Le luci di Torino si accendono su una settimana che promette di scuotere il panorama artistico. Artissima, la fiera d’arte contemporanea più importante d’Italia, resta al centro, ma la città si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto. Dai quartieri popolari di Barriera di Milano fino alle dolci colline di Rivoli, musei, gallerie e persino le strade ospitano mostre, installazioni e performance. Non è solo un appuntamento per addetti ai lavori: l’energia coinvolge esperti, appassionati e chiunque abbia voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Torino conferma così il suo ruolo di protagonista nel panorama artistico contemporaneo, con un fermento che sembra non avere confini.
Dal 30 ottobre al 1° novembre torna Artissima, consolidando il suo ruolo di piattaforma chiave per l’arte contemporanea in Italia. Nata nel 1994, questa manifestazione riesce da sempre a mettere in dialogo il mercato internazionale con le ricerche più innovative, ospitando gallerie di rilievo mondiale. Il programma è articolato in sette sezioni, ognuna pensata per raccontare un aspetto diverso dell’arte contemporanea.
La Main Section raccoglie gallerie con artisti già affermati, offrendo uno sguardo sulle produzioni più importanti. Monologue/Dialogue si concentra sul dialogo concettuale, con stand monografici o accostamenti di opere sperimentali. New Entries dà spazio a gallerie giovani, al loro debutto in fiera. Art Editions punta sulle opere ed edizioni stampate, valorizzando spazi no-profit e produzioni riproducibili.
Tre sezioni curate da esperti internazionali aggiungono un livello di approfondimento: Present Future mette in luce talenti under 40 con progetti monografici; Back to the Future 2026 celebra artisti pionieri dagli anni ’30 agli ’90, sottolineando l’impatto politico e sociale delle loro opere; Disegni, sezione unica in Italia, è dedicata al disegno, spesso trascurato nei grandi eventi.
Tra le novità spicca la partecipazione di Luci d’Artista con l’abside vetrata del Santuario di Nostra Signora della Salute, firmata Oscar Piattella nel 1992. Un’opera importante, parte del progetto Il respiro della luce promosso dalla Città e dal Ministero della Cultura, che finalmente torna a splendere in città.
La Torino Art Week si snoda su tutta la città, offrendo un calendario ricco e variegato. Si parte dalla Barriera di Milano con la personale Io non voglio morire di Ruben Montini, ospitata dall’Associazione Barriera in collaborazione con la Galleria Gaburro. Montini presenta sculture e una nuova performance che esplorano identità e vulnerabilità, con un occhio alle lotte della comunità LGBTQIA+, in un dialogo aperto con l’opera di Hermann Nitsch.
A pochi passi, nella zona di Vanchiglia oltre il Cimitero Monumentale, l’Ex Giardino Zoologico ospita I Left Something in the Woods, un video del duo Hedda Roman proiettato sulla facciata dell’edificio. Il lavoro mostra figure umane sfumate in un crescendo che mescola passato e futuro, con immagini in bianco e nero ispirate ai fiocchi di neve di Wilson Bentley. La colonna sonora di DECHA completa l’esperienza, creando un’atmosfera immersiva che parla anche alla memoria del luogo.
Sempre a Vanchiglia, l’Archivio Salvo presenta Mouëtte & Chardon, bipersonale di Daniele Milvio e Giangiacomo Rossetti. I curatori hanno preso spunto dall’immaginario del bar nelle opere di Salvo, un luogo sospeso tra realtà e fantasia, per costruire una narrazione che unisce isolamento e incontro, riflessa nelle opere degli artisti contemporanei. Il bar diventa così un universo tutto suo, terreno di riflessione estetica e concettuale.
Oltre il centro, negli spazi di Principi di Piemonte | UNA Esperienze, una scultura gonfiabile di Franco Mazzucchelli dialoga con il prestigioso Salone delle Feste. L’opera gioca sull’equilibrio tra monumentalità e leggerezza, invitando a vedere la scultura e lo spazio in modo nuovo, con un rapporto dinamico con l’architettura.
