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Record d’asta per Frank Gehry: Icehenge venduto a 243.200 dollari, il design da collezione più costoso di sempre

Asta Freeman’s, un nome che ha acceso i riflettori su una scultura fuori dal comune: “Icehenge” di Frank Gehry è stata battuta a 243.200 dollari. Non un edificio, ma un’opera d’arte che ha scosso le aspettative. Realizzata nel 2012, questa mastodontica installazione da quasi sette tonnellate sembrava destinata a una vendita tranquilla, con una stima iniziale tra 100 e 200 mila dollari. Invece, è esplosa in un vero e proprio duello tra collezionisti, con offerte online che hanno fatto schizzare il prezzo ben oltre il previsto. Alla fine, a spuntarla è stato il valore artistico di Gehry, un segno tangibile della sua genialità e della sua capacità di trasformare materiali e spazio in emozione pura.

Freeman’s fa centro: Icehenge conquista il mondo

Freeman’s ha espresso grande soddisfazione per il risultato. Roger Ward, vicepresidente e responsabile del dipartimento Design, ha sottolineato quanto Icehenge abbia attirato interesse da ogni angolo del pianeta. Collezionisti provenienti da diversi settori e continenti si sono sfidati fino all’ultimo rilancio, trasformando quella che poteva essere una vendita locale in un evento di portata internazionale. Ward ha raccontato anche le difficoltà logistiche: le dimensioni e il peso di 6,8 tonnellate avrebbero potuto scoraggiare molti, ma le offerte online hanno dimostrato un entusiasmo fuori dal comune. Un dettaglio non da poco riguarda il futuro dell’opera: il nuovo proprietario vorrebbe mantenerla accessibile al pubblico. Si sta pensando a un prestito temporaneo a un museo o a un’istituzione culturale, per permettere a Icehenge di essere ammirata in spazi pubblici. Al momento non ci sono accordi definitivi, ma questa ipotesi conferma che l’opera non è solo un investimento, ma un vero e proprio patrimonio culturale e sociale.

Icehenge: tra arte e design, la firma di Gehry

Icehenge non è un semplice oggetto di design, ma una vera e propria scultura. Composta da sedici blocchi di vetro verde pallido, l’opera richiama la forma di un ghiacciaio spezzato. Il vetro, lavorato dal John Lewis Glass Studio di Oakland, è punteggiato da bolle interne, deformazioni e giochi di luce che ne esaltano l’aspetto e l’esperienza sensoriale. Originariamente pensata come banco d’accoglienza per l’atrio dello storico Inland Steel Building di Chicago, Icehenge va ben oltre la sua funzione pratica. Si tratta piuttosto di un’ambientazione scultorea che indaga in modo originale le qualità della materia. Questo lavoro riflette l’interesse costante di Gehry per i materiali industriali, usati per esplorare il confine – spesso sfumato – tra architettura, scultura e design. Icehenge è quindi un ponte tra discipline diverse e un momento importante nella carriera dell’architetto.

Chicago, Gehry e l’eredità di Icehenge

La scelta di collocare Icehenge all’Inland Steel Building non è casuale. Gehry ha spesso raccontato quanto questo edificio modernista, che ha osservato fin da ragazzo negli anni Cinquanta, abbia influito sulla sua formazione e sul suo rapporto con Chicago, città che ha segnato profondamente la sua carriera. Opere come il Jay Pritzker Pavilion e il BP Bridge al Grant Park nascono proprio dal confronto con questo contesto urbanistico e architettonico. Nel 2005 Gehry acquistò una quota dell’Inland Steel Building e ne promosse il restauro: è in questo quadro che Icehenge assume un valore ancora più profondo. La scultura in vetro diventa così un modo nuovo di dialogare con il linguaggio modernista dell’edificio, rivelando una riflessione matura e consapevole sulle forme, i materiali e la storia dell’architettura americana del Novecento. Icehenge non è solo un oggetto di design, ma un punto di riferimento culturale per Chicago e per la comunità architettonica internazionale.

Redazione

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