’animo umano e delle comunità. Le sale del Malibran restano così custodi di un percorso che intreccia arte e cronaca, passato e presente, musica e corpo in movimento.

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