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I capolavori di Francesco Guardi in mostra a Ca’ Rezzonico: la Collezione Gulbenkian arriva a Venezia

Il 3 agosto 1914, Parigi era una città sospesa nel tempo, con la guerra che incombeva sull’Europa. Tra le vie affollate, David H. Young camminava con sotto il braccio una Veduta di Roma di Francesco Guardi, un dipinto destinato a tornare nelle mani di Calouste Gulbenkian. Non era solo un trasporto, ma un gesto che raccontava di strategie precise e di una passione per l’arte guidata da un rigore quasi imprenditoriale.

Gulbenkian, soprannominato “Mr. Five Percent” per i suoi affari nel petrolio, non collezionava per diletto. La sua collezione era il risultato di una selezione spietata: ogni opera doveva superare un severo esame di qualità. Quelle che non raggiungevano il livello venivano eliminate, a volte vendute anche in perdita. Ora, a Ca’ Rezzonico, le vedute di Guardi rimaste raccontano questa storia di scelte drastiche e di un’arte plasmata dal rigore di un collezionista che non lasciava nulla al caso.

Gulbenkian, un collezionista con il piglio dell’imprenditore

Gulbenkian non era solo un magnate del petrolio: la sua passione per l’arte aveva regole precise, quasi come in un affare. A differenza di molti collezionisti dell’epoca, che si lasciavano guidare dall’emozione o dall’amore per un artista, lui valutava ogni opera come un investimento, guardando al suo valore artistico e storico.

Le diciannove opere di Guardi conservate oggi al Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona non sono il risultato di una semplice raccolta, ma di una selezione accurata. Molte opere furono acquistate, altre scartate o restituite, come quella Veduta di Roma che Young riportò a Parigi nel 1914. Il principio era uno solo: nessun dipinto poteva entrare nella collezione se non superava in qualità quelli già presenti.

Questo metodo rigoroso significava un continuo lavoro di affinamento. La collezione non voleva solo conservare arte, ma costruire un patrimonio di alto livello, quasi un modello di riferimento per la pittura veneziana del Settecento. Gulbenkian stesso sottolineava che la sua raccolta non era mai definitiva, ma sempre pronta a cambiamenti e scambi per mantenere un nucleo di opere eccellenti.

Ca’ Rezzonico e il ritorno delle vedute di Guardi a casa loro

A Ca’ Rezzonico, l’eredità di Gulbenkian prende forma con dieci capolavori di Francesco Guardi, artista veneziano celebre per le sue vedute urbane cariche di poesia e colore. La mostra, ospitata nel cuore del Museo del Settecento Veneziano, assume un valore speciale: è un vero e proprio ritorno per queste opere, che dopo anni passati a Lisbona ritrovano il legame con Venezia.

Le tele di Guardi trasmettono un’atmosfera sognante e sfuggente. A differenza delle vedute precise e ordinate di Canaletto, Guardi gioca con le prospettive, cattura la luce e l’umidità della laguna con pennellate vibranti, quasi evanescenti. In dipinti come “La Regata sul Canal Grande vicino al Ponte di Rialto” o “La Festa della Sensa in Piazza San Marco”, la città sembra sospesa nel tempo, con un fascino malinconico che anticipa il Romanticismo.

La mostra crea anche un ponte con i disegni conservati nel Gabinetto dei Musei Civici veneziani, parte dell’eredità di Teodoro Correr. Il confronto tra le tele della collezione Gulbenkian e le carte veneziane ricostruisce un percorso visivo e storico, mostrando come Venezia fosse già stata reinterpretata artisticamente molto prima della sua crisi politica. In questo scambio si rivela il gioco tra realtà e immaginazione che fa di queste opere un tesoro culturale.

Guardi tra realtà e memoria: la pittura dell’effimero

Le vedute di Guardi non sono solo immagini della città: sono testimonianze di un mondo che si dissolve, raccontate con una pittura che oscilla tra chiarezza e sfumatura. Gli edifici sembrano perdere consistenza sotto le pennellate che evocano nebbie o riflessi sull’acqua. L’atmosfera domina la scena, creando un’immagine liquida e quasi onirica.

In “La Partenza del Bucintoro”, ad esempio, si percepisce un’atmosfera quasi spettrale, con figure e palazzi che sembrano fantasmi luminosi, presagio della fine di una Repubblica millenaria. Questo senso di decadenza precoce mette Guardi un passo avanti rispetto al Romanticismo, conferendo un valore simbolico profondo alla sua arte. Oggi, vedere queste opere nel loro contesto originale significa più che ammirare quadri: è come rivivere la dissoluzione di un’epoca.

La lungimiranza di Gulbenkian, unita al suo occhio da uomo d’affari, ha fatto sì che queste opere non andassero disperse nel tempo. Ogni tela è un tassello prezioso di quell’estetica della sparizione che, grazie alla mostra a Ca’ Rezzonico, torna a vivere nella città che l’ha ispirata.

I disegni di Teodoro Correr, una chiave per leggere la storia

Il Gabinetto dei disegni e delle stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia conserva molti lavori su carta di Francesco Guardi. Questi schizzi, studi e vedute sono fondamentali per capire il percorso artistico di Guardi e la sua visione di Venezia.

Mettendo a confronto questi disegni con le tele della collezione Gulbenkian si capisce come la città sia stata raccontata da angolazioni diverse. Il dialogo tra carta e tela mostra che l’immagine di Venezia non è mai fissa, ma in continua trasformazione, riflesso dei pensieri e dello sguardo degli artisti.

La mostra diventa così una mappa culturale e storica, che svela il rapporto tra la città reale e la sua rappresentazione artistica. Un’occasione preziosa per storici, appassionati e cittadini di riscoprire un patrimonio che parla di passato e presente insieme.

La collezione Gulbenkian, custode di un tesoro fragile

La storia della collezione Gulbenkian è fatta di scelte difficili e momenti delicati, in cui opere preziose sono state salvate dalla dispersione o da giudizi frettolosi. La determinazione di Gulbenkian e dei suoi collaboratori ha portato alla nascita di un nucleo di opere di altissimo valore, oggi patrimonio condiviso.

Il prestito temporaneo delle vedute di Guardi da Lisbona a Venezia rappresenta un ricongiungimento importante tra luoghi lontani ma legati culturalmente. Riportare queste opere nella città che le ha ispirate significa restituire una parte della memoria visiva di Venezia nel momento cruciale della sua storia.

Questa operazione aiuta a mantenere viva la conoscenza di un’arte fatta di luce, spazio e tempo. Il viaggio delle vedute di Guardi ci invita a guardare con attenzione ciò che resta e a valorizzare il patrimonio artistico con scelte ponderate, lontane dalle mode o dagli interessi del momento, rispettando la storia e il valore di queste opere.

Redazione

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