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Other Identity #201: Lorenzo Castore e le nuove frontiere dell’identità culturale e visiva in Italia

«Cambiare senza perdere se stessi»: è questa la sfida che Lorenzo Castore si pone da anni. Artista e fotografo, esplora l’identità con uno sguardo che sfida le etichette e travalica il tempo. Il suo lavoro non si limita a mostrare, ma interroga: che ruolo ha l’arte quando intreccia memoria e pubblico? Le sue immagini, spesso accompagnate da performance, parlano una lingua propria, fatta di luci e ombre, di ciò che emerge e di ciò che resta nascosto. Un racconto di autenticità sempre in divenire, dove il confine tra dentro e fuori si dissolve.

Arte come vita e gioco di contrasti

Per Castore, l’arte non è un prodotto da mostrare, ma un’intensità che nasce dall’esperienza quotidiana. «L’arte è il modo in cui viviamo ogni attimo», dice, sottolineando un percorso intimo e profondo. Da qui prende forma il suo lavoro, che riflette le contraddizioni e le emozioni dell’individuo. La sua creatività nasce dall’incontro tra opposti: il contatto con il presente, la relazione con gli altri, e l’esplorazione del proprio mondo interiore. Il suo è un linguaggio fatto di immagini, sguardi, silenzi e suoni, capace di evocare sensazioni antiche e universali.

L’identità, per lui, è un terreno fluido dove si scelgono e costruiscono forme che raccontano chi siamo, senza chiuderci in definizioni rigide. La sua arte invita a riflettere su come ognuno di noi costruisca la propria identità di genere, sociale o culturale, attraverso le tracce che lascia nel mondo.

Identità trasparente: liberarsi dalle etichette

Da bambino, Castore ha vissuto un rapporto complicato con la propria identità, sentendola fragile e “trasparente”, una condizione che lo faceva sentire spesso invisibile. Col tempo però ha imparato a vedere in questa trasparenza un valore: accettare un’identità in continua evoluzione, senza incasellarla in definizioni fisse. L’artista rifiuta la pressione sociale di dover dare un’etichetta precisa alla propria identità, perché questo ne limita la capacità di cambiare, sorprendere e rinnovarsi.

Una sua recente immagine parla di identità come le nuvole, in continuo movimento. Questa metafora restituisce l’idea di un’identità che è viaggio, che sfugge a ogni tentativo di fissarla. Castore evita così il rischio di diventare una caricatura di se stesso, preferendo seguire il proprio istinto e le mutazioni interiori con onestà.

Libertà creativa senza vincoli sociali

Lorenzo non si preoccupa dell’apparenza o di costruirsi un’immagine pubblica riconoscibile. Osserva con distacco la pressione che spinge molti artisti a confezionare un “personaggio” per farsi notare. Lui punta piuttosto a immergersi nel lavoro con attenzione e dedizione, cercando un risultato che lo soddisfi davvero, un lavoro che scavi in profondità.

Non ignora il pubblico, ma vuole evitare che il desiderio di compiacere limiti la sua libertà creativa. Per lui, l’arte è un dialogo autentico, capace di coinvolgere e far nascere curiosità, sperimentazione e anche un po’ di tensione. Castore si tiene lontano dagli stereotipi e dall’omologazione, preferendo la strada dell’avventura e della scoperta continua.

Contro l’artista “brand”: la forza dell’autenticità

Nel panorama contemporaneo, Castore critica l’ossessione per l’artista “firmato”, quell’icona riconoscibile che vive per la propria immagine. Per lui è una caricatura superata e senza senso. Il vero valore sta nell’autenticità del gesto artistico, nell’energia e nell’intensità con cui si lavora, non nella costruzione di un ritratto formale di sé.

Ricorda un passato in cui le opere non portavano firma e gli artisti restavano invisibili. Quel modo di lavorare, fatto con devozione, era al servizio di qualcosa di più grande, cercava la grazia senza mettersi in mostra. Un richiamo che sottolinea quanto oggi la pratica spettacolare e autoreferenziale sia lontana da quell’idea.

Identità pubblica e il peso del ruolo di artista

Castore confessa di sentirsi a disagio con la definizione di artista, preferendo lasciare agli altri il compito di giudicarlo così. Per lui conta vivere la vita “artisticamente”, con onestà verso la propria intuizione, coraggio di affrontare l’ignoto e accettazione dei propri limiti. La sua arte nasce da un lavoro lento e costante, volto a ritrovare una purezza espressiva.

La sua identità culturale sfugge a etichette e riconoscimenti tradizionali. Con un sorriso cita David Bowie, simbolo di metamorfosi e libertà creativa, a cui si ispira per coltivare il cambiamento come stimolo vitale.

Dalla fotografia, una ricerca di sé e di appartenenza

Nato a Firenze nel 1973, Castore ha vissuto un’infanzia segnata da spostamenti e cambiamenti, un periodo di inquietudine e ricerca di una direzione. La fotografia è stata per lui una scoperta decisiva nei primi anni ’90: uno strumento per esplorare il mondo fuori e dentro di sé. Da allora ha dedicato la vita a questa pratica, intrecciando passione, inquietudine e ricerca emotiva.

Nel 2011, un evento drammatico ha cambiato il suo modo di vedere il tempo e il proprio lavoro. Quella svolta ha dato nuova forza e determinazione a costruire una mappa immaginaria di appartenenza, un alfabeto visivo per raccontare memoria, esperienza e tempo.

Fotografia come traccia di una presenza che si muove nel tempo

Il lavoro di Castore si distingue per progetti a lungo termine. Le sue immagini vogliono fissare presenze fatte di incontri, attimi e relazioni, tracce di un presente che va oltre il tempo. Così costruisce una “costellazione” che parla del rapporto con l’altro e con se stesso, una narrazione che mescola momenti autobiografici e incontri casuali.

Le foto non sono mai isolate, ma parte di un dialogo continuo tra storie personali, tempo storico e vita reale. Questo approccio gli ha portato riconoscimenti internazionali, con molte mostre e undici libri pubblicati tra Italia, Francia, Germania, Polonia, Regno Unito e altrove. Ha anche realizzato quattro cortometraggi tra il 2012 e il 2022.

Lorenzo Castore resta una voce importante nella riflessione sull’identità oggi, mettendo al centro la propria esperienza in un discorso che coinvolge tutti, in un presente che non smette di trasformarsi.

Redazione

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