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Premio Pomodoro 2024: la scultura contemporanea tra suoni, materiali e memoria in mostra a Milano

La scultura non si piega più a regole antiche: non è più solo materia solida, peso e volume nello spazio. Oggi respira, si fonde con suoni, immagini, materiali vivi e memorie culturali profonde. A Milano, Dancing at the Edge of the World mette in scena questa trasformazione. Cinque artisti emergenti, scelti per l’ottava edizione del Premio Arnaldo Pomodoro, mostrano come la scultura si faccia laboratorio di sperimentazione e risposta creativa alle sfide del presente. La forma rigida lascia il posto a un dialogo aperto, capace di coinvolgere i sensi e la mente.

Premio Arnaldo Pomodoro: una storia di riconoscimento e innovazione

Nato nel 2006 per volontà di Arnaldo Pomodoro, uno dei maestri della scultura italiana contemporanea, questo premio è tra le poche iniziative in Italia e nel mondo dedicate esclusivamente a valorizzare la scultura. Il concorso è rivolto ad artisti tra i 25 e i 45 anni, capaci di portare innovazione e pensiero critico in questo campo. Nel 2024 il premio è cresciuto da 10mila a 30mila euro, grazie al sostegno di Venini, storica azienda dell’arte vetraria, segno di quanto oggi la scultura venga riconosciuta come un linguaggio attuale e vitale.

La giuria è composta da esperti di istituzioni di primo piano: alla guida Anne Reeve, curatrice dell’Hirshhorn Museum di Washington, insieme a rappresentanti di Fondazione Arnaldo Pomodoro, Sculpture Center New York, Museo Reina Sofía di Madrid e Fondazione ICA Milano. Un momento toccante ha segnato questa edizione: dopo la scomparsa di Pomodoro il 22 giugno 2023, i cinque finalisti hanno chiesto di dividere il premio in sua memoria. La proposta è stata accolta all’unanimità, trasformando la premiazione in un momento carico di significato umano e artistico.

Dancing at the Edge of the World: la scultura che si reinventa

Il titolo della mostra prende spunto dall’omonima raccolta di saggi di Ursula K. Le Guin, anticipando un approccio che va oltre la tradizione. Non si tratta di presentare solo oggetti monolitici, ma di raccontare la scultura come un processo aperto, in continua trasformazione e contaminazione. Le opere sfidano le vecchie percezioni: si muovono tra naturale e artificiale, umano e non umano, materia fisica e dimensioni più sottili come lo spirito o la memoria.

La figura umana, anche quando non è esplicita, resta un punto di riferimento: spesso appare frammentata, trasformata, diluita in reti di relazioni complesse e nuovi modi di incarnarsi, evocando memorie personali, sociali e politiche. La scultura diventa così un’esperienza che è insieme concreta e impalpabile, capace di conservare e raccontare storie stratificate.

I finalisti: corpi, territori e processi biologici raccontati attraverso la materia

L’esposizione si apre con The Secret Code di Trương Công Tùng, artista vietnamita nato nel 1986. La sua installazione intreccia natura e artificio: uova finte di piccione, incubatrici industriali, ali di termiti e acqua scura creano un ambiente immersivo che sfida il tempo e lo spazio. Si riflette sui cicli della vita, sulle manipolazioni umane e sulla fragilità degli ecosistemi, raccontando il biologico con materiali concreti e simbolici.

Yu Ji, nata a Shanghai nel 1985, porta Forager – Lunch , un’opera che sposta la scultura tradizionale in una serie di oggetti, immagini e movimenti. Fotografie in bianco e nero, disegni e video si intrecciano in un racconto frammentato, quasi musicale, che esplora il nostro rapporto con il mondo. La materia scultorea si fa elemento disperso e stratificato, dove forme e segni si consumano e si sedimentano nel tempo.

La sudafricana Bronwyn Katz, classe 1993, con kx’ũi domma mette in dialogo geologia e memoria corporea. Sabbia, rame, cera d’api e frammenti naturali si uniscono alla voce registrata del bisnonno, dando vita a un archivio vivo che lega storie familiari e contesti collettivi. L’opera diventa una sorta di lingua tra materia e suono, tra passato e presente, radicata in un luogo preciso.

Dalla regione brasiliana di Minas Gerais, Luana Vitra presenta Birth Calculation – Variation 2 . La sua pratica, quasi alchemica, trasforma la polvere blu di Wagi in un simbolo spirituale, restituendo alla materia scultorea una valenza rituale e metafisica. La scultura si fa porta verso un mondo invisibile, suggerendo un dialogo tra l’umano e le forze che lo attraversano, con un legame profondo al territorio d’origine.

Infine, Dan Lie, artista brasiliano di origini indonesiane nato nel 1998, propone Regarding Yellow Thoughts 3 , realizzata con tessuti tinti alla curcuma e mazzi di fiori. L’installazione rielabora materiali di lavori precedenti, trasformandoli in un organismo aperto che interagisce con il pubblico e lo spazio. Accanto a questa opera, Lie presenta la serie di disegni The Reek Testimonial, dove processi naturali come fermentazione e decadimento diventano linguaggio visivo e tattile, espressione immediata e stratificazione sensoriale.

Scultura tra memoria e futuro: un confronto aperto con il presente

La mostra a Milano si conferma così un punto di incontro tra storie personali e questioni collettive, con lo sguardo fisso sulle trasformazioni sociali e ambientali. Le opere raccontano la varietà della scultura contemporanea, che si sottrae a una pura lettura estetica per aprirsi a prospettive politiche e culturali, mettendo lo spettatore in uno stato di spaesamento e coinvolgimento. L’iniziativa ribadisce il ruolo chiave delle fondazioni Arnaldo Pomodoro e ICA Milano nel mantenere vivo e in evoluzione un linguaggio antico eppure sempre radicale come quello della scultura.

Questa raccolta, segnata da un gesto di omaggio a Pomodoro, consegna al presente e al futuro della scultura un messaggio di partecipazione e resilienza. Dimostra che la forma artistica può espandersi e rigenerarsi, confrontandosi continuamente con il mondo reale e i suoi cambiamenti.

Redazione

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