Skip to content
vangoghmultimediaexperience.it

vangoghmultimediaexperience.it

  • News
  • Eventi
  • Storie
  • Itinerari
  • Home
  • 2026
  • Giugno
  • 19
  • Addio a Cleto Munari, icona del design italiano che ha rivoluzionato architettura e arti applicate a 96 anni
  • Eventi

Addio a Cleto Munari, icona del design italiano che ha rivoluzionato architettura e arti applicate a 96 anni

Redazione 19 Giugno 2026

A 96 anni si è spento Cleto Munari, un nome che chiunque segua il design contemporaneo conosce bene. Vicentino di nascita e di cuore, ha trascorso più di cinquant’anni a plasmare un universo creativo fatto di arte, architettura e artigianato. Non era solo un designer: imprenditore, promotore culturale, capace di mescolare tradizione e innovazione come pochi. Le sue creazioni non si limitano alle botteghe di Vicenza, ma vivono in musei come il Metropolitan e il MoMA di New York, testimoni silenziosi di un talento che ha lasciato un segno indelebile.

Vicenza nel cuore, il mondo ai suoi piedi

Nato a Gorizia, Munari ha scelto Brendola, nel cuore del vicentino, come base della sua attività. Il legame con il territorio è sempre stato forte. Andrea Nardin, presidente della Provincia di Vicenza, lo ha definito “un visionario del design internazionale”. Anche il sindaco Giacomo Possamai ha ricordato la sua generosità e il contributo costante alla vita culturale della città, riconoscendogli nel 2024 la Medaglia d’oro di cittadino benemerito. Un modo per omaggiare non solo l’artista, ma anche l’uomo che fino all’ultimo ha spinto la cultura locale verso orizzonti internazionali.

Ma l’influenza di Munari non si è fermata a Vicenza. La sua capacità di unire tradizione artigianale e sperimentazione ha conquistato musei e istituzioni di prestigio. Le sue creazioni sono parte di collezioni permanenti in luoghi come il Metropolitan Museum e il Museo di Arte Moderna di New York, segno tangibile della portata globale del suo lavoro. Un risultato frutto di cura maniacale per i dettagli, i materiali e le collaborazioni di alto livello.

Scarpa e Sottsass: due maestri, un’eredità indelebile

Un incontro che ha segnato una svolta nella carriera di Munari è stato quello con Carlo Scarpa nel 1973. Da allora è nato un rapporto intenso, sia umano sia professionale. Munari ha assorbito una sensibilità speciale per il dettaglio, la materia e l’artigianato, che ha attraversato tutta la sua produzione. Scarpa gli ha trasmesso l’idea di design come equilibrio tra tradizione e modernità, spingendolo a esplorare nuovi linguaggi.

Al fianco di Scarpa, Ettore Sottsass è stato un altro punto di riferimento. Tra loro non c’era solo collaborazione, ma anche amicizia e confronto critico. Sottsass vedeva il design come uno strumento per superare i confini tra discipline, abbracciando un approccio più ampio rispetto alla semplice estetica. Questa visione ha spinto Munari a considerare il progetto come un dialogo aperto tra architetti, artisti e artigiani.

Grazie a questi rapporti, Munari ha tracciato un percorso unico nel design italiano del secondo Novecento. A differenza di molti suoi coetanei impegnati nella produzione industriale di massa, lui ha scelto la strada della ricerca e della sperimentazione, dando vita a oggetti carichi di valore culturale e artistico.

Anni Settanta: quando arte e design si incontrano davvero

L’avvio della sua azienda negli anni Settanta ha segnato una tappa decisiva. Munari voleva abbattere le barriere tra arte, design e artigianato, affidando a grandi architetti e artisti la creazione di oggetti preziosi per l’uso quotidiano. Un’idea che ha rivoluzionato argenteria, gioielleria e orologeria, trasformando prodotti funzionali in vere e proprie opere d’arte.

Il primo grande successo arrivò nel 1982 con la Collezione Argenti, che raccolse progetti di nomi come Gae Aulenti, Mario Bellini, Carlo Scarpa, Ettore Sottsass, Vico Magistretti, Hans Hollein e Alessandro Mendini. La collezione fece il giro del mondo, esposta in musei e gallerie di primo piano e inserita in molte collezioni permanenti.

