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Palazzo Collicola Spoleto: Nuova Mostra Svela la Storia della Scultura Contemporanea in 16 Sezioni

A Palazzo Collicola di Spoleto, la Galleria d’Arte Moderna “Giovanni Carandente” cambia volto. L’ultimo piano del museo si è trasformato, grazie a un progetto che va oltre il semplice restyling. Sedici sezioni cronologiche, pensate dal direttore Saverio Verini insieme alla curatrice Arianna Paragallo e all’architetto Filippo Loy, tracciano un percorso chiaro e coinvolgente attraverso la scultura contemporanea. Non è solo una mostra, ma un vero e proprio racconto: dalle radici dell’arte fino alle forme più recenti. La collezione permanente si confronta con nuove opere, prestiti e acquisizioni, offrendo una lettura fresca e coerente che ha già catturato l’attenzione di pubblico e critica.

Leoncillo, la scultura come linguaggio d’origine

La Galleria si apre con la presenza forte di Leoncillo, scultore nato a Spoleto che dà un’impronta immediata e identitaria al percorso. Qui la scultura non è solo una forma, ma un vero e proprio linguaggio, capace di parlare con forza e chiarezza. L’allestimento mette in luce non soltanto le sue sculture più note, ma anche materiali meno conosciuti, come un servizio da caffè in ceramica mai esposto prima, che mostra un lato inedito dell’artista. Le quinte in marmorino, che si susseguono tra la prima e la seconda sala, creano continuità e accompagnano lo spettatore nella scoperta.

Accanto a lui emerge il Gruppo dei Sei di Spoleto, di cui Leoncillo fu guida e voce anche a Roma. Tra il 1953 e il 1968, il Premio Spoleto divenne un crocevia fondamentale per l’arte italiana, un ponte tra culture e territori diversi. In mostra ci sono testimonianze di quell’epoca, come opere di Carlo Lorenzetti, Mario Ceroli e soprattutto Pino Pascali con la celebre “Coda di cetaceo”. Il racconto torna così su un momento decisivo per l’identità artistica locale e nazionale.

“Sculture nella città”: il Festival che trasformò Spoleto

Tra le tappe del percorso spicca l’estate del 1962, quando Spoleto diventò una città-museo a cielo aperto. La mostra “Sculture nella città” portò opere monumentali di artisti internazionali negli spazi urbani, segnando uno dei momenti più importanti della scultura del Novecento. Il curatore di allora, Giovanni Carandente, direttore artistico delle Arti Visive del Festival dei Due Mondi, diede una svolta decisiva, coinvolgendo nomi come David Smith e Beverly Pepper in un dialogo con il paesaggio urbano.

Oggi l’allestimento rievoca quella stagione con fotografie di Ugo Mulas e quinte trasparenti che restituiscono l’atmosfera di una Spoleto disseminata di sculture. In quell’autunno si poteva incontrare David Smith al teatro romano o incrociare le opere di Beverly Pepper lungo una salita. Anche Alexander Calder è presente con bozzetti che raccontano il progetto della sua installazione. Un omaggio speciale è riservato a Beverly Pepper, con una sala dedicata e opere in prestito dalla Fondazione Beverly Pepper di Todi. Le sue sculture, sospese tra paesaggio e architettura, si legano perfettamente alla vista spoletina.

Artisti internazionali e legami con la scena romana

Il nuovo allestimento non si limita a guardare indietro, ma costruisce ponti con il presente. Alcune sale sono dedicate agli artisti che hanno trovato a Spoleto un luogo importante per la loro ricerca, come Alexander Calder e Sol LeWitt, portato in città dalla gallerista Marilena Bonomo. Proprio a lei è dedicata una sala che raccoglie artisti come Boetti, Oppenheim, Nonas, Paolini, Fischli e Weiss, in omaggio a chi ha contribuito a tessere rapporti fondamentali con lo spazio artistico spoletino.

Si fa luce anche sulla scena romana del dopoguerra, con nomi come Scialoja, Consagra, Dorazio e Accardi, fino ai protagonisti degli anni Sessanta e Settanta, tra cui Montessori, Ontani e Weller. L’esperienza collettiva italiana si chiude con la sezione dedicata alla Scuola di San Lorenzo, chiave per capire il clima artistico di quegli anni.

Sul piano monografico spiccano i lavori di Alberto Burri, con i suoi Cretti su carta Fabriano Rosaspina e un libro raro con testi di Emilio Villa. Anche Domenico Gnoli è protagonista con sei opere inedite arrivate a Spoleto grazie a un comodato dall’Archivio dell’artista. Questi lavori raccontano un periodo di ricerca ancora lontano dal suo stile più noto, con uno sguardo attento al dettaglio e all’oggetto quotidiano.

Lo sguardo avanti: nuovi artisti e progetti in città

Il viaggio nell’arte contemporanea di Palazzo Collicola si chiude con uno sguardo al futuro e alle nuove generazioni che vivono e lavorano a Spoleto. Tra questi spiccano Jacopo Miliani e Bekhbaatar Enkhtur, le cui opere arricchiscono la collezione permanente e sottolineano l’importanza di una raccolta viva, che cresce con nuove acquisizioni.

La riapertura della Galleria coincide con la 69ª edizione del Festival dei Due Mondi, accompagnata da tre mostre temporanee. Tra queste emergono “Grande assurdo” di Adelaide Cioni, curata da Saverio Verini, e “Un salto nel vuoto” di Filippo Marignoli, a cura di Peter Benson Miller. Un’altra mostra di rilievo è “Anafora” di Giuseppe Penone, sostenuta dalla Fondazione Carla Fendi. All’ex Battistero della Manna d’Oro, intanto, si possono vedere i video di Penone nella mostra “EPHEMĔRIS”.

Il lavoro curatoriale di Saverio Verini si estende anche a eventi realizzati con lo Studio Penone e Gagosian, celebrando l’artista attraverso una rete che coinvolge i luoghi più significativi di Spoleto. Penone è anche l’autore dell’immagine-manifesto di questa edizione del Festival, rafforzando così il dialogo tra arte e città.

Redazione

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