Nel porto di Avilés, una città delle Asturie segnata dall’industria e dal mare, prende vita la Bienal Climatica. Oltre quaranta artisti si confrontano con un tema urgente: il cambiamento climatico e le sue conseguenze sociali. Non è una semplice esposizione d’arte, ma un invito aperto a riflettere – tra performance, installazioni e laboratori – su come l’uomo si rapporta con la natura e il proprio destino. Qui, in un luogo dove il lavoro operaio ha lasciato un segno indelebile, l’arte diventa strumento di consapevolezza e dialogo. Mentre Venezia si prepara alla sua Biennale, Avilés si fa portavoce di una sfida che riguarda tutti noi.
La Bienal Climatica nasce con il sostegno del Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica . Avilés, seconda città portuale delle Asturie, si presenta come il luogo ideale per un evento che coniuga ambiente e società. La città, segnata da decenni di industria pesante, diventa così il palcoscenico perfetto per indagare le trasformazioni climatiche, economiche e culturali in corso. Amanda Masha Caminals, la curatrice, ha coinvolto più di quaranta artisti e gruppi da diversi paesi. Il titolo di questa edizione, Rehearsing the Unexpected, invita a sperimentare nuovi modi di affrontare eventi imprevisti e cambiamenti veloci, con un occhio particolare al futuro dell’industria locale e alla cultura popolare asturiana.
La Bienal non è solo una vetrina d’arte contemporanea: è una piattaforma di confronto che mette insieme memoria, pensiero critico e partecipazione. Spazi sparsi per la città e dintorni ospitano mostre, spettacoli, passeggiate e dibattiti pubblici. Tutti dedicati a temi urgenti come il cambiamento climatico e il suo impatto sulla società. In questo modo, la biennale si propone come una sfida aperta a nuove narrazioni, con un dialogo che va ben oltre l’arte, puntando a trasformare la comunità locale.
Uno dei punti forti della Bienal Climatica è la mostra della Collezione Statale di Arte e Clima, allestita al Centro Niemeyer di Avilés. Questa collezione è frutto della collaborazione tra MITECO e il Ministero della Cultura spagnolo, e fa parte del programma pubblico “2% Cultura”. L’obiettivo è conservare e valorizzare il patrimonio artistico, promuovendo al tempo stesso il dialogo tra arte e azione per il clima. Un progetto innovativo che mette in luce artisti spagnoli e internazionali, capaci di interpretare l’emergenza ambientale con linguaggi contemporanei e molteplici punti di vista.
La collezione funziona come un archivio vivo, dove diverse forme d’arte dialogano con le trasformazioni globali legate al clima. Qui cultura e scienza ambientale si intrecciano per far emergere la complessità del presente. Attraverso installazioni che spingono a guardare il mondo con occhi diversi, la mostra invita a una lettura consapevole della crisi ecologica e a un impegno concreto da parte di chi osserva.
La curatela ha costruito la biennale intorno a tre grandi temi. Il primo, Stazione Meteorologica, esplora nuovi modi di osservare e raccontare il clima, visto come un fenomeno complesso e in continuo cambiamento. Qui trovano spazio opere che riflettono sul legame tra ambiente e umanità, mettendo in evidenza l’urgenza della questione climatica con linguaggi visivi e sonori.
Il secondo filone, Industrie Attuali, racconta la trasformazione del mondo industriale e energetico. Questa sezione racconta il passaggio dalle industrie tradizionali a modelli più sostenibili, senza dimenticare le tensioni sociali e culturali che accompagnano un cambiamento così profondo. Un invito a ripensare la produzione e l’economia per costruire un futuro più giusto.
Il terzo tema, Lutto e Giubilo, si concentra sulle emozioni legate a questi profondi cambiamenti. Qui l’arte diventa uno strumento potente per interpretare esperienze di perdita e rinascita, mettendo al centro le reazioni umane di fronte alle crisi ambientali e sociali. Questa sezione propone opere che parlano al cuore, aiutando a dare senso e valore a momenti di svolta.
Tra gli artisti coinvolti spiccano Lawrence Abu Hamdan, Gabriela Bettini, Carolina Caycedo — già vista alla Biennale di Venezia —, Agnes Essonti, Naiza Khan e molti altri. Le loro opere arricchiscono la biennale con una varietà di linguaggi e punti di vista, facendo di questo evento un’occasione importante di riflessione culturale a livello globale.
La Bienal Climatica va oltre le mostre tradizionali. Integra infatti progetti di mediazione culturale e iniziative comunitarie, guidate dalla curatrice Zoe López e realizzate con associazioni locali come La Benéfica de Piloña, Néxodos e la Teitau School. Questi interventi, inseriti nel programma En Colectivo, lavorano insieme ai tre filoni della biennale per rafforzarne il carattere partecipativo.
L’obiettivo è coinvolgere direttamente cittadini e organizzazioni del territorio, creando un tessuto culturale vivo e dinamico. Si intrecciano così opere esistenti, nuove commissioni e processi artistici inediti, dando vita a una biennale che non si limita a mostrare, ma costruisce conoscenza e dialogo attorno alle trasformazioni climatiche, sociali e industriali. In questo modo l’evento diventa una piattaforma capace di generare proposte concrete e riflessioni condivise, dove arte e impegno civico si intrecciano.
Tra le iniziative più rilevanti della Bienal Climatica ci sono i Critical Cartography Drifts, percorsi ideati sulla base di una ricerca condotta da Elisa Cuesta prima della biennale. Questi itinerari sono stati realizzati con la partecipazione di residenti, studiosi e portatori di interesse locali, che hanno indagato la memoria industriale, l’ecosistema e i cambiamenti urbani di Avilés.
Tra i percorsi spiccano Giants of Steel, dedicato all’eredità di ENSIDESA, uno dei più grandi complessi siderurgici spagnoli; Navigación, un’escursione nell’estuario che unisce natura e infrastrutture; e Llaranes, quartiere simbolo dove è nata una città-museo segnata dalla storia operaia e dalla transizione industriale. Queste passeggiate culturali sollevano domande cruciali: “cosa resta dopo la biennale? Come si costruisce una memoria condivisa? Quale impatto duraturo può avere un progetto culturale sul territorio?”
Questa mappatura critica apre spazi di confronto che vanno oltre l’arte, disegnando un modello di biennale come ecosistema reattivo, motore di dibattito e strumento di coesione sociale. Così Avilés si conferma laboratorio di pratiche culturali innovative, capace di guardare al futuro tra sfide ambientali e identità collettive.
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