
Per la prima volta, il SUQ Festival avrà due donne al timone. Così Genova si prepara a trasformarsi ancora una volta, accogliendo un evento che da quasi trent’anni è il luogo dove culture lontane si incontrano e si intrecciano. Un cambiamento che non è solo di nomi, ma di prospettive: nuove energie, idee che si fondono e un modo diverso di raccontare il mondo. Nel 2026, la città ligure si farà ponte tra voci, corpi, memorie capaci di valicare confini visibili e invisibili, geografici e culturali. Sarà un’edizione che promette di sorprendere, espandendo orizzonti e aprendo spazi al dialogo.
Due donne al vertice: il SUQ raddoppia e si fa ancora più interculturale
Per la prima volta, la direzione artistica del SUQ è affidata a due donne: Carla Peirolero, cofondatrice del festival, e Bintou Ouattara, attrice e danzatrice originaria del Burkina Faso. Non è solo un cambio organizzativo, ma un gesto simbolico e politico. Il SUQ, da quasi trent’anni impegnato a raccontare l’interculturalità, la fa vivere anche nel proprio cuore, nella guida artistica. Carla e Bintou collaborano da anni, a partire dallo spettacolo “Da madre a madre”, ispirato all’opera di Nuto Revelli. Ora questa alleanza segna una svolta, un passaggio generazionale e un nuovo slancio. Peirolero parla di “un punto d’arrivo e di partenza”, un modo per condividere il lavoro e spingere il festival verso il futuro. Anche lo staff cambia: è più giovane, internazionale e femminile, con un ruolo centrale delle donne nei settori chiave come direzione, progettazione e relazioni esterne. L’obiettivo è coinvolgere sempre di più le nuove generazioni, in particolare i giovani di seconda generazione, nei processi decisionali e fare del SUQ un luogo davvero aperto e inclusivo.
“Attraversare i confini”: il filo rosso che unisce la programmazione 2026
“Attraversare i confini” è il titolo scelto per l’edizione 2026, in programma dal 14 al 24 giugno al Porto Antico di Genova e in altri spazi della città. Un tema che apre a molteplici interpretazioni: confini geografici, linguistici, culturali, politici e identitari. Il festival vuole sfidare queste barriere con dieci spettacoli provenienti dal Mediterraneo e dal Medio Oriente, molti dei quali inediti in Liguria. Il viaggio tocca Iran, Libano, Marocco, Algeria, Palestina, portando al centro questioni cruciali come la sordità, le migrazioni e le identità non binarie. La scelta degli eventi è pensata per raccontare il presente con più sguardi. Si parte con “Poveri cristi” di Ascanio Celestini, una riflessione sugli invisibili delle periferie. Il giorno dopo arriva dal Libano “Under the Flesh” di Bassam Abou Diab, una coreografia che indaga la vulnerabilità del corpo in guerra, inserita in una giornata dedicata al dramma di Gaza e del Medio Oriente. La direzione conferma così la volontà di tenere il teatro saldamente ancorato al confronto con la realtà.
Spettacoli di spicco e temi sociali al centro del SUQ 2026
L’edizione 2026 si distingue per la varietà e la profondità delle proposte, molte con un forte valore sociale. Tra gli appuntamenti più attesi c’è “Pas moi” di Diana Anselmo, una performance in Lingua dei Segni Italiana che racconta la sordità come identità culturale, ribaltando pregiudizi. Al centro anche “Ceci n’est pas Omar” di Omar Giorgio Makhloufi, racconto autobiografico di un giovane italo-algerino che esplora le tensioni tra diverse appartenenze. Il tema dei confini torna potente in “Ragazza Blu” del Teatro dell’Argine, ispirato alla storia di Sahar Khodayari, la tifosa iraniana che sfidò la discriminazione delle donne negli stadi. Chiude il quadro “Confini” della compagnia Instabili Vaganti, un lavoro nato da una ricerca internazionale sulle frontiere che mescola diverse culture performative. Il festival si chiuderà con un’esclusiva: “Ballata della donna e del soldato”, che unisce versi e canzoni contro la guerra da Bertolt Brecht e altre autrici, portata in scena dalle stesse Peirolero e Ouattara insieme a Irene Lamponi e Sara Cianfriglia, dirette da Eva Cambiale. Uno spettacolo che parla di ieri e di oggi, con la forza di testi sempre attuali.
SUQ Festival: un laboratorio di dialogo in un mondo diviso
In un’epoca segnata da guerre, migrazioni forzate e chiusure identitarie, il SUQ Festival resta un punto di riferimento nel panorama culturale italiano. Per dieci giorni Genova diventa un luogo dove il teatro non è solo spettacolo, ma strumento di ascolto, confronto e convivenza. Carla Peirolero spiega bene la missione del festival: stare vicino a ciò che succede nel mondo, da Gaza al Libano, non come spettatori passivi, ma come attori capaci di costruire legami, anche dentro le fratture più profonde. Il SUQ non ignora i confini, ma li mette in dialogo, trasformando ogni differenza in occasione di incontro. Dopo quasi trent’anni, la sua forza sta proprio qui: in un bazar umano e culturale dove la diversità è il cuore pulsante dell’arte e del dialogo.



