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Pompei e Vulci tra le 5 Scoperte Archeologiche Top del 2025: Italia Protagonista al Premio Palmyra

Venerdì 30 ottobre, a Paestum, l’archeologia italiana si gioca una partita importante. Alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, infatti, si assegnerà il premio International Archaeological Discovery Award “Palmyra”, giunto alla sua dodicesima edizione. Tra le scoperte finaliste del 2025 c’è un contributo italiano che conferma quanto sia vivace e profonda la ricerca nel nostro Paese. Questo riconoscimento non premia solo il ritrovamento in sé, ma anche la passione e la dedizione di chi, giorno dopo giorno, scava nel passato per restituirci frammenti essenziali della nostra storia.

Palmyra e la Borsa Mediterranea: il premio che fa il giro del mondo

Da anni la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico , insieme alla rivista Archeo, organizza questo concorso dedicato alle scoperte archeologiche più rilevanti dell’anno. L’International Archaeological Discovery Award “Palmyra” è un riconoscimento unico nel suo genere, che punta non solo a mettere in luce l’importanza dei ritrovamenti, ma anche a premiare l’impegno degli archeologi. Dal 2013 al 2024 il premio ha portato il nome di Khaled al-Asaad, il direttore di Palmira ucciso per aver difeso il patrimonio siriano. Dal 2025 il nome si è trasformato in “Palmyra”, richiamando sia la campagna digitale #Unite4HeritageforPalmyra lanciata nel 2016, sia il gemellaggio culturale con Paestum siglato nel 2018, simbolo di solidarietà internazionale nella tutela dei beni archeologici.

Cinque scoperte finaliste, scelte tra le proposte di testate internazionali partner come Antike Welt , arCHaeo , Archäologie in Deutschland , Archéologia , Current Archaeology e Current World Archaeology e Dossiers d’Archéologie , si contenderanno il premio. L’annuncio del vincitore avverrà durante la XXVIII edizione della BMTA, in programma a Paestum dal 29 ottobre al 1° novembre 2026.

Oltre al riconoscimento principale, c’è anche uno “Special Award” deciso dal pubblico tramite la pagina Facebook della BMTA, con votazioni aperte dall’11 settembre al 15 ottobre. Un modo per coinvolgere gli appassionati e farli sentire parte della scelta.

Valle di Bulqizë, Albania: il primo ipogeo-mausoleo romano mai trovato nel Paese

Tra le finaliste c’è una scoperta che arriva dall’Albania: nella valle di Bulqizë è stato portato alla luce il primo ipogeo-mausoleo romano mai documentato nel Paese. Probabilmente risalente al III-IV secolo d.C., il monumento funerario si distingue per le dimensioni imponenti – circa 9 metri per 6 – e una camera sepolcrale alta 2,4 metri. La struttura si articola su tre ambienti, accessibili da una scalinata monumentale.

Particolarmente interessante è la presenza di iscrizioni bilingue, rare nella regione, che raccontano la complessità culturale ed etnica dell’area. All’interno dell’ipogeo sono stati trovati numerosi reperti funerari: vasi di vetro, armi, oggetti in osso e frammenti tessili intrecciati con fili d’oro, segno del prestigio sociale del defunto. Questa scoperta offre un contributo importante per capire le influenze romane in una zona poco studiata e apre nuove strade per approfondire le pratiche funerarie e il contesto storico locale.

Taposiris Magna, Egitto: un porto sommerso e il mistero della tomba di Cleopatra

Un’altra scoperta che ha fatto parlare di sé arriva dall’Egitto, a Taposiris Magna, a circa 50 chilometri da Alessandria. Qui gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di un porto sommerso, che potrebbe essere un tassello chiave per identificare la tomba di Cleopatra VII, uno dei grandi misteri dell’antichità.

Durante le immersioni sono emersi diversi reperti: anfore, ancore di varie dimensioni, un pavimento levigato e robuste colonne in pietra. Tutto conferma l’esistenza di un porto antico, fondamentale per i traffici commerciali e i collegamenti marittimi. Questa scoperta apre nuove piste di ricerca sull’epoca ellenistica in Egitto e alimenta l’interesse degli studiosi sulla regina tolemaica.

Pompei: la “Casa del Tiaso” e un affresco dionisiaco che incanta

Tra le scoperte italiane finaliste spicca una grande sala da banchetto a Pompei, nell’insula 10 della Regio IX. Qui è stata trovata una decorazione pittorica di grande impatto: un fregio monumentale, chiamato megalografia, che raffigura un corteo in onore di Dioniso, dio del vino e delle feste.

Le pareti mostrano figure quasi a grandezza naturale, dipinte con colori vivaci e uno stile raffinato, datate al I secolo a.C., tra il 40 e il 30 avanti Cristo. La stanza si apriva su un giardino, creando un dialogo tra interno ed esterno, tipico delle dimore pompeiane. Gli studiosi hanno battezzato la proprietà “Casa del Tiaso”, dal nome del corteo rituale dionisiaco rappresentato. Un ritrovamento che getta nuova luce sia sull’arte che sulla vita sociale di Pompei e arricchisce la conoscenza della simbologia religiosa dell’epoca.

Vulci: la testa di Kore, un gioiello greco nel cuore dell’Etruria

A Vulci, uno dei più importanti centri dell’antica Etruria, il progetto “Vulci Cityscape” ha portato alla luce una rara testa di Kore in marmo, una giovane donna con acconciatura elaborata. L’opera risale ai primi anni del V secolo a.C. ed è attribuita a un prestigioso atelier attico.

Questo reperto è importante perché racconta lo scambio culturale tra Grecia ed Etruria. La presenza di una scultura di tale qualità in territorio etrusco amplia la conoscenza delle dinamiche artistiche e sociali di un’epoca cruciale per la formazione delle identità preromane in Italia. I dettagli della pettinatura e l’eleganza del volto fanno di questa testa un esempio notevole di fusione culturale.

Turchia, Eraclea al Latmo: i mosaici animali nelle terme antiche

Dalla Turchia arriva infine la scoperta di mosaici antichi nel frigidarium delle terme di Eraclea al Latmo, un antico insediamento greco nella regione dell’Ionia. I mosaici mostrano una ricca fauna: coccodrilli, fenicotteri, delfini e anguille si intrecciano con grande precisione e ricchezza di dettagli.

In particolare, nella zona delle terme fredde si trovano sei coccodrilli in posizione speculare, un elemento curioso visto che l’animale non è originario della zona. Questo suggerisce l’intervento di un artista itinerante o una scelta simbolica insolita. Il ritrovamento amplia la conoscenza dell’arte musiva greca e mostra come le raffigurazioni animali potessero avere significati decorativi o simbolici al di fuori del loro contesto naturale.

Queste cinque scoperte finaliste al premio Palmyra 2026 raccontano un panorama ricco e variegato di ricerche archeologiche nel mondo. Ognuna di esse porta nuova luce sul passato, intrecciando storia, cultura e arte in un racconto che continua a sorprendere.

Redazione

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