La GAM Torino apre la grande retrospettiva La danza delle ore, dedicata a Marisa Merz e curata da un comitato di studiosi insieme al Castello di Rivoli e alla Fondazione Merz. La mostra, divisa in più sedi e tappe, ripercorre la lunga vita e attività dell’artista torinese, concentrandosi sul legame tra arte e dimensione domestica, ma anche su temi di spiritualità e trasformazione.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo propone diverse mostre di rilievo. Tra queste, La Ragnatela di Andrea Bowers, artista attivista americana che guarda alle lotte ecofemministe e antinucleari italiane degli anni ’80. Point of Return di Joseph Yaeger mette a confronto opere storiche e recenti, aprendo un dialogo tra passato e presente nella pittura contemporanea. Choreography of the Latent di Aziza Kadyri indaga, con tecniche artigianali e tecnologia, temi legati all’identità e alle esperienze femminili in Asia centrale.
Non manca la rassegna dedicata a Nan Goldin, con The Ballad of Sexual Dependency, un percorso intenso che racconta relazioni, desideri e comunità con uno sguardo personale ma universale. …Pop.!Crash/, mostra del vincitore del Premio illy Present Future 2025 Louis Morlæ, esplora il rapporto tra futuro e nuove tecnologie, confermando la fiera come trampolino per le voci emergenti.
Nella stessa zona, la Fondazione Merz dedica uno spazio a La danza delle ore, un capitolo espositivo che racconta il processo creativo di Marisa Merz attraverso materiali e trasformazioni, mettendo in luce l’equilibrio instabile che caratterizza le sue opere.
Tra gli interventi urbani spicca Il volo dei numeri di Mario Merz, installazione luminosa sulla Mole Antonelliana con la sequenza di Fibonacci, un motivo ricorrente nel suo lavoro. Poco lontano, Grazia Toderi presenta …?…, un’opera luminosa sulla cupola della Basilica Mauriziana: un punto interrogativo rosso che si anima di luci variabili, simbolo delle domande esistenziali e sociali che attraversano la cultura e la scienza.
Il Castello di Rivoli resta una tappa obbligata, ospitando la terza parte della retrospettiva La danza delle ore su Marisa Merz. Al centro della mostra c’è l’installazione E il naufragar m’è dolce in questo mare, un’opera del 1980 che sovverte gli spazi espositivi tradizionali e indaga il rapporto tra opera e territorio. La rassegna raccoglie oltre sessanta opere, toccando temi come il cielo, la sfera lunare e spirituale e l’universo femminile.
Parte anche Primi contatti, un progetto collettivo sull’archivio di Chiara Fumai, organizzato con Mucho Mas!, che riflette sull’archivio come memoria collettiva e strumento di reinterpretazione artistica. Giulio Paolini torna con In Two Acts, diviso in due fasi, che esplora il rapporto tra opera, autore e spazio museale, con installazioni e prestiti dalla collezione Gino Viliani.
Il Castello ospita anche il Premio Piero Siena 2026 con Stefano Bernardi e Samira Mosca, e Inserzioni, a cura di Francesco Manacorda, un progetto di commissioni site-specific in dialogo con l’architettura incompiuta e le collezioni permanenti. La mostra Continuo Infinito Presente, dedicata a Remo Salvadori, e la rassegna Arte Povera – Capolavori dalla Collezione portano in luce le ricerche fondamentali di artisti come Boetti, Pistoletto, Anselmo e Merz.
Per i più giovani c’è Il Castello Incantato, museo attivo con laboratori e attività educative basate sulle opere di Baldessari, Kentridge, Nkanga, Pivi e altri. Infine, la personale Carol Rama: Chapter 1 – Dorina and the Others mette in mostra acquerelli e sperimentazioni multimediali risalenti dagli anni ’30 ai ’70, ampliando il racconto su questa artista chiave.
Ogni spazio si trasforma in un palcoscenico di esperienze artistiche complesse, segno di una città che non smette di puntare sull’arte contemporanea con strumenti freschi e inclusivi. Torino si conferma così nel 2026 un teatro unico per chi ama l’arte e vuole immergersi in un percorso che unisce tradizione e innovazione.
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