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Mostra di Julia Krahn al Castello Aragonese di Ischia: arte contemporanea e spiritualità fino al 2026

Redazione 10 Luglio 2026

Appena varchi la soglia della Chiesa della Immacolata, dentro il Castello Aragonese di Ischia, ti avvolge un silenzio carico di mistero, come se il tempo si fosse fermato. È qui che la Fondazione Karin e Gabriele Mattera ha scelto di ospitare la nuova mostra di Julia Krahn, aperta fino al 30 settembre 2026. Ursprung & Untergang. Al crepuscolo, una favola: un titolo che già da solo evoca un viaggio tra inizio e fine, tra vita e morte, tra ciò che nasce e ciò che svanisce. Krahn parla di una pausa sospesa, un respiro trattenuto – il “kumbhaka” – che si insinua tra inspirazione ed espirazione. Le sue opere, piene di simboli e domande, ci spingono a guardare oltre la superficie. Perché, si chiede, “e se l’ultimo inganno non fosse l’amore, ma il mondo stesso?”

Un’installazione che parla con lo spazio e la storia

Krahn non si limita a una sola forma d’arte: il suo allestimento si muove dal video alla ceramica, fino a trasformare l’intera abside della chiesa in un racconto visivo e sensoriale. Ursprung & Untergang è un percorso immersivo, un ciclo che unisce genesi e apocalisse in un unico respiro. Il titolo, scelto prima ancora di creare le opere, sottolinea l’importanza del suono e del senso racchiuso in quelle due parole tedesche: origine e fine.

Sul video proiettato alle pareti si vedono giovani corpi sospesi, come in un istante fragile tra caduta e rinascita. Sono figure che sembrano non nate o già scomparse, intrappolate in quel “non ancora divenire” che Krahn definisce un momento carico di vita, un’espirazione sospesa. Quel “prima di…” è il filo invisibile che tiene insieme l’intera mostra, guidando lo spettatore nel cuore pulsante dell’installazione.

La favola al crepuscolo: fragilità e speranza

Il sottotitolo, Al crepuscolo, una favola!, apre subito a un senso di fragilità e insieme di speranza. Krahn racconta un mondo appeso a un momento di passaggio, forse la fine di un’epoca. Le tenebre sembrano già all’orizzonte, ma proprio allora nasce il bisogno di raccontare una favola, un gesto materno per consolare il caos e la paura.

L’artista si ispira a un’immagine potente: bambini in zone di guerra che giocano con una tela di paracadute. Quel paracadute diventa grembo, manto, un corpo che accoglie e protegge. “Quando il cibo arriva dal cielo, la terra non nutre più”, annota Krahn nei suoi appunti, segnalando la perdita di radici e di equilibrio. La favola si fa così rifugio, un modo per trasformare il dolore in cura e protezione.

Dal passato al presente: la Madonna della Misericordia e le preghiere in ceramica

L’installazione si arricchisce di un richiamo antico: l’immagine rosa monocroma della Madonna della Misericordia di Piero della Francesca, collocata in una cappella laterale. Il manto della Vergine si trasforma in un paracadute, simbolo di protezione per l’umanità fragile. Al centro, un volto in ceramica, anch’esso ispirato alla Madonna, crea un ponte tra le icone antiche e le nuove espressioni artistiche.

Dal “grembo” del paracadute si snoda un rosario fatto di 4320 perle in ceramica, tutte fatte a mano da Krahn. Un numero che non è casuale: corrisponde ai minuti di tre giorni, il tempo biblico tra morte e resurrezione, mentre 432 rappresenta l’armonia secondo antiche tradizioni numeriche. Le perle sono piccole preghiere, segni di speranza rivolti alle generazioni future.

Vita, morte e memoria: il legame con il cimitero delle Clarisse

Un’altra tappa fondamentale della mostra è il richiamo al cimitero delle Clarisse, con i suoi scolatoi, antichi spazi dove venivano raccolti i resti umani. Krahn ha ripreso queste forme con la ceramica, evocando un ciclo continuo di vita e morte e creando un legame profondo con la spiritualità e la storia del luogo.

Il cimitero diventa simbolo di accoglienza e trasformazione, un utero che restituisce vita a ciò che sembrava perso. La morte non è nascosta o negata, ma parte integrante dell’esperienza artistica, un momento inevitabile e necessario del cammino umano.

Ischia, un cuore pulsante di arte e spiritualità contemporanea

L’esposizione nasce dalla Fondazione Karin e Gabriele Mattera, con Anna Cristina Mattera che sottolinea come l’opera metta al centro l’infanzia come capacità di abitare il mistero senza volerlo risolvere. Un invito a riscoprire la cura e la danza, contro il potere e la conquista.

Il Castello Aragonese si conferma così un luogo vivo, dove passato e presente si intrecciano, dove cultura e spiritualità si incontrano. Julia Krahn offre ai visitatori uno sguardo profondo sul fragile equilibrio della vita: ogni fine è un nuovo inizio, un racconto senza tempo che pulsa nel cuore di Ischia.

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