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Addio a Julio Le Parc: la Tate Modern celebra l’ultima opera dell’artista argentino con una grande retrospettiva

Il 30 maggio 2024, Julio Le Parc si è spento a Parigi, lasciando un vuoto nel mondo dell’arte contemporanea. Proprio in quei giorni, alla Tate Modern di Londra, prendeva vita una retrospettiva dedicata a lui: un omaggio che, senza volerlo, è diventato il suo ultimo gesto pubblico. Le Parc, nato in Argentina nel 1928, ha seguito passo dopo passo l’allestimento della mostra, curandone ogni dettaglio insieme al suo atelier. Sessant’anni di carriera, una costante ricerca tra luce, colore e movimento, che ha rivoluzionato il modo di percepire l’arte. Qualche settimana prima di lasciarci, il pubblico londinese ha potuto immergersi nel suo viaggio creativo, dagli esordi fino alle opere più recenti.

Da Buenos Aires a Parigi: il viaggio di un artista visionario

Julio Le Parc muove i primi passi nell’arte alla Scuola Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires, confrontandosi con le avanguardie locali. È però il 1958 l’anno della svolta: si trasferisce a Parigi, città che segnerà il suo definitivo salto nel panorama internazionale. Qui trova un ambiente vivace e mercanti d’arte pronti ad accogliere il suo linguaggio astratto. La retrospettiva della Tate Modern segue proprio questo percorso, mostrando opere che coprono più di sessant’anni di attività. Dall’arrivo nella capitale francese in poi, Le Parc sviluppa un linguaggio unico, capace di unire arte cinetica e ottica. Tra i suoi lavori più iconici, spiccano quelli che cambiano forma col passare del tempo, adattandosi agli spazi e ai contesti in cui vengono esposti.

Luce, movimento, colore: il cuore pulsante della mostra

La Tate Modern mette in luce il ruolo di pioniere di Le Parc nell’arte cinetica, strettamente legata all’arte ottica che a Parigi già aveva trovato terreno fertile. L’opera che apre la mostra, Instabilité , ne è un chiaro esempio: nata monocromatica, nel 1991 è stata ampliata e rivisitata per giocare con nuovi effetti visivi. All’inizio, Le Parc lavora soprattutto con bianco, nero e grigio, ma presto introduce il colore, la luce e il movimento, trasformando la relazione con chi osserva in un’esperienza attiva. Installazioni come Continuel-lumière cylindre del 1962, rinnovata nel 2012, sfruttano giochi di luce che coinvolgono l’intero spazio espositivo, invitando lo spettatore a un’interazione diretta, quasi teatrale.

GARV: il collettivo che ha rivoluzionato l’arte cinetica

Dopo l’arrivo a Parigi, Le Parc è tra i fondatori del Groupe de Recherche d’Art Visuel , attivo dal 1960 al 1968. Il gruppo si concentra sull’arte cinetica e ottica, organizzando eventi dove il pubblico può camminare dentro installazioni chiamate Labyrinthes. Qui i visitatori non sono semplici spettatori, ma diventano parte integrante dell’opera. Uno degli esempi più significativi è Lumière en vibration – Tulles, ultima creazione di GARV del 1968, aggiornata nel 1981. Alla Tate Modern, diverse sale sono pensate proprio per questo tipo di esperienza: nella Salle de jeux, il pubblico può manipolare opere tramite leve e tastiere elettroniche, mettendo in moto meccanismi che animano le sculture. L’interattività abbatte la distanza tra arte e osservatore, trasformando la fruizione in un vero e proprio dialogo.

Colore e movimento: la sfida continua negli ultimi lavori

Negli anni più recenti, Le Parc ha continuato a spingere avanti la sua ricerca con opere come Sphère bleu , che giocano con forme sospese, luci colorate e movimenti mossi dal vento o dall’interazione del pubblico. Queste sfere geometriche creano figure sempre diverse, in continuo cambiamento. Parallelamente, la serie Les Alchimies, avviata nel 1988, usa una tavolozza di 14 colori per dipinti e sculture che esplorano le potenzialità percettive dei pigmenti. Il suo studio del colore, iniziato nel 1959, trova in questa serie una sintesi vibrante e raffinata di anni di sperimentazione.

Un testamento in poesia e luce

La mostra si chiude con un gesto emblematico dello stesso Le Parc: una lunga poesia intitolata Avant que…, pubblicata nel 2024 su un leporello illustrato lungo 180 centimetri. Scritta pochi giorni prima della sua scomparsa, questa poesia assume il valore di un testamento spirituale. Il testo si accompagna alle opere luminose e colorate esposte, visibili fino a maggio 2027. Un’occasione preziosa per entrare nel mondo di uno dei protagonisti più importanti e innovativi dell’arte del Novecento e del nuovo millennio. Julio Le Parc lascia un’eredità fatta di luce, movimento e di un ascolto attento dello sguardo di chi osserva, un dialogo che attraversa il tempo e le generazioni.

Redazione

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