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Capolavoro di Beato Angelico venduto all’asta a Firenze per quasi 450.000 euro: la storia della Tebaide ritrovata

Scomparsa per più di cinquant’anni, la Tebaide di Beato Angelico è riemersa a Firenze, catturando l’attenzione di collezionisti e studiosi. All’asta Pandolfini, quel dipinto ha scatenato un vero fermento, aggiudicandosi quasi 450mila euro. Dietro la tela si cela una storia intricata, fatta di smarrimenti e ritrovamenti, che ha confermato l’autenticità e il valore di un capolavoro rinascimentale. Non è sola: una “gemella” si trova a Budapest, entrambe raccontano il tema affascinante della vita eremitica nel deserto di Tebe, un soggetto molto amato nel Rinascimento.

La Tebaide di Beato Angelico: un’opera sparita e ritrovata

La Tebaide è nota grazie a due versioni quasi identiche: una è custodita al Szépművészeti Múzeum di Budapest, l’altra, quella rinvenuta a Firenze, era scomparsa dalla scena artistica da metà Novecento. Venduta nel 1970, la tavola fiorentina era stata documentata solo da vecchie foto in bianco e nero e da discussioni critiche che ne confermavano l’autografia. Solo di recente è riemersa, permettendo a esperti e appassionati di riscoprire un tassello importante nella produzione di Beato Angelico.

La doppia presenza di queste opere testimonia quanto fosse diffuso il tema della vita eremitica nel deserto. Nel Quattrocento, la figura dell’anacoreta, dedito alla preghiera e allo studio in solitudine, era un soggetto molto amato. L’identità della tavola è stata ricostruita anche confrontandola con altre versioni, tra cui quella del Museo di San Marco, che conserva alcune delle opere più importanti dell’artista fiorentino. La qualità e la coerenza stilistica hanno confermato che entrambe le versioni sono autentiche, nate dalla mano dello stesso maestro.

Doppie tavole, un’usanza del Rinascimento

Perché esistono due tavole così simili e entrambe originali? Lo storico dell’arte Miklós Boskovits chiarisce che agli inizi del Quattrocento il concetto moderno di “opera unica” era molto diverso. Copie e repliche erano all’ordine del giorno nei laboratori degli artisti. Ma non si trattava di semplici duplicati: spesso presentavano variazioni, volute o accidentali. Nel caso delle due Tebaidi, la somiglianza quasi perfetta fa pensare all’uso dello stesso cartone preparatorio, probabilmente per rispondere a esigenze simili di committenza o per ambienti con funzioni affini.

Questa pratica non riduce il valore delle opere, anzi mostra una consapevolezza artistica legata a modelli condivisi e riadattati. La presenza di due versioni in luoghi diversi, con committenti diversi, riflette un fenomeno comune nel contesto artistico fiorentino del Quattrocento e non solo, e racconta molto sui meccanismi di produzione artistica di quel periodo.

Dove potevano essere collocate queste tavole?

L’origine della tavola fiorentina è ancora oggetto di dibattito. Alcuni studiosi la collegano a un ambiente vallombrosano. Questo ordine monastico, presente a Firenze, è legato anche a un monaco fratello di Hugford e alla famiglia Bartolini Salimbeni, che possedeva una cappella nella chiesa di Santa Trinita, luogo di culto vallombrosano. Tutto ciò suggerisce un rapporto stretto tra committenza e contesto religioso.

Un’interpretazione più recente però sposta l’attenzione verso il mondo camaldolese, partendo dall’attività di Ambrogio Traversari, monaco di quell’ordine e traduttore delle Vitae Patrum dal greco. Nel 1423, Traversari diede forma scritta a testi fondamentali sulla vita eremitica. Questa ipotesi lega la tavola non solo a una comunità religiosa, ma anche alla promozione di un’immagine meditativa e contemplativa dell’anacoreta immerso nella natura, riflettendo i valori ascetici e spirituali dell’epoca.

L’asta a Firenze: un pezzo raro torna sul mercato

Il 20 maggio 2024, all’asta di Pandolfini a Firenze, la Tebaide, scomparsa da decenni, ha acceso la competizione tra i collezionisti, con rilanci in sala e offerte online. Il risultato ha confermato l’importanza storica e artistica dell’opera, che si è aggiudicata per oltre 440mila euro, spese incluse.

Questa cifra racconta la rarità e la qualità del pezzo, che oltre a far parte della produzione documentata di Beato Angelico, è un raro esempio di doppia tavola identica che si trova divisa tra collezione privata e museo. La vendita è una delle operazioni più significative della stagione delle aste italiane, e ribadisce il valore delle testimonianze artistiche di quel periodo cruciale per la storia dell’arte occidentale.

Redazione

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