Nel cuore di Doha, sotto la struttura imponente disegnata da Jean Nouvel, si apre la più grande retrospettiva mai dedicata in Medio Oriente a Giuseppe Penone. Cinquant’anni di lavoro, scanditi da sculture che parlano di natura e materia: legno, marmo, foglie, pelle, spine. Un viaggio che unisce passato e presente, con opere storiche affiancate a creazioni fresche, in un dialogo intenso con lo spazio che le ospita.
La rassegna, intitolata The Inner Flow of Life, si sviluppa in cinque padiglioni nella zona della Baraha del museo. Ogni spazio si concentra su un materiale chiave della ricerca di Penone: foglie, porcellana, spine, marmo e pelle. Qui si alternano sculture, disegni, fotografie, installazioni e video, disposti non secondo un ordine cronologico rigido ma seguendo le affinità tematiche e formali che attraversano il lavoro dell’artista.
Il percorso espone 25 opere realizzate tra il 1970 e il 2026, abbracciando così più di mezzo secolo di attività. Tra i pezzi più datati spicca Rovesciare i propri occhi , un’installazione in cui Penone indossa lenti a contatto specchiate che bloccano la vista normale, riflettendo all’esterno ciò che solitamente si percepisce solo dentro di sé. Questo lavoro concettuale si confronta con creazioni recenti come Vene di bronzo , in cui il corpo emerge attraverso tracce indirette: impronte, pressioni, respiri impressi sulle superfici scultoree. Un richiamo forte al continuo mutare della materia, sia organica sia corporea.
La mostra è anche il secondo capitolo di un progetto condiviso tra Qatar Museums e Serpentine Galleries di Londra. Dopo la prima tappa nel 2025 a Londra, dove Penone aveva presentato opere dal 1969 in avanti, estendendo la sua arte agli spazi pubblici, Doha si concentra soprattutto sul dialogo con i materiali, adattandosi a un contesto ambientale diverso e aprendo nuovi scenari espositivi.
Un filo rosso lega molte delle opere: il tempo, la memoria inscritta nella materia viva e il senso della crescita. Respirare l’ombra è un’installazione fatta di foglie di alloro, rete metallica, bronzo e terracotta che invade lo spazio, trasformandolo in un organismo pulsante. Qui la materia vegetale, il respiro e il corpo si fondono in un’esperienza che coinvolge il visitatore in modo diretto. Le foglie smettono di essere semplici elementi naturali per diventare segni di un processo vitale.
Alberi Libro è uno dei lavori simbolo di Penone. Un albero scavato con grande cura, che riporta alla luce la forma e la memoria delle sue fasi di crescita. Il legno, lavorato come fosse un testo, mostra un tempo nascosto, inciso negli anelli di crescita. L’albero diventa così simbolo di evoluzione e custode di una storia naturale messa a confronto con l’intervento umano.
Due installazioni di grande impatto sono Propagazione di Sèvres e Spine d’acacia – Palpebra . Entrambe si basano su dettagli anatomici – impronte digitali e forme della pelle – che si moltiplicano e si allargano, dando vita a strutture autonome che ricordano le ramificazioni e le venature del mondo vegetale. Questi lavori mostrano il legame stretto tra corpo umano e natura.
Penone ha spesso sottolineato come la crescita dell’albero, vista come un processo fluido e dinamico, sia al centro del suo lavoro. La natura, per lui, è un flusso continuo che coinvolge materia e vita.
Il National Museum of Qatar non è solo cornice, ma parte integrante del racconto. Firmato da Jean Nouvel e aperto nel 2019, il museo si sviluppa attraverso grandi dischi che si incastrano, richiamando la rosa del deserto, una formazione minerale tipica del Qatar. Questa ispirazione geologica ha colpito profondamente Penone.
L’artista ha trovato forti affinità tra la struttura del museo e le forme di crescita degli organismi vegetali. La geometria e la stratificazione dell’edificio dialogano con la sua idea di trasformazione. L’architettura diventa così un “paesaggio” in cui elementi come acqua, vento, sole e sabbia si combinano e influenzano le superfici, proprio come accade con il gesto umano.
Fuori dal museo, il progetto si estende anche all’ambiente urbano: all’Old Doha Port sarà installata una nuova opera della serie Idee di Pietra, composta da alberi in bronzo che sorreggono pietre tra i rami. Un’opera che mette in relazione il peso minerale e la struttura vegetale, rinnovando il tema dell’equilibrio tra materia organica e inorganica, caro all’artista.
Giuseppe Penone nasce a Garessio, in provincia di Cuneo, nel 1947. Negli anni Sessanta frequenta l’Accademia Albertina di Torino e ben presto si inserisce nel movimento dell’Arte Povera, sviluppando un percorso personale che esplora il rapporto tra corpo umano e natura.
Il suo lavoro parte dalla serie Alpi Marittime, iniziata nel 1968 nei boschi vicino a casa, dove interveniva direttamente sulla crescita degli alberi, lasciando tracce visibili nel tempo. Con la serie Alberi, invece, Penone scava il legno seguendo gli anelli di crescita per far emergere la forma originaria della pianta.
Negli anni Settanta l’attenzione si sposta sul corpo umano. Opere come Rovesciare i propri occhi, Svolgere la propria pelle e Pressione indagano la pelle, l’impronta, il respiro, zone di confine tra individuo e ambiente. Essere fiume, iniziata nei primi anni Ottanta, sposa questi temi realizzando un blocco di pietra che riproduce la forma generata dal movimento dell’acqua, sovrapponendo tempi geologici e scultorei.
Dagli anni Ottanta Penone amplia i materiali: bronzo, marmo, terracotta, vetro e foglie entrano nel suo vocabolario. Nelle Anatomie, il marmo viene scavato seguendo venature simili a sistemi vascolari. Nelle Propagazioni, impronte digitali si espandono lungo linee concentriche. Allo stesso tempo realizza interventi in spazi pubblici, come l’Albero delle vocali ai Jardins des Tuileries di Parigi o Foglie di pietra a Roma.
La sua carriera è costellata di riconoscimenti importanti: nel 2007 rappresenta l’Italia alla Biennale di Venezia con le Sculture di linfa, nel 2014 riceve il Praemium Imperiale per la scultura e nel 2022 viene nominato membro associato straniero dell’Académie des beaux-arts di Parigi. Oggi la sua opera continua a Doha, tra materiali vivi e storie incise sulla natura stessa.
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