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Riapre la Galleria Ricci Oddi di Piacenza: il nuovo allestimento firmato Piero Lissoni trasforma il museo dello sguardo

La Galleria Ricci Oddi di Piacenza ha riaperto dopo mesi di lavori, e già si percepisce qualcosa di diverso. Non si tratta soltanto di quadri appesi: lo spazio stesso diventa protagonista, un invito a guardare oltre la superficie. Piero Lissoni, il designer chiamato a ridisegnare gli interni, ha rispettato l’essenza originale, mantenendo quella luce zenitale che il fondatore volle nel 1913. Ora la galleria non è solo un museo, ma un racconto vivo, dove storia, arte e architettura si intrecciano in un dialogo che attraversa il tempo.

Un museo costruito per guardare: la storia dietro la Galleria Ricci Oddi

La galleria nasce da un’idea precisa: non mettere insieme quadri a caso, ma creare un luogo dove ogni opera trova il suo spazio e il suo modo di farsi vedere. Giuseppe Ricci Oddi, nobile piacentino e collezionista appassionato, ha pensato sin dall’inizio a un museo che fosse più di una semplice raccolta. Nel 1924, dopo anni di visite a studi d’artista e mostre, decide di donare la sua collezione alla città, a patto che venga costruito un edificio su misura. Il progetto è affidato all’architetto Giulio Ulisse Arata, che intreccia il nuovo museo con l’antico Convento di San Siro. Il risultato è un complesso fatto di cortili, portici e sale disposte a raggiera intorno a un grande salone centrale, pensato per orientare il visitatore in un percorso preciso. La luce zenitale, voluta da Ricci Oddi, restituisce ai quadri la luce naturale degli atelier artistici, creando un’atmosfera unica.

Una collezione curata con passione: tra paesaggi e ritratti, la storia prende forma

La galleria ospita oggi ventidue sale, con opere datate tra il 1830 e il 1930. La selezione è chiara e mirata: arte figurativa e paesaggi che raccontano un secolo di storia artistica. Dietro ogni quadro c’è una scelta ponderata, frutto dell’esperienza diretta di Ricci Oddi, che non si limitava a comprare, ma sceglieva con attenzione, spesso spinto da motivazioni personali o economiche. Basti pensare al rifiuto di acquisire opere di Sironi o al sostegno offerto a giovani artisti in difficoltà. Tra i nomi più noti spiccano Giuseppe Pellizza da Volpedo, Medardo Rosso, Felice Casorati, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e altri protagonisti dell’arte italiana. La recente riorganizzazione ha anche dato spazio agli artisti locali, rafforzando il legame con il territorio. E non si può dimenticare il “Ritratto di Signora” di Gustav Klimt, trafugato nel 1997 e ritrovato nel 2019, un capitolo ancora vivo nella memoria della città.

Un’eredità pensata per durare: oltre la collezione, un progetto per il futuro

Quando Giuseppe Ricci Oddi muore nel 1937, lascia molto più di quadri. Destina al museo una parte consistente del patrimonio di famiglia, con soldi, azioni e gioielli, per assicurare la gestione e lo sviluppo dell’istituzione nel tempo. È un gesto lungimirante che va oltre la semplice donazione: è un vero e proprio progetto strutturale, che lega la collezione, l’edificio e il futuro della galleria. E proprio questa visione è stata rispettata negli interventi più recenti, che hanno aggiornato gli spazi senza tradire i principi originari.

L’allestimento di Lissoni: tradizione e flessibilità in un equilibrio perfetto

L’intervento di Lissoni & Partners, iniziato nel 2025 con il sostegno di sponsor locali, ha riguardato tutte le ventidue sale, per oltre mille metri quadrati. L’obiettivo era chiaro: restituire un percorso semplice e coerente, ma senza rinunciare a una certa flessibilità, indispensabile per accogliere mostre temporanee o nuove esigenze curatorie. Il risultato è un allestimento che rispetta l’architettura storica, mantenendo intatto il carattere del museo. Come Arata prima di lui, anche Lissoni ha lavorato con un approccio “gratuito”, sottolineando il legame profondo tra architettura e cultura. Oggi la Galleria Ricci Oddi è un luogo dove luce, spazio e opere si incontrano in un dialogo intenso, offrendo a chi entra un’esperienza d’arte autentica e coinvolgente.

Visitare il Ricci Oddi significa immergersi in un progetto unitario, dove ogni dettaglio – dalla luce alle scelte espositive – è pensato per raccontare una storia. A Piacenza torna così un museo che sa unire passato e presente, invitando a guardare l’arte con occhi nuovi, consapevoli e attenti.

Redazione

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