Georg Baselitz se n’è andato il 30 aprile 2026, a 88 anni. Al Museo Novecento di Firenze, però, la sua presenza è più viva che mai. “AVANTI!” non è una semplice retrospettiva postuma: è un colpo al cuore, un tuffo nelle tensioni creative che hanno attraversato tutta la sua carriera. Circa 170 opere — pittura, scultura, incisioni — si intrecciano per raccontare la storia di un artista cresciuto tra le macerie della Seconda Guerra Mondiale. Firenze, con il suo patrimonio artistico senza pari, ha inciso profondamente sulla sua visione. Questa mostra sfida chi la guarda, scuote la percezione, proponendo un modo nuovo di confrontarsi con l’arte in tempi in cui troppo spesso appare scontata.
Dietro “AVANTI!” c’è la volontà di evitare una semplice retrospettiva. Sergio Risaliti, curatore e direttore del Museo Novecento, la definisce “una dichiarazione di metodo”. Il titolo non è solo un grido provocatorio, ma un vero e proprio manifesto dell’arte di Baselitz. È un invito a non fermarsi all’apparenza, a mettere in discussione le immagini e spingerle oltre ogni confine. L’arte di Baselitz deve disturbare, scuotere, mettere in crisi. Un messaggio che oggi suona più urgente che mai, in un’epoca dominata dall’omologazione visiva. La sua produzione si nutre di conflitti irrisolti, rifiutando facili compromessi. Quel conflitto non è solo estetico, ma riflette le profonde contraddizioni umane e storiche.
Il percorso espositivo si snoda lungo oltre sessant’anni di lavoro. Oltre ai celebri dipinti e alle sculture, spicca una sezione dedicata alle incisioni, spesso trascurate nel panorama di Baselitz. Queste grafiche sono un laboratorio fondamentale, dove l’artista sperimenta rovesciamenti e destrutturazioni dell’immagine con un mix di rigore tecnico e libertà creativa. Le circa 150 incisioni esposte raccontano un processo parallelo, indipendente ma intimamente legato al resto della sua produzione. La mostra mostra come pittura, scultura e grafica dialoghino tra loro, contaminandosi e trasformandosi a vicenda. Non c’è gerarchia tra queste forme: per Baselitz sono parte di un unico sistema aperto che esprime la sua visione.
Uno dei tratti più riconoscibili di Baselitz è il rovesciamento delle figure. Non si tratta di un semplice trucco visivo, ma di un vero e proprio strumento concettuale che spinge lo spettatore a rivedere continuamente l’opera da nuovi punti di vista. Capovolgere l’immagine significa raccontare una condizione di “fuori posto” rispetto alla realtà e alla storia, in particolare al trauma della guerra. Baselitz usa questo espediente per mettere in luce l’instabilità della percezione e la difficoltà di trovare un centro o una verità definitiva. Questo ribaltamento diventa il simbolo della resistenza dell’arte di fronte ai fantasmi del passato e alle sfide del presente.
Il rapporto tra Baselitz e Firenze non è solo geografico, ma profondamente culturale. L’artista ha trovato nella città un punto di riferimento fondamentale, soprattutto per la tradizione grafica rinascimentale che ha influenzato molto la sua ricerca. La mostra al Museo Novecento riapre questo dialogo, mettendo a confronto l’arte di Baselitz con la ricca cultura visiva fiorentina. Non si tratta di un semplice omaggio al passato, ma di un incontro vero tra storia e contemporaneità. Firenze si conferma così come luogo di formazione e riflessione, capace di offrire a Baselitz stimoli decisivi per elaborare il suo linguaggio. La città non è solo scenario, ma interlocutore vivo che nutre e arricchisce la sua arte.
“AVANTI!” è una mostra che chiede al pubblico di prendersi il tempo di osservare e capire. Non cerca il consenso facile, ma stimola una lettura attenta e critica. Il percorso invita a riflettere su come guardiamo e interpretiamo l’arte e, più in generale, il mondo che ci circonda. Questa rassegna è un’occasione preziosa per cogliere le tensioni dell’arte contemporanea, senza rinunciare alla profondità e al confronto con la storia. Chi la visita porterà a casa un’esperienza forte, destinata a lasciare un segno e a far nascere un dialogo che va oltre il museo e il tempo.
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