Categories: Eventi

S(t)uoni Art Residency: l’arte contemporanea che riscopre l’Appennino sannita a Castelpoto

A Castelpoto, un borgo antico segnato dal tempo e dai segni del terremoto, l’arte contemporanea ha trovato nuova vita tra vicoli silenziosi e piazze dimenticate. Qui, un progetto chiamato Suoni Art Residency ha trasformato il paese in un laboratorio a cielo aperto, dove artisti e abitanti si sono messi in gioco per riscoprire radici nascoste. Non si tratta solo di creare opere: è un invito a dare voce a memorie spesso invisibili, a tessere legami attraverso suoni e immagini che raccontano un territorio con un’anima profonda. Da luglio 2025 a giugno 2026, questo angolo d’Appennino si è animato di un paesaggio emotivo e sonoro che parla direttamente a chi lo ascolta.

Un progetto che affonda le radici nel territorio e nelle sue trasformazioni

Suoni nasce dall’Associazione Culturale Interzona, con la guida di Leandro Pisano, e si inserisce nel più ampio piano di rigenerazione culturale finanziato dal PNRR, pensato per valorizzare i borghi storici d’Italia. Castelpoto, con il suo centro medievale ancora segnato dalle ferite del terremoto del 1980, è un luogo che porta addosso molteplici strati di storia. Il progetto riflette proprio su questo: le tracce del passato, chi sceglie di restare, e il lento abbandono che colpisce tanti territori rurali. Fondamentale è stata la collaborazione con il Comune, guidato dal sindaco Vito Fusco, e la partecipazione attiva della comunità. Gli artisti non hanno solo realizzato opere, ma hanno adottato un approccio basato sull’ascolto profondo—tra registrazioni sul campo, passeggiate esplorative e dialoghi con i cittadini—per rileggere insieme la storia e l’identità di Castelpoto.

Le residenze artistiche, cuore pulsante del progetto

Cinque residenze artistiche hanno animato un calendario fitto di interventi site specific. Gil Delindro ha firmato “Lava Lavra”, un’installazione sonora permanente che mette in dialogo il territorio locale con l’attività vulcanica di Stromboli ed Etna, grazie a registrazioni raccolte sul posto. Il contrasto tra geologia antica e memoria storica del borgo si traduce in un’esperienza multisensoriale. Giusy Checola ed Edgar Endress hanno invece condotto il workshop “Expanded Ruralism, Territories in Motion”, da cui è nato il “Retabolo della memoria e dei suoi silenzi”, un’opera pubblica in gres porcellanato sulla facciata del Municipio. Un omaggio silenzioso ai ricordi e alle assenze raccolti tra gli abitanti.

Nel paese si trovano anche le Panchine Sonore, un’altra forma di fruizione artistica permanente, distribuita in punti strategici. Queste installazioni, firmate da Antje Greie-Ripatti , Enrico Coniglio e Flavia Massimo, mescolano registrazioni ambientali e narrazione orale, intrecciando vento, rovine e leggende locali. A queste si aggiungono progetti partecipativi come “Alfabeto. Rinvenimenti fotografici per un ritratto di comunità” di Giacomo Por, che ha coinvolto i cittadini come autori e soggetti delle immagini, e “In tondo nello spazio” di Giovanni Gaggia, un’installazione sonora nata da una botte vinaria restaurata e decorata d’oro, che diffonde voci raccolte tra i residenti, a sottolineare il legame con la tradizione vitivinicola.

Archivi, documentari e lavoro di squadra sotto il segno della partecipazione

Oltre alle opere, il progetto ha prodotto contenuti multimediali come podcast e un documentario firmato da Antonello Carbone per Aspidistra Film. Un passaggio chiave è stata la creazione dell’Osservatorio della Ruralità Futura, un archivio pubblico pensato per raccogliere materiali, documenti e tracce utili a continuare a conoscere il territorio anche dopo la fine del progetto. Da sottolineare anche il rapporto tra Comune di Castelpoto e Associazione Culturale Interzona, formalizzato come coprogettazione secondo il Codice del Terzo Settore. Questo tipo di collaborazione, ancora poco diffusa nelle iniziative PNRR dedicate ai borghi, ha favorito scambi continui e una gestione più condivisa.

Il coinvolgimento accademico ha preso forma con l’ingresso nel progetto del Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell’Università di Salerno e del laboratorio DiCuS, sotto la supervisione scientifica del professor Mario Tirino. Così è stato possibile seguire da vicino il rapporto tra l’esperienza vissuta dalla comunità e gli strumenti usati abitualmente per valutare l’impatto dei finanziamenti pubblici.

Rigenerazione culturale: una strada fatta di contraddizioni

Il monitoraggio finale ha messo in luce un dato interessante: gli abitanti riconoscono un’intensa qualità nelle relazioni nate durante il progetto, ma gli indicatori ufficiali faticano a tradurre in numeri queste sensazioni. Ed è proprio in questa contraddizione che si gioca una delle lezioni più importanti di Suoni: la rigenerazione culturale non è un percorso lineare e risolutivo, ma una narrazione fatta di fratture, resistenze e ripensamenti.

Oggi Castelpoto si arricchisce di nuove opere d’arte, ma soprattutto di un metodo — quello dell’ascolto attento e situato — a disposizione di chiunque voglia capire la complessità del territorio e accogliere le trasformazioni in corso. Rovine, memorie e voci si intrecciano in un patrimonio vivo, destinato a lasciare tracce solide e nuove chiavi di lettura.

Redazione

Recent Posts

INAR: la rete che unisce 16 istituzioni italiane per rivoluzionare la ricerca artistica 2024-2026

Per la prima volta sedici istituzioni italiane dell’arte e della musica hanno deciso di mettere…

43 minuti ago

Danh Vo a Roma: la mostra che celebra la natura contro il capitalismo

Il volto sfigurato di Regan MacNeil, la bambina posseduta in L’Esorcista, ha lasciato un segno…

43 minuti ago

Bienal Climatica ad Avilés: arte e ambiente protagonisti nella prima edizione spagnola

Nel porto di Avilés, una città delle Asturie segnata dall’industria e dal mare, prende vita…

3 ore ago

Grammelot di Luca Ceccherini: l’arte del linguaggio senza parole in mostra a Parigi fino al 29 luglio

A Parigi, sotto il sole cocente di luglio, rue de Seine 53 si anima di…

3 ore ago

Ugo La Pietra e la finestra come arte: mostra esclusiva alla Fondazione La Rocca fino al 2026

“Una finestra non è mai solo un buco su strada o giardino.” Lo diceva Ugo…

4 ore ago

Other Identity #211: Massimo Scognamiglio e le nuove frontiere dell’identità culturale tra arte e performance

«Non esiste un’unica verità dietro a uno sguardo», dice Massimo Scognamiglio. Per lui, artista che…

8 ore ago