Milano si prepara a trasformarsi in un gigantesco laboratorio d’arte contemporanea. La città, già vibrante, si anima con installazioni e mostre che spuntano come fiori in primavera, da Città Studi fino a Porta Garibaldi e oltre. Non è solo una questione di quantità, ma di qualità e varietà: gallerie private affiancano grandi istituzioni, mentre debutta la nuova fiera Paris Internationale, pronta a sorprendere. Tra inaugurazioni e progetti speciali, il ritmo è serrato, ideale per chi vive di arte e per chi vuole lasciarsi trasportare da una passeggiata diversa dal solito.
Si parte da Città Studi, a due passi dalla fermata Loreto della metro. Qui si trovano gallerie importanti come Massimodecarlo, Ncontemporary e la Fondazione Emilio Scanavino, tutte pronte con proposte di spessore. Massimodecarlo presenta la prima personale di Pietro Roccasalva, Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi, una mostra che mescola figure enigmatiche e scenari surreali. A pochi passi, Ncontemporary ospita When The Sun Sets, collettiva curata da Erica Massaccesi che esplora il concetto di orizzonte come soglia tra mondo reale e simbolico, con sei artisti internazionali tra cui Marion Baruch e Neil Raitt. La Fondazione Emilio Scanavino, insieme al Centro Artistico Alik Cavaliere e Prometeogallery, ripropone l’opera monumentale Omaggio all’America Latina , nata dalla collaborazione tra Cavaliere e Scanavino, accompagnata da una performance site-specific di Regina José Galindo in scena proprio in questi giorni.
Spostandosi verso il centro, tra Centrale e Porta Garibaldi, emergono altre tappe fondamentali. Vistamare Milano inaugura Tangible Kinships, personale di Rosa Barba che indaga il legame tra cinema, luce e spazio con un allestimento immersivo. Alla galleria A Arte Invernizzi c’è Fragilità. Visioni di una forza formativa, collettiva curata da Davide Mogetta che riflette sulla vulnerabilità con opere di Dadamaino, François Morellet e altri protagonisti. Zazà propone Play, Part, Cut di François Durel e uno special project di SAGG NAPOLI: grandi opere testuali che parlano di visibilità e reti di relazioni. Poco distante, Volvo Studio Milano ospita Breath. Architettura della leggerezza del collettivo Mandalaki in collaborazione con Viasaterna, un’installazione che trasforma lo spazio in un’esperienza sensoriale fatta di aria e luce, elementi leggeri ma potenti.
Attraversando la Biblioteca degli Alberi, si arriva in zona Farini dove la Galleria Frittelli Rizzo presenta Il lavoro, il tempo di Nouvelle Tendance, mostra dedicata a Dadamaino e curata da Flaminio Gualdoni, in collaborazione con l’Archivio Dadamaino. Una selezione di opere che racconta un momento chiave nella carriera dell’artista e il suo dialogo con il movimento Nouvelle Tendance.
Ultima fermata, oltre il Cimitero Monumentale, a Cenisio, alla Galleria Lia Rumma. Qui Anselm Kiefer espone I wish to die in autumn moonlight even in darkness not to be lost, progetto che accompagna la grande antologica a Palazzo Reale, Le Alchimiste. Le sue tele rigogliose omaggiano donne che hanno segnato la scienza moderna attraverso l’alchimia. La giornata si chiude con un incontro al Teatro Dal Verme, dove Kiefer conversa con Natacha Fabbri, storica della scienza e filosofia, in un dialogo che mette a fuoco il legame tra antiche tradizioni e arte contemporanea.
Palazzo Galbani ospita la prima edizione italiana di Paris Internationale Milano, fiera d’arte contemporanea nota per il suo approccio curatoriale indipendente. Dal 17 al 21 aprile, in contemporanea con la Milano Art Week e la Design Week, trentaquattro gallerie internazionali si mettono in gioco con programmi che bilanciano artisti emergenti e nomi affermati, dando vita a un dialogo aperto tra culture e generazioni. L’evento si distingue per un format che va oltre la classica esposizione commerciale, grazie agli Special Projects distribuiti su più piani del palazzo. Tra le installazioni da non perdere ci sono gli interventi site-specific di Anthea Hamilton , Ambra Castagnetti , Anna Franceschini e artisti di rilievo come Lee Scratch Perry e Robert Mapplethorpe.
Non mancano proposte di spessore: un progetto di Luca Monterastelli, una mostra firmata Keteleer e Lia Rumma, e un allestimento dedicato a Cosima von Bonin curato da Ordet. L’allestimento, progettato dallo studio svizzero Christ & Gantenbein – storici collaboratori di Paris Internationale – insieme al team milanese NM3, si basa su pareti modulari autoportanti che valorizzano gli spazi di Palazzo Galbani, offrendo una fruizione fluida e innovativa. Questa prima italiana conferma lo spirito internazionale e l’attenzione alle nuove pratiche artistiche che da sempre caratterizzano la manifestazione.
Non solo gallerie e fiere: la Milano Art Week 2026 propone anche momenti di approfondimento e spettacoli in diversi spazi culturali. Tra i più importanti, la trentesima edizione della fiera internazionale miart, diretta da Nicola Ricciardi, che si svolge nella nuova sede Allianz MiCo, con un panorama ricco di arte moderna e contemporanea. Da segnalare l’incontro Lucio Fontana oltre il mito – Riflessioni da un progetto editoriale, dove studiosi e critici approfondiscono l’eredità dell’artista nel contesto italiano e internazionale.
La sera del 17 aprile, l’Istituto Svizzero, in collaborazione con Mousse Magazine, presenta After After Party, un evento con screening e performance curato da Lucrezia Calabrò Visconti e Barbara Casavecchia. Il programma affronta il tema del rito della festa e di ciò che accade dopo la celebrazione. La serata si chiude con It’s ok to cry, un “karaoke triste” di Sara Leghissa, che invita a riflettere sulle emozioni in una cornice performativa. Questi appuntamenti arricchiscono una settimana già fitta di eventi, spaziando dall’arte visiva alla performance e ai talk.
La Milano Art Week 2026 si conferma così un’occasione imperdibile per scoprire nuove tendenze, visitare opere inedite e assistere a confronti stimolanti tra artisti, curatori e pubblico. Un itinerario che unisce quartieri storici e nuovi poli culturali di una città sempre più viva e aperta all’arte contemporanea.
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