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I Kabakov a Venezia: un viaggio intimo nella laguna tra arte e memoria alla Biennale

A Venezia, sotto l’imponente facciata di Palazzo Ca’ Tron e tra i padiglioni ai Giardini della Biennale, si apre una narrazione fatta di oggetti e ricordi. Non si tratta di arte tradizionale, ma di frammenti di vita vera, pezzi di quotidianità che parlano senza filtri. La città, con il suo respiro unico e sospeso sull’acqua, si svela attraverso questi piccoli simboli, testimonianze di un legame intimo e profondo. Qui, ogni oggetto racconta storie di chi vive e ama Venezia, custode di memorie che vanno oltre le sue piazze e i suoi canali.

Da Gand a Venezia: un’eredità artistica che attraversa confini

Questa mostra, solida e corale, nasce da un progetto partito in Belgio, a Gand, nel Museo van Hedendaagse Kunst. Ilya e Emilia Kabakov, coppia di artisti russi di fama internazionale, avevano chiesto agli abitanti di donare oggetti carichi di significato, pezzi di una narrazione collettiva e intima. Dopo la scomparsa di Ilya, Emilia, insieme al curatore Cesare Biasini Selvaggi, ha deciso di riprendere quell’idea e adattarla alla realtà veneziana. La scelta di Venezia non è casuale: per Emilia Kabakov la città è un organismo vivo, fatto di strati storici, sociali e culturali, un luogo in continuo cambiamento dove il lento movimento delle onde riflette un ritmo interiore. L’invito ai veneziani, nati o adottati dalla città, è quello di condividere un oggetto che racconti il loro rapporto con Venezia, accompagnato da una storia personale. Così, il progetto costruisce un ponte tra memoria individuale e collettiva, tra materia tangibile e sentimento.

Racconti e oggetti: pezzi di un mosaico veneziano

Sono più di settecento le storie, ognuna legata a un oggetto, che animano l’allestimento, organizzato in undici temi. Dai “Ricordi tra le maree” ai “Semi di speranza”, il visitatore è invitato a esplorare sia gli spazi fisici della città sia quelli più intimi degli abitanti. Dietro le teche di vetro si svela un mosaico di vite ed esperienze che si intrecciano da dieci generazioni. Voci diverse, senza distinzione di età o classe sociale, si uniscono in un coro che racconta l’essenza più vera di Venezia. Tra queste, spicca la testimonianza di Rosalba, che conserva le pipe del nonno: due pezzi di legno che non sono solo un ricordo giocoso, ma un rito lento e riflessivo. Attraverso i suoi occhi, la città si fa respiro dilatato, un tempo che si accorda al passo lento e silenzioso di chi attraversa calli e dune. Un passo che oggi rischia di perdersi nel caos e nella fretta.

Mestieri e speranze nei frammenti di vita veneziani

Accanto agli oggetti domestici e rituali, ci sono attrezzi di lavoro, consumati dall’uso di artigiani, pittori e marinai. Qui Venezia si mostra come un crogiolo di anime in continuo movimento. La tavolozza consumata di Maria, pittrice, porta con sé l’eco di sguardi che si specchiano nella laguna, sfumature di mani e gesti creativi. Ma Venezia è anche città di passaggi veloci e incontri fugaci. Il tema “Sognare Venezia” raccoglie le storie di chi, arrivato da lontano con un bagaglio di speranze, ha scelto di fermarsi e costruirsi un futuro. Iris, giovane rumena, racconta come Venezia sia stata per lei accoglienza e rifugio, un luogo dove ritrovare se stessa dopo un lungo esilio. Questa dimensione mostra come la città lagunare resti un porto sicuro per chiunque decida di abbracciarla, anche solo per un tempo limitato, senza perdere la sua forza di protezione e rinascita.

Una mostra che racconta la venezianità più autentica

Il Diario Veneziano si presenta come un monumento collettivo, non all’arte museale tradizionale, ma a un modo di sentire e vivere la città. Ogni oggetto è un pezzo di un racconto intimo e condiviso, che unisce passato e presente. Un invito a riflettere sulla fragilità della memoria e sul valore delle piccole cose, custodi di identità. In questo spazio temporaneo e vivo, la laguna fa da cornice a storie che sembrano correre e rallentare insieme, risvegliando nei visitatori un senso di appartenenza nuovo e profondo. L’esposizione conferma la capacità degli artisti Kabakov di intrecciare le vite delle persone con la trama della città, coinvolgendo generazioni e territori in una narrazione spesso toccante e sempre autentica.

Redazione

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