«Ricordare è un atto di resistenza», dice Maurizio Pellegrin, mentre a Venezia svela i suoi ritratti d’epoca alla 61ª Biennale Arte. Le sue opere non si limitano allo sguardo: il suono, il tatto diventano parte integrante del racconto, trasformando la memoria in un’esperienza sensoriale. Poco distante, Alessandro D’Aquila rompe il buio con tavole al neon, dove testo e Braille si intrecciano, sfidando il modo in cui comunichiamo e percepiamo il linguaggio visivo. Due artisti, due epoche, due modi diversi di esplorare quel sottile confine che collega immagine, parola e ricordo, spingendo chi guarda oltre il semplice vedere.
Maurizio Pellegrin, veneziano classe 1956, porta in mostra una ricerca che attraversa decenni e luoghi, raccogliendo fotografie anonime, oggetti d’altri tempi e libri usurati. Li trasforma in strumenti per raccontare il tempo e una memoria intima, viva e stratificata. La sua installazione centrale, I Ritratti Perduti 1990-2025, non è una semplice raccolta, ma un assemblaggio che mette in dialogo passato e presente, ciò che cambia e ciò che resta.
Al centro c’è la serie Mouths, dove vecchie fotografie – le cosiddette cabinet card – vengono modificate dall’artista: Pellegrin cancella tutto il volto tranne la bocca. Questi dettagli isolati, sospesi in un tempo indefinito, non funzionano più come canale di parola, ma restano tracce enigmatiche di identità silenziose. Lo stesso procedimento ritorna in altre serie come Woman e Somebody Nobody, dove volti e nomi si dissolvono in forme astratte e numeri. Le figure si fanno simboli universali, archetipi di una memoria collettiva. L’intervento di Pellegrin si muove tra ricordo e oblio, indagando ciò che resta di noi oltre la presenza fisica e storica.
Se Pellegrin guarda a ciò che resta e si trasforma, Alessandro D’Aquila si concentra su ciò che precede il linguaggio verbale. Giovane artista e vincitore del Premio Berlendis alla sua prima edizione, D’Aquila presenta Before Language / Prima del Linguaggio, un’installazione che intreccia testo, segni, Braille e neon colorati con un’intensità visiva e tattile. Le sue tavole ottometriche, dall’aspetto quasi clinico ma dense di poesia, sono strumenti per sperimentare la dimensione sensoriale del linguaggio.
Richiamando grandi poeti come Dante, Lorca, Prévert, Frost e Goethe, D’Aquila costruisce un ponte verso una conoscenza intuitiva, quella che la parola non ha ancora definito ma che vibra già nell’esperienza umana. Qui la scrittura si libera dal ruolo di semplice messaggio e diventa materia palpabile. Le superfici luminose e braillate invitano a una lettura che coinvolge corpo e mente, suggerendo che la poesia può esistere anche prima del significato preciso, in un regno quasi primordiale.
Pur partendo da punti di vista diversi, le due mostre di Marignana Arte dialogano sul senso dell’immagine e del segno come forme di esperienza. Pellegrin mette in luce ciò che resta quando l’identità si dissolve nella storia, mentre D’Aquila si spinge all’origine del linguaggio, mostrando come la comunicazione possa nascere da sensazioni tattili e luci vibranti.
Entrambi costruiscono una dimensione fuori dal tempo, dove la parola si confronta con la memoria e con ciò che la precede o la segue. Le fotografie di un passato lontano, trasformate in archetipi da Pellegrin, si affiancano alle tavole di D’Aquila che cercano un linguaggio prima delle parole. Questo confronto, apparentemente opposto, diventa una riflessione concreta su come l’essere umano si rappresenta e si riconosce attraverso immagini e segni, esplorando i confini tra visibile e invisibile, detto e non detto, memoria e intuizione.
«Mutare è l’unica costante», scriveva Ovidio nelle sue Metamorfosi. Ed è proprio questo continuo trasformarsi…
«Ricognizioni»: un nome che suona come una promessa, un invito a guardare da vicino ciò…
Un set completo Pokémon Base Set First Edition del 1999 ha raggiunto la cifra sorprendente…
Mentre molti annunciano la fine della pittura, negli angoli nascosti delle botteghe italiane si accende…
L’11 giugno 2026, David Hockney si è spento a Londra, lasciando un vuoto nel mondo…
Dopo quasi vent’anni di attesa, il Guggenheim Abu Dhabi si prepara a una nuova fase…