Nel 2019, Matera ha conquistato l’Europa con il titolo di Capitale Europea della Cultura. Ora si prepara a un’altra sfida, ancora più ambiziosa: nel 2026 sarà Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, insieme a Tétouan, in Marocco. Non è solo una nomina, ma il frutto di un progetto che intreccia radici antiche e innovazione digitale.
Dietro le quinte, la Fondazione Matera Basilicata 2019, sotto la guida di Rita Orlando, ha tessuto una rete solida fatta di competenze e collaborazioni. Da qui nascono iniziative come Terre Immerse, residenze artistiche e mostre che animano ogni angolo della città, pubblici e privati. Matera non è più un’isola: si inserisce con forza in una rete euromediterranea, pronta a intercettare le trasformazioni culturali e tecnologiche del presente.
Matera e Tétouan: un ponte culturale nel Mediterraneo
Matera e Tétouan sono state scelte dall’Unione per il Mediterraneo e dalla Fondazione Anna Lindh per rappresentare insieme la cultura del bacino mediterraneo, andando oltre confini e differenze. Un gemellaggio che punta sulla collaborazione attiva delle comunità artistiche e civili per costruire strategie condivise sul territorio.
Anche se Matera dista trenta chilometri dal mare, porta nel suo Dna la “memoria del Mediterraneo”, grazie ai Sassi e a secoli di scambi culturali. La partnership con Tétouan ribadisce l’idea di un Mediterraneo come rete viva di territori intrecciati, dove passato e presente si incontrano. Qui la cultura diventa strumento di dialogo e chiave per uno sviluppo sostenibile.
Non è solo teoria. Questo scambio si traduce in eventi, mostre e iniziative che coinvolgono musei, agenzie di promozione e istituzioni regionali, dando a Matera un ruolo da protagonista nel panorama culturale internazionale.
“The Sea Is Closer Than You See”: la mostra digitale che racconta il Mediterraneo
Il fulcro di questa fase è la mostra “The Sea Is Closer Than You See”, aperta fino all’8 dicembre 2026. Curata da Chiara Canali e Simona Spinella, riunisce dieci artisti internazionali che esplorano il Mediterraneo attraverso linguaggi digitali, dall’intelligenza artificiale alle videoinstallazioni immersive. Il mare diventa qui una metafora, un filo invisibile che lega identità, territori e storie.
La mostra parte dall’idea che il Mediterraneo non è solo un mare, ma una rete culturale, ecologica e tecnologica che si estende nel tempo e nello spazio. Molte opere riflettono su come l’acqua permei la cultura di Matera, influenzando architetture, forme artistiche e modi di vedere il mondo.
L’itinerario si snoda in diversi punti chiave della città: Palazzo Lanfranchi, MUSMA, TAM e la sede dell’Agenzia di Promozione Territoriale. In ogni luogo, le installazioni spostano lo sguardo dal fisico al virtuale, unendo passato e futuro.
Tra passato e futuro: le opere che animano la città
A Palazzo Lanfranchi, simbolo della storia materana, si possono ammirare videoinstallazioni come quella di Silvio Giordano, che rielabora in chiave digitale “Lucania ’61” di Carlo Levi. Un’opera che parla di spopolamento, migrazioni e assenze, mettendo in luce un problema ancora attuale in tutto il Mediterraneo.
Il MUSMA, nel cuore dei Sassi, crea un’atmosfera immersiva dove si incontrano tradizione rupestre e tecnologia moderna. Qui spicca il lavoro con Studio Azzurro in “Il Colore dei gesti. Sinfonia Mediterraneo”, un viaggio tra mestieri artigianali e innovazione sonora e visiva.
Nel primo ipogeo, si crea un dialogo tra reale e digitale: Martin Romeo esplora il legame tra traffico aereo e clima, mentre Valentinaki trasforma le onde del mare in suoni vivi, tracciando una mappa sonora profonda del Mediterraneo.
Al TAM, le installazioni ad alto impatto tecnologico scavano nelle radici marine e geologiche di Matera. L’intelligenza artificiale dà vita a forme ibride, nate dall’incontro tra natura e uomo, raccontando la continua trasformazione del territorio.
Cultura digitale, donne e nuove prospettive
Chiara Canali, curatrice della mostra, ha costruito il progetto partendo dagli studi di pensatori come Franco Cassano e Predrag Matvejević. Il suo sguardo va oltre la geografia: vuole intercettare relazioni, contaminazioni e reti di significati.
Un punto centrale è il ruolo delle tecnologie digitali, viste non solo come strumenti, ma come parte di un dialogo che tocca etica, società e cultura. Canali parla di “tecno-socialità”, nuovi modi di vivere lo spazio e il tempo, sempre con al centro l’uomo.
Un tema emerso riguarda la presenza femminile: tra i dieci artisti in mostra, c’è una sola donna, Valentinaki. La curatrice riconosce questo squilibrio nel mondo della New Media Art, ma sottolinea che la selezione è stata fatta sulla qualità delle opere. Inoltre, il progetto è stato diretto tecnicamente e organizzativamente da un team tutto al femminile, offrendo un diverso tipo di protagonismo.
Questa mostra è quindi un’occasione per riflettere su temi attuali, mettendo in luce tradizione, innovazione e scambi interculturali.
