
Alle 3:17 di una notte insonne, quando il silenzio si fa pesante e l’oscurità sembra infinita, si accende qualcosa di inspiegabile. Non è solo sonno mancato, ma un’energia che scuote dentro, un duende che sfida la logica. In questo stesso istante fragile, Lucia Leuci ha dato vita a “Le 3:17”, una mostra alla Galleria Eugenia Delfini di Roma. Qui, tra sculture e installazioni, prende forma un racconto fatto di inquietudine, natura e un gioco sottile tra vulnerabilità e creatività.
Duende: tra insonnia e ispirazione
Il Duende non è un semplice demone delle notti insonni, ma un’entità complessa. Nasce da una zona oscura dell’anima, dove la logica si dissolve e si apre spazio per una creatività autentica, che sfugge alle regole dell’intelletto. Spesso incompreso, è accusato per le notti agitate, ma nasconde un genio creativo che raramente gli viene riconosciuto. Per l’artista, il Duende è “lo spirito che scuote e spinge a superare i limiti della razionalità, dando vita a opere cariche di emozione e improvvisazione.”
Nel lavoro di Leuci, il Duende diventa un dialogo tra dolore e grazia, fragilità e forza, evocato da materiali e forme ambigue. Le 3:17 non è solo un orario, ma una soglia simbolica dove il pensiero si libera dalla ragione per lasciare spazio al tumulto interiore che genera arte. Così la mostra racconta la lotta tra coscienza e irrazionalità, un racconto silenzioso ma pieno di presenza.
Materia e natura: l’assemblaggio vegetale
Leuci usa elementi vegetali raccolti dalla natura, poi trasformati in bronzo e combinati con ombretti, ciprie, perle, conchiglie e bottoni. Rami di limoni, mandorli, ciliegi, ulivi, cedri, insieme a foglie di ailanto e rose secche, diventano “gli Scettri”: sculture sottili, sospese tra realtà e immaginazione.
Il rapporto con la materia è quasi affettuoso. Non si tratta di oggetti, ma di elementi trattati con cura e rispetto, che emergono nei dettagli meticolosi. Ogni pezzo vegetale diventa parte di un organismo più grande, un corpo stilizzato che conserva la sua origine naturale ma si carica di un nuovo significato simbolico.
L’uso di cosmetici come blush e ombretti sulle superfici di bronzo è un tratto distintivo della poetica di Leuci: prodotti legati alla cura del sé e alla bellezza effimera, qui diventano strumenti di narrazione, piccoli tesori che mescolano natura e artificio, aprendo una riflessione sul rapporto tra elemento organico e identità artistica.
Teste angeliche: innocenza inquietante
A completare gli “Scettri”, le teste scolpite creano un contrasto emotivo e simbolico, richiamando la tradizione figurativa classica ma in modo insolito. I volti, pur dall’aspetto angelico, non offrono conforto né promessa di salvezza. Anzi, oscillano tra innocenza e sottile inquietudine.
Questi volti infantili appaiono fragili, vulnerabili, ma avvolti in un alone di mistero e ambiguità. Leuci evita facili interpretazioni: non sono semplici simboli o decorazioni, ma espressioni di una tensione emotiva complessa. L’innocenza si rivela così uno spazio dove convivono perdita, trasformazione e fragilità, lontano dagli stereotipi rassicuranti.
Il dialogo tra teste e corpi vegetali costruisce un universo sospeso, dove il tempo e le categorie tradizionali si dilatano e si mescolano. La cura nei dettagli invita a una lettura attenta, aperta a molteplici interpretazioni.
“Le 3:17”: tra gioco, inquietudine e trasfigurazione
La mostra è un’installazione complessa che esplora un’emozione ambivalente, sospesa tra ironia e turbamento. L’infanzia, evocata dai materiali e dalle forme, viene raccontata con metafore che smantellano l’immagine rassicurante a cui siamo abituati, portandoci in un territorio di trasformazioni e sensazioni contrastanti.
Leuci costruisce uno spazio dove il gioco si intreccia con la riflessione, e il gesto del decorare supera la semplice apparenza. Perle e bottoni diventano parte di un linguaggio emotivo, un modo per “far emergere le pieghe nascoste dell’esperienza umana e artistica.” L’installazione invita a guardare il mondo con occhi diversi, a sentire il confine sottile tra dolore e bellezza, realtà e simbolo.
Il significato dell’ora 3:17 si allarga: non è più solo un momento di veglia precoce, ma una soglia tra coscienza e Duende, dove nasce l’intuizione e l’arte capace di trasformare il disagio in creazione.
Fino al 4 luglio 2024, la Galleria Eugenia Delfini a Roma ospita questo viaggio dentro un mondo interiore intenso e autentico, dove il tempo tra insonnia e ispirazione diventa esperienza concreta e coinvolgente.



