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INAR: la rete che unisce 16 istituzioni italiane per rivoluzionare la ricerca artistica 2024-2026

Per la prima volta sedici istituzioni italiane dell’arte e della musica hanno deciso di mettere da parte le rivalità storiche. Tra il 2024 e il 2026, accademie, conservatori e università collaboreranno in un progetto che promette di trasformare la formazione artistica nel Paese. Torino, con l’Accademia Albertina in prima linea, è il cuore pulsante di questa rivoluzione. _Non si tratta di chiacchiere: hanno già definito un glossario comune, tracciato un quadro dettagliato delle pratiche artistiche e organizzato eventi di respiro nazionale e internazionale._ Un cambio di passo che, fino a oggi, sembrava difficile da immaginare.

INAR: la rete che mette insieme la ricerca artistica italiana

INAR, acronimo di Italian Network of Artistic Research, nasce per rompere con la tradizionale frammentazione che ha sempre caratterizzato la didattica e la ricerca artistica in Italia. Sotto la guida dell’Accademia Albertina di Torino, il progetto si sviluppa su cinque fronti principali: dalla stesura di un glossario interdisciplinare alla creazione di una mappa interattiva online, fino a una serie di eventi culturali pensati per diffondere i risultati. Dietro l’idea ci sono Andrea Giomi e Irene Biolchini, i due artefici che hanno dato vita a questa ambiziosa collaborazione.

Tra gli appuntamenti più rilevanti, spiccano il Sympoiesis Symposium, tenutosi a Torino nel gennaio 2026, e l’Art Research World Expo , organizzato tra maggio e giugno dello stesso anno. Quest’ultimo, curato da Gaetano Centrone e sotto la supervisione di Salvatore Bitonti, direttore dell’Accademia Albertina, ha ospitato lavori di giovani artisti provenienti da 21 scuole italiane e 27 istituzioni straniere, creando un’occasione di scambio culturale senza precedenti.

Reggio Calabria in prima linea: tra interdisciplinarità e metodo

L’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria ha avuto un ruolo fondamentale, grazie soprattutto all’impegno della professoressa Giuseppina De Marco. Coordinatrice scientifica di alcune fasi del progetto, ha raccontato come INAR abbia riscritto i confini tra didattica e ricerca artistica. Il primo gruppo di lavoro, guidato da lei e da Alba Romano Pace, si è concentrato sulla mappatura delle pratiche artistiche, attraverso interviste approfondite rivolte a docenti, artisti e ricercatori.

Il metodo si è ispirato a Henk Borgdorff, docente all’Università dell’Aia e fondatore del Journal of Artistic Research, che ha indirizzato l’indagine verso una ricerca pratica e etica, non solo estetica. Da qui è nato un glossario dinamico, realizzato in dialogo con esperienze internazionali come il Performascope di Grenoble, segno di una rete che supera i confini nazionali. Questo lavoro è raccolto nel volume “Evoluzione della Tradizione”, pubblicato da Silvana Editoriale a giugno 2026, che presenta 39 lemmi e 10 biografie critiche, a testimonianza della ricchezza del gruppo coinvolto.

INAR cambia le regole del gioco nella didattica artistica italiana

L’esperienza di INAR ha spinto a riflettere profondamente sulle modalità di insegnamento nelle accademie di oggi. Per la professoressa De Marco, la sfida principale è stata elaborare nuove metodologie didattiche che vadano oltre la singola disciplina e puntino sull’azione collettiva. Il concetto di “Collettivo”, radicato nella storia culturale e artistica italiana, diventa così la chiave per affrontare le sfide della formazione artistica nel 2026.

La professoressa cita l’esperienza di Cosenza negli anni ’70, dove artisti come Alfredo Pirri e Cesare Berlingieri hanno sviluppato pratiche legate alla consapevolezza collettiva e all’arte pubblica, temi che ancora oggi restano centrali nel progetto. _Così, il confine tra docente, ricercatore e studente si fa sottile, e il sapere si costruisce in modo orizzontale e condiviso._

Reggio Calabria: un laboratorio creativo tra arte contemporanea e tecnologia

Durante l’ARWE, l’Accademia di Reggio Calabria ha mostrato un ventaglio di opere dal forte carattere multidisciplinare. Tra queste, due video, un fumetto intitolato “Dove tutto torna”, una scultura in gesso chiamata “Burocrazia” e l’installazione sonora e visiva “I Forest”. Quest’ultima, vero simbolo del percorso INAR, rappresenta una foresta sospesa che riflette una luce verde su un olio usato, con suoni generati dall’interazione con l’intelligenza artificiale.

Il progetto “I Forest” ha coinvolto 14 docenti e 16 studenti in un laboratorio condiviso che ha funzionato come un modello di produzione dal basso. Ogni spunto creativo si è intrecciato con ricerca e confronto, trasformando un’intuizione personale in un processo collettivo aperto. Da qui sono nate riflessioni nuove sul rapporto tra arte e tecnologia, in un contesto di sperimentazione ben ancorata al presente.

Arte e ricerca: etica, intuizione e dialogo

Nel progetto INAR, il confine tra ricerca scientifica e mostra si fa sempre più sottile. La ricerca si realizza nel confronto continuo con gli altri e in una profonda consapevolezza di sé. L’intuizione, pur importante, non è più un gesto isolato, ma un evento che si diffonde nella comunità artistica. L’opera diventa così uno strumento per comunicare valori etici condivisi e nuovi significati culturali.

Come sottolinea la professoressa De Marco, seguendo l’esempio di figure come Joseph Kosuth, l’arte contemporanea si sposta verso la costruzione di reti di significato utili a tutti. L’esperienza ARWE ha messo in primo piano temi universali come la tutela dell’ambiente, il dialogo tra culture e l’empowerment delle persone, sostenuti da una narrazione aperta e pluralista. Questi temi si traducono in pratiche artistiche capaci di creare un cortocircuito tra mostra e indagine, tra esposizione e riflessione.

Lumbung: il modello che fa rete nella ricerca artistica italiana

La parola “lumbung”, ispirata all’esperienza di Documenta 15, è la metafora perfetta per INAR: un granaio condiviso di ricerca. Qui, l’intuizione individuale non rimane un atto privato, ma diventa patrimonio di tutta la comunità accademica, accessibile e utilizzabile da tutti. Questo modello crea una piattaforma di scambio, dove l’infrastruttura stessa è strumento di crescita collettiva e diffusione culturale.

INAR dimostra così di poter costruire una rete italiana solida, capace di superare le logiche competitive tradizionali. L’obiettivo è trasformare la ricerca artistica in un ecosistema collaborativo, dove il valore del singolo si moltiplica grazie all’interconnessione e alla condivisione dei saperi. _Un modello che promette di influenzare le future politiche culturali e didattiche, coinvolgendo un ampio ventaglio di istituzioni e professionisti del settore._

Redazione

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