
A Bellano, sulle rive del Lago di Como, le antiche chiese si animano di nuove voci. Qui, il sacro non resta immobile, ma si intreccia con l’arte contemporanea lungo il Sentiero del Viandante. Non è un caso isolato: l’arte, da sempre, vive di dualità. Da un lato, celebra la bellezza fragile, spesso destinata a svanire. Dall’altro, si spinge oltre il visibile, alla ricerca di risposte che toccano l’anima e il senso profondo della vita. Oggi, in un mondo che sembra aver lasciato la fede alle spalle, quel bisogno di sacro si trasforma, si fa domanda aperta, sfida a trovare un senso nel caos del presente. A Bellano, questa tensione prende forma concreta in DEVOTA, un progetto che reinventa spazi sacri attraverso installazioni contemporanee, trasformando il percorso del viandante in un viaggio dove antico e moderno si incontrano senza confini.
Sette luoghi, un unico racconto sul sacro e l’arte
Curato da Chiara Gatti, il progetto si sviluppa in sette luoghi ben distinti: San Nicolao Arte Contemporanea, Museo Giancarlo Vitali, Chiesa di Santa Marta, Chiesa dei Santi Nazaro e Celso, Chiesa di San Rocco, Chiesa di Sant’Andrea e il Santuario della Madonna delle Lacrime. È un percorso che richiama l’esperienza del pellegrinaggio, radicato nella tradizione popolare degli ex-voto, parte fondamentale della cultura religiosa locale. Qui si confrontano affreschi, pale d’altare, sculture e architetture storiche con opere create appositamente da dieci artisti contemporanei, chiamati a riflettere sul senso dell’assoluto ai giorni nostri. La mostra sarà aperta fino al 13 settembre 2024, fondendo arte, territorio e spiritualità in un unico racconto.
L’idea alla base è chiara: il sacro non è solo un tema da rappresentare, ma una presenza invisibile fatta di simboli, luci e silenzi. L’arte diventa così un ponte tra epoche e sensibilità diverse, uno strumento per avvicinare l’umano al divino senza forzature, lasciando emergere quel mistero che da sempre accompagna le nostre credenze.
Lucio Fontana e l’uovo: simbolo di vita e rinascita
Al centro di questo viaggio c’è l’opera di Lucio Fontana, il suo Concetto spaziale del 1967, ospitato nell’ex chiesa di San Nicolao, oggi spazio dedicato all’arte contemporanea. Il fulcro è l’uovo, un simbolo ricco di significati legati alle credenze mariane e al ciclo naturale di nascita, morte e rinascita. Il colore oro scelto da Fontana non è solo una questione estetica: rimanda all’alchimia e al sacro, all’idea di trasformazione e immortalità. Questo richiamo cromatico si lega direttamente all’affresco del Cristo Pantocratore nella stessa chiesa, con la sua mandorla dorata, amplificando così la forza spirituale dell’ambiente.
Accanto a Fontana, altre opere contemporanee arricchiscono l’atmosfera. Paolo Ventura, con il dipinto Gli acrobati, mette in scena la precarietà della vita, sospesa tra ciò che conosciamo e l’ignoto. Un invito a guardare oltre la superficie, a riflettere sulla fragilità umana, intrecciata con la tradizione sacra.
Dialoghi moderni con simboli religiosi e naturali
Gli artisti coinvolti usano linguaggi diversi per raccontare il sacro e le sue connessioni con la società. Giammarco Cugusi rielabora il gesto divino della Creazione di Adamo nella Cappella Sistina, sostituendo le mani umane con bracci meccanici che si sfiorano senza mai toccarsi. Un’immagine potente che parla di un divino distante, intangibile, e del rapporto fragile tra uomo e trascendenza.
Al Santuario della Madonna delle Lacrime, l’opera di Alessandro Biggio richiama il fazzoletto vuoto della Sindone, evocando la Passione con materiali e forme cariche di memoria e spiritualità. Nella Chiesa di Santa Marta, le dodici tavolette di Gregorio Botta, intitolate Grecale, si muovono spinte dal vento, generando suoni e silenzi che sembrano un soffio divino, un codice segreto tra materia e invisibile nel silenzio sacro.
Al Museo Giancarlo Vitali, Chiara Lecca presenta Blue Still Life, sedici composizioni floreali realizzate con materiali naturali trasformati. L’opera invita a riflettere sul rapporto tra natura e artificio, sul ruolo dell’uomo nei confronti della Madre Terra. Il blu intenso evoca l’iconografia mariana, ma parla anche di un legame complesso tra vita e contaminazione.
Tradizione e tecnologia si incontrano nell’ex voto contemporaneo
La tradizione degli ex voto si rinnova anche grazie alle ceramiche di Mirco Marchelli nella Chiesa dei Santi Nazaro e Celso, dove elementi contemporanei diventano reliquie moderne attraverso materiali e forme inedite. Nella Chiesa di San Rocco, Matteo Pizzolante reinterpreta l’ex voto con immagini generate dall’intelligenza artificiale e simulazioni digitali 3D. La sua opera, Dissection of a Snapshot, analizza gli attimi prima di un incidente stradale, esplorando il fragile confine tra vita, morte e destino.
Il lavoro di Pizzolante offre anche uno spunto di riflessione sul ruolo delle immagini nell’era digitale, sospese tra realtà e invenzione. Rilegge forme antiche di devozione con strumenti tecnologici moderni, aprendo un dialogo tra passato e futuro.
Quando l’arte contemporanea riscopre il sacro
In un tempo segnato dalla secolarizzazione e dal frastuono della vita quotidiana, il sacro rischia di diventare un concetto lontano, superato. Eppure, iniziative come quella di Bellano mostrano come ci sia ancora bisogno di cercare armonia e profondità. L’arte, con la sua varietà di forme, resta uno strumento insostituibile per interrogare il mistero, per dare voce a domande che vanno oltre ciò che si vede, coinvolgendo territorio e comunità.
Il percorso lungo il Sentiero del Viandante unisce così passato e presente, eterno e quotidiano, in un racconto capace di aprire finestre sul trascendente. Un dialogo vivo tra opere antiche e creazioni contemporanee, ciascuna con la sua forza di evocare significati e risonanze spirituali ancora oggi vivi.



