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Torino Art Week 2026: guida completa a mostre e eventi imperdibili della quarta giornata

Quando le luci della Barriera di Milano si accendono e il Castello di Rivoli si anima, Torino si trasforma. È la Torino Art Week 2026, un vortice di eventi che invade la città per sette giorni senza tregua. Mostre, performance, installazioni e video si susseguono, coinvolgendo non solo gli addetti ai lavori ma anche chi, per curiosità, vuole farsi travolgere dal ritmo dell’arte contemporanea. Un percorso che unisce memoria e innovazione, facendo pulsare il cuore culturale di una città in fermento.

Artissima 2026: la fiera italiana che guarda al mondo e all’innovazione

Dal 30 ottobre al 1° novembre, Artissima conferma il suo ruolo di fiera italiana di riferimento per l’arte contemporanea, nata nel 1994 e sempre capace di coniugare mercato e sperimentazione. La manifestazione si articola in sette sezioni, ognuna con un taglio diverso sull’arte contemporanea globale.

La Main Section ospita gallerie di rilievo con artisti affermati, un punto fisso per collezionisti e appassionati. Monologue/Dialogue propone stand monografici o dialoghi tra opere e pratiche diverse, mentre New Entries dà spazio a gallerie giovani e promettenti, attive da meno di cinque anni. Art Editions celebra invece produzioni di edizioni e multipli, spesso legate a realtà non-profit.

Le tre sezioni curate puntano su talenti emergenti , artisti pionieri del Novecento e il disegno come mezzo espressivo . Present Future si concentra su giovani under 40, esplorando le tendenze più attuali; Back to the Future 2026 torna su figure che tra gli anni Trenta e Novanta hanno sfidato convenzioni sociali e artistiche; Disegni mette in luce un linguaggio spesso trascurato in Italia.

In questo contesto si inserisce il recupero della monumentale abside vetrata nel Santuario di Nostra Signora della Salute, un’opera di Oscar Piattella del 1992 ora parte del circuito Luci d’artista. Il progetto, promosso da Città di Torino e Ministero della Cultura, punta a valorizzare un patrimonio artistico finora poco conosciuto.

Barriera di Milano e Vanchiglia: tra innovazione e memoria

A Barriera di Milano, l’Associazione Barriera ospita la personale Io non voglio morire di Ruben Montini, curata da Sergey Kantsedal con la Galleria Gaburro. Montini, attraverso sculture e performance, dialoga con l’opera di Hermann Nitsch per affrontare temi di identità e vulnerabilità, con uno sguardo attento alle esperienze della comunità LGBTQIA+. Le sue opere sono cariche di tensione emotiva, tra materia, gesto e corpo.

Nel quartiere Vanchiglia, oltre il Cimitero Monumentale, l’Ex Giardino Zoologico – Parco Michelotti si trasforma in un luogo di videoarte con I Left Something in the Woods, opera del duo Hedda Roman . Il video, proiettato sulle facciate dell’edificio storico, crea un loop temporale dove passato e futuro si confondono. La colonna sonora di DECHA rafforza l’atmosfera sospesa e onirica, mettendo in relazione la memoria del luogo con l’idea di trasformazione.

Nelle vicinanze, l’Archivio Salvo ospita la mostra bipersonale Mouëtte & Chardon di Daniele Milvio e Giangiacomo Rossetti. Qui, il bar diventa uno spazio sospeso nel tempo, in cui si intrecciano solitudine e ambiguità, raccontate attraverso immagini liriche e intense. Un invito a riflettere sul tempo e sulle relazioni, in un’esperienza estetica rara e profonda.

Dal centro alla Crocetta: arte che dialoga con lo spazio

Il viaggio continua verso il centro, passando per il ponte Umberto I fino a Porta Nuova e la Crocetta. All’Hotel Principi di Piemonte | UNA Esperienze si può vedere la scultura gonfiabile ‘Elica’ di Franco Mazzucchelli, realizzata con ChertLüdde Berlin. L’opera gioca tra monumentalità e leggerezza, invitando a un modo nuovo di percepire lo spazio e la forma.

Al GAM Torino apre invece La danza delle ore, mostra dedicata a Marisa Merz per il centenario della sua nascita . Una collaborazione tra Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM, articolata in tre momenti. Alla GAM si racconta il legame tra casa, studio e arte, mostrando come la vita quotidiana possa diventare linguaggio creativo.

In contemporanea, la GAM presenta Nell’Oltretempo, intervento di Giuseppe Caccavale che dialoga con il patrimonio museale attraverso gessi e dipinti sul paesaggio montano. La mostra riflette su memoria, forma e poesia, esplorando il paesaggio come soggetto ed esperienza.

Non mancano omaggi importanti: quello a Giorgio Griffa per i 90 anni, con un allestimento che ripercorre la sua carriera dagli anni ’60, e la personale di Vincenzo Agnetti, a cento anni dalla nascita, tra fotografia e sperimentazioni concettuali. Completa il quadro Un altro Novecento, con oltre seicento opere su carta dalle collezioni GAM, un viaggio attraverso tutto il XX secolo.

La fotografia di Lisetta Carmi, con Eroticism and Authoritarianism at Staglieno, aggiunge un tocco provocatorio, esplorando sguardi sensuali sulle sculture funerarie del Cimitero Monumentale di Genova. Il confronto con alcune sculture della GAM crea una tensione forte tra immagine fotografica e materia, aprendo riflessioni su potere e corpo.

Fondazioni e mostre a Borgo San Paolo: un polo culturale in crescita

A Borgo San Paolo spiccano due fondazioni di rilievo. Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo si alternano mostre di grande interesse. Andrea Bowers con La Ragnatela affronta temi di ecofemminismo e attivismo, con uno sguardo ai movimenti femministi e antinucleari, soprattutto in Italia negli anni Ottanta. Joseph Yaeger propone Point of Return, dialogo tra opere storiche e recenti che mette in luce l’incontro tra passato e presente. Aziza Kadyri esplora identità e sradicamento attraverso tessitura, ricamo e tecnologia, offrendo una prospettiva femminile e diasporica con Choreography of the Latent.

Da non perdere la rassegna Nan Goldin. The Ballad of Sexual Dependency, un percorso fotografico che da decenni indaga relazioni e desideri, trasformando il privato in testimonianza collettiva. Chiude il ciclo …Pop.!Crash/ di Louis Morlæ, vincitore del Premio illy Present Future 2025, con le sue riflessioni su futuro e tecnologie emergenti.

Palazzo Re Rebaudengo presenta la collettiva What about us, nata dal Young Curators Residency Programme, e la personale Just like heaven di Alexis Puget, esempi di freschezza e innovazione della nuova generazione artistica italiana.

La Fondazione Merz offre una lettura inedita del lavoro di Marisa Merz con la mostra diffusa La danza delle ore, focalizzata sul processo creativo, l’uso dei materiali e la continua trasformazione degli oggetti, rivelando la profondità di una ricerca che va oltre l’apparenza.

Tra gli interventi più suggestivi legati alla famiglia Merz c’è Il volo dei numeri di Mario Merz, che illumina la Mole Antonelliana con la sequenza di Fibonacci, un simbolo ricorrente nella sua arte. L’installazione luminosa crea un gioco di energia che si fonde con la cupola, esaