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Geografie Interiori: l’arte che ridisegna il futuro della Val Tramontina tra spopolamento e rinascita

Le case vuote di Val Tramontina raccontano una storia di abbandono, ma anche di resistenza silenziosa. Strade quasi deserte, dove il tempo sembra essersi fermato, fanno da cornice a un progetto che prova a ridare vita a questa valle di montagna. Geografie Interiori non è solo un nome, ma una sfida lanciata a chi pensa che certi luoghi siano ormai destinati a scomparire. Sei artisti hanno vissuto qui, per un mese intero, assorbendo tradizioni, ascoltando racconti di un tempo e riscoprendo saperi antichi. Non si tratta di una semplice residenza artistica, ma di un dialogo vero tra arte contemporanea, natura e comunità. Dal silenzio dei boschi sono nate mostre e installazioni che non guardano al turista, ma a chi abita questi spazi, restituendo dignità e memoria a un territorio che sembrava perso.

Val Tramontina: tra spopolamento e un patrimonio da non perdere

La Val Tramontina, nel cuore delle Alpi Carniche, da anni vede diminuire la sua popolazione. Lontananza dai grandi centri, mancanza di infrastrutture e il declino delle attività tradizionali hanno spinto molti a partire. Un destino comune a tante zone di montagna, ma chi è rimasto custodisce un patrimonio culturale ancora vivo, anche se fragile. Lingue locali, tradizioni orali, antichi mestieri come la cesteria, e la conoscenza delle erbe spontanee: sono tesori immateriali che rischiano di scomparire insieme agli abitanti. In questo contesto nasce Geografie Interiori, un progetto che prova a far incontrare il contemporaneo con il locale, cercando di riaccendere la comunità attraverso l’arte in tutte le sue forme.

### Geografie Interiori: radici e obiettivi di un’esperienza unica

Promosso dall’associazione Obliquo e guidato da Michela Lupieri, Geografie Interiori ha voluto costruire un rapporto sincero tra artisti e territorio. Sei creativi – Vittoria Assembri, Zeno Franchini, Michelle Jonker, Valentina Marchetti, Beatrice Migliorati, Massimo Ricciardo e Virginia Zanetti – hanno passato un mese dentro luoghi come Casa Abis, Bosco Bandito e Campone. L’idea era vivere la valle “dal dentro”, staccando la spina dal digitale e confrontandosi con mestieri, storie e persone del posto. Tra laboratori di cesteria, raccolte di erbe selvatiche per la cucina e incontri sulla lingua e i canti tradizionali, gli artisti hanno scoperto aspetti del territorio che sfuggono ai visitatori di passaggio.

Non si è trattato solo di osservare, ma di creare scambi veri, incontri che hanno aiutato a cambiare la prospettiva su quei luoghi. In un’epoca di abbandono, Geografie Interiori ha voluto dare spazio alla vita che ancora pulsa, offrendo un nuovo sguardo sull’“interiorità” del paesaggio.

“Situazioni”: l’arte si fa strada tra la gente

Dopo settimane sul campo, è nata “Situazioni”, una serie di sei installazioni sparse per Tramonti di Mezzo, uno dei piccoli borghi della valle. Gli artisti hanno scelto giardini, cortili e una corte in cemento per far dialogare direttamente le loro opere con gli spazi vissuti ogni giorno dagli abitanti. Niente musei o gallerie, ma luoghi comuni, quotidiani. Pur mantenendo la loro identità creativa, le opere si sono intrecciate intorno a temi emersi durante la residenza: suoni e linguaggi, mestieri artigianali, memorie legate al cibo.

Dietro la disposizione delle installazioni c’è stato un lavoro curatoriale attento che ha tenuto conto non solo degli spazi fisici ma anche dei temi e delle sperimentazioni artistiche. Così la mostra diventa un racconto corale, fatto di storie, linguaggi e tradizioni che si rispondono, invitando chi guarda a entrare in un dialogo profondo.

Residenze artistiche: un ponte tra arte e comunità

Il progetto si distingue per la durata delle residenze, che hanno permesso agli artisti di abitare davvero il territorio. Per molti, come a Campone dove internet non c’è e i ritmi sono lontani dalla città, è stata una vera sfida. Questo cambiamento ha portato a rivedere abitudini e a scoprire nuovi modi di comunicare oltre l’arte.

Curare una residenza così complessa significa andare oltre il semplice ruolo di curatore. Michela Lupieri racconta come il suo lavoro sia diventato una mediazione continua tra artisti, territorio e comunità. “La sfida più grande è non risultare estranei o invadenti, ma integrarsi con rispetto e sensibilità.” La comunicazione va tenuta semplice e aperta, evitando il gergo dell’arte contemporanea, per coinvolgere davvero la gente. L’accoglienza e la curiosità dimostrate dagli abitanti di Campone durante la permanenza degli artisti confermano quanto questo approccio sia fondamentale.

Arte e marginalità: una nuova prospettiva

Uno dei nodi cruciali del progetto riguarda proprio la marginalità. Lavorare in territori interni, spesso visti come periferici o abbandonati, spinge a ripensare cosa significhi davvero. Guardando la Val Tramontina su una mappa, si scopre che è nel cuore dell’Europa, nonostante l’isolamento. Da qui nasce una domanda: “che cosa vuol dire essere marginali oggi?” L’arte può giocare un ruolo importante nel riscrivere queste storie, valorizzando il patrimonio culturale e naturale, creando occasioni di incontro che ridanno vita alle comunità.

Geografie Interiori, con la mostra finale prevista a Pordenone nel 2027 in occasione della Capitale italiana della cultura, è un esempio concreto di come l’arte contemporanea possa fare da ponte tra passato e futuro, memoria e innovazione, persone e luoghi. La vera sfida sarà mantenere vivo questo sguardo e trasformarlo in una possibilità reale di rinascita per il territorio.

Redazione

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