Ancora più importante fu la Collezione Gioielli del 1985. Con circa 250 pezzi disegnati da architetti di diversi Paesi, rappresenta una pietra miliare del gioiello contemporaneo. La mostra ha girato per Stati Uniti, Canada, Europa e Giappone, e molte opere sono finite in musei, a conferma del valore innovativo dell’iniziativa.

Collaborazioni e sperimentazioni: un viaggio senza confini

Munari non si è mai fermato. Dopo argento e gioielli, ha esplorato il vetro di Murano, penne stilografiche di alta gamma, arredi, tappeti, orologi di design, tavoli in marmo e accessori in pelle. Dietro ogni progetto c’è stato un confronto diretto con artisti e architetti come Arata Isozaki, Michael Graves, Mario Botta, Paolo Portoghesi, Mimmo Paladino e Michele De Lucchi.

Ha coinvolto persino scrittori famosi come Dario Fo, Lawrence Ferlinghetti e Mark Strand, dimostrando una capacità rara di fondere culture e linguaggi diversi. Così ogni oggetto diventava qualcosa di più di un semplice prodotto: un vero e proprio messaggio culturale, un dialogo aperto tra mondi differenti.

Il valore di queste collaborazioni è stato riconosciuto anche dalla critica. Nel 2017 i Musei Civici di Vicenza hanno ospitato “Mondo Cleto”, una grande retrospettiva dedicata a lui. Numerose mostre in Italia e all’estero hanno confermato il suo ruolo centrale nel panorama artistico contemporaneo.

Premi e riconoscimenti: un’eredità che resta

Nel 2016 l’Accademia Olimpica gli ha conferito il titolo di Accademico Olimpico Onorario, a riconoscimento di una carriera che ha lasciato un segno profondo nel design italiano. Munari ha saputo coniugare arte, design e imprenditoria, seguendo strade non convenzionali e lontane dalla produzione di massa.

Il suo lascito non sono solo gli oggetti realizzati, ma soprattutto l’idea che il design può essere un ponte culturale, un luogo d’incontro tra discipline, mestieri e visioni diverse. Un contributo prezioso per la cultura italiana e mondiale, che continua a vivere nei musei, nelle mostre e nel ricordo di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarlo.

Continue Reading

Previous: Il Cinema Ritrovato 2026 a Bologna: 540 Film per il 40° Anniversario del Festival di Cinema Restaurato
Next: Mario Ceroli trasforma l’utopia contemporanea: la mostra innovativa a 21Art Treviso

Related Stories

Mario Ceroli trasforma l’utopia contemporanea: la mostra innovativa a 21Art Treviso
  • Eventi

Mario Ceroli trasforma l’utopia contemporanea: la mostra innovativa a 21Art Treviso

19 Giugno 2026
Il Cinema Ritrovato 2026 a Bologna: 540 Film per il 40° Anniversario del Festival di Cinema Restaurato
  • Eventi

Il Cinema Ritrovato 2026 a Bologna: 540 Film per il 40° Anniversario del Festival di Cinema Restaurato

19 Giugno 2026
Basel Social Club: l’arte che vive oltre l’orario d’ufficio e rivoluziona le fiere d’arte
  • Eventi

Basel Social Club: l’arte che vive oltre l’orario d’ufficio e rivoluziona le fiere d’arte

19 Giugno 2026

Articoli recenti

  • Irlanda Insolita: 8 Esperienze Uniche Fuori dai Percorsi Turistici Tradizionali
  • Mario Ceroli trasforma l’utopia contemporanea: la mostra innovativa a 21Art Treviso
  • Le 15 città italiane più belle da scoprire a piedi: Venezia al primo posto
  • Formentera, paradiso della biodiversità: birdwatching e Posidonia tra natura e sostenibilità
  • Addio a Cleto Munari, icona del design italiano che ha rivoluzionato architettura e arti applicate a 96 anni
Copyright © All rights reserved.