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Breath Not Found: Cate Colapietro rivoluziona il ritratto fotografico con corpi sfuggenti e scanner innovativi

In piazza Umberto I a Gioia del Colle, sotto un sole di aprile ancora tiepido, prende vita una mostra che stravolge ogni idea tradizionale di ritratto. Le immagini di Cate Colapietro non offrono volti nitidi, ma figure sfuggenti, quasi imprigionate in un tempo sospeso. Non è il corpo a mostrarsi, piuttosto a nascondersi, sfidando lo sguardo con un equilibrio tra primitivismo e tecnologia.

Breath Not Found — un titolo che urla assenza: quella del respiro, il segno invisibile che dà vita, e insieme la mancanza di un contatto vero, in un’epoca saturata di immagini che non riescono a cogliere la profondità umana. Qui il corpo si schiaccia contro uno strato di vetro scannerizzato, restituendo non un volto, ma un’orma disturbata. Un’interferenza visiva che parla di perdita, più che di definizione.

Il ritratto rivoluzionato: dal volto alla traccia

Cate Colapietro capovolge completamente il concetto tradizionale del ritratto. Non si tratta di fermare un’immagine chiara o raccontare una storia identificabile. Al centro del suo lavoro c’è la tecnologia dello scanner: uno strumento che di solito pensiamo come preciso e neutro, ma che qui diventa un mezzo di compressione, deformazione. Il corpo non si posa passivamente sul vetro, ma si schiaccia, lascia segni concreti: impronte, pieghe, distorsioni.

Questa scelta tecnica cambia radicalmente il senso della fotografia, che smette di essere un semplice documento per trasformarsi in una traccia di passaggio. Le immagini non danno certezze, ma raccontano fragilità. Quel corpo solido e definito si fa materiale vulnerabile, esposto a un protagonista silenzioso: il confine tra presenza e assenza. Il corpo e il vetro scannerizzato si fondono in un materiale visivo nuovo, dove i contorni si confondono e si intrecciano con tessuti e oggetti. Nasce una “zona grigia”, un limbo dove il corpo sfuma tra glitch e disturbi digitali.

La perdita del respiro, evocata dal titolo, diventa una metafora dei nostri tempi. Non è solo mancanza di ossigeno, ma l’impossibilità di catturare il reale nella sua interezza, l’impossibilità di un contatto vero nell’era digitale. Il corpo fotografato non si mostra, lascia una ferita visiva, un’eco disturbata di una presenza reale e allo stesso tempo spezzata.

Il corpo nell’epoca dell’immagine: tra digitale e percezione

La mostra riflette con chiarezza sul ruolo del corpo oggi. In un mondo dove le immagini si consumano in fretta, si comprimono e si dissolvono, Colapietro ci invita a vedere ciò che sfugge. Il corpo non è più solo un’immagine da rappresentare, diventa un archivio di pressioni, fratture e deformazioni che raccontano una presenza instabile ma insistente.

Lo scanner incarna questa doppia natura: uno strumento che registra ma anche distorce, che avvicina per separare, che “tocca” senza restituire il calore umano. Così il corpo diventa un luogo di slittamenti continui, un deposito emotivo che si conserva sulla superficie ma si incrina proprio lì. La vulnerabilità emerge sul confine trasparente dove reale e digitale si sfiorano senza fondersi davvero.

Non è un esercizio di stile o un’utopia artistica. Il corpo perde la sua forma fisica per trasformarsi in flusso di dati visivi, ma continua a esistere come traccia di una presenza che resiste dentro la tecnologia. Questa visione ci parla di un’esperienza sempre più mediata, compressa e frammentata.

CVO a Gioia del Colle: l’incontro tra arte, moda e contemporaneità

La scelta di ospitare Breath Not Found nello spazio CVO, in piazza Umberto I a Gioia del Colle, non è casuale. Qui, spazi espositivi e negozio convivono, creando un ambiente dove la ricerca visiva si intreccia con la moda contemporanea. Questo contesto ibrido dà forza alla mostra, moltiplicando le riflessioni sul corpo nell’era delle immagini digitali.

L’inaugurazione del 4 aprile 2024 ha visto anche la presentazione della nuova collezione CVO, un’occasione che ha messo in dialogo arte e prodotto concreto. La sovrapposizione tra immagine e corpo materiale diventa ancora più evidente, inserendo l’arte nel quotidiano e viceversa.

CVO non è solo un contenitore, ma partecipa attivamente a costruire l’immaginario contemporaneo. La presenza della moda, con i suoi tessuti, si intreccia con le immagini di Colapietro, dove pelle scannerizzata e oggetti si fondono in una materia visiva che racconta un’intimità negata.

Luci rosse e installazioni: un’esperienza sensoriale

Breath Not Found non è solo visivo, ma coinvolge anche i sensi e lo spazio. Le luci rosse avvolgono le fotografie, accentuando la tensione tra attrazione e soffocamento. Questo colore amplifica la sensazione di distanza forzata, di un’intimità che si cerca ma resta irraggiungibile.

I grandi formati e l’allestimento quasi immersivo moltiplicano lo sguardo sul corpo e la sua condizione attuale. La texture scannerizzata si traduce in una presenza concreta, che resiste e oppone barriera tattile, senza aprirsi a illusioni.

Questa tensione tra desiderio e impossibilità, tra vicinanza e sparizione, attraversa tutta la mostra, restituendo un’immagine del corpo filtrata da mediazioni e alterazioni continue. Chi visita è chiamato a muoversi in uno spazio di disorientamento ma anche di forte coinvolgimento emotivo.

Presenza fotografica riscritta nell’era digitale

Con Breath Not Found, Cate Colapietro dà una nuova lettura alla “presenza” nella fotografia oggi. Non si tratta più di fermare un soggetto nitido e riconoscibile, ma di sospendere il corpo in un passaggio instabile.

Il risultato è una traccia disturbata, un’impronta intermittente di un soggetto che attraversa la superficie senza mai comporsi del tutto. L’immagine diventa un luogo di attrito tra materiale e immateriale, dato e dispersione.

Questo lavoro mette in luce la fragile soglia in cui corpo, immagine e interfaccia digitale si incontrano e si allontanano insieme. Colapietro mostra l’impossibilità di catturare il reale fino in fondo, lasciando al pubblico l’eco amaro di un respiro mai davvero afferrato.

Redazione

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