Villefranche-sur-Mer si apre al visitatore con il suo profilo unico: il mare scintillante, i vicoli ripidi che salgono verso la cittadella antica. Qui, un’antica fortezza si trasforma, grazie alla mostra “The Absurd and the Dreamlike”. Le installazioni imponenti di Arne Quinze e Joana Vasconcelos abitano questi spazi, dando voce all’eredità di Jean Cocteau. Un genio del Novecento, capace di intrecciare sogno e realtà. Fino al 31 ottobre 2026, ogni pietra, ogni angolo de La Citadelle racconta questa fusione tra passato e presente, tra l’assurdo e il poetico.
Villefranche e l’eredità di Jean Cocteau
La città si sviluppa in verticale, dal porto fino alla cittadella cinquecentesca che domina la baia. Nel labirinto di stradine si nascondono tracce vive di Jean Cocteau, l’artista che negli anni Cinquanta decorò la Cappella di San Pietro. La facciata con i due grandi occhi azzurri dipinti a trompe-l’oeil cattura subito lo sguardo e introduce a un interno ricco di scene ispirate alla vita del santo, un omaggio alle radici di questo antico borgo di pescatori. Questo patrimonio contemporaneo fa da cornice perfetta alle nuove opere di Quinze e Vasconcelos, che animano piazze, giardini, la cappella stessa e persino le segrete con sculture e installazioni che dialogano a loro modo con la storia e l’architettura.
Due artisti, un dialogo tra metallo e ceramica
La mostra si articola attorno a 33 opere monumentali, cinque delle quali nate dalla collaborazione tra i due artisti, uniti dall’ispirazione del mito di Jean Cocteau. Arne Quinze, conosciuto per le sue strutture metalliche forti e dinamiche, e Joana Vasconcelos, che trasforma oggetti di uso quotidiano in sculture cariche di significato usando materiali artigianali, portano in scena due linguaggi diversi. Ma entrambi si muovono intorno all’assurdo e al surreale, rovesciando la normalità e spingendo chi guarda a scoprire nuovi modi di vedere lo spazio e gli oggetti, spesso giocando con le dimensioni e i contrasti tra leggerezza e imponenza.
Tra grotte e azulejos: le opere simbolo
Nei sotterranei di pietra della cittadella, Arne Quinze ha creato “Upside Down”, un’installazione imponente fatta di metallo, tessuti e luci che sembra un mostro nascosto, insieme inquietante e quasi giocoso. L’opera si accompagna a un drone sonoro che evoca atmosfere intense e a tratti angoscianti, trascinando il visitatore in emozioni complesse. Poco distante si trova “Real Embarcação” di Joana Vasconcelos, una piccola barca lignea ricoperta di azulejos, le tipiche piastrelle portoghesi. Il rivestimento ceramico nobilita la barca ma ne blocca simbolicamente il ritorno al mare, una riflessione sulle radici, la memoria e le conquiste coloniali.
Gioco di forme e materiali tra sculture e installazioni
L’assurdo prende forma anche nelle sculture di grande scala di Vasconcelos, come “Dorothy” e “I’ll Be Your Mirror”, dove scarpe giganti e maschere luminose si trasformano in totem festosi. Arne Quinze risponde con creazioni leggere e dinamiche come “Dance of Dissonance” e “Lupin”, opere in metallo e gesso che sembrano volteggiare tra il grottesco e il giocoso. La scultura tessile “Sainte Réparate” di Vasconcelos attraversa tutta la cappella della cittadella; un lavoro fatto a mano, realizzato con il contributo di donne, istituti psichiatrici e centri di detenzione, che si presenta come un’esperienza immersiva da vivere camminandole intorno e dentro.
La cittadella si trasforma in un luogo di memoria e immaginazione
“The Absurd and the Dreamlike” trasforma La Citadelle in un palcoscenico dove arte, architettura e paesaggio si incontrano. Le opere invitano a oltrepassare i confini tra reale e utopico, proponendo l’assurdo e il sogno non come una fuga, ma come strumenti per interrogare la realtà. La curatrice Selcan Atilgan sottolinea come la mostra metta in luce il dialogo tra natura, memoria storica e immaginazione, offrendo uno spazio dove il visitatore può lasciarsi sorprendere dal contrasto tra monumentalità e fragilità, tra tradizione e innovazione. Fino al 31 ottobre 2026, un percorso artistico tutto da scoprire sulla Costa Azzurra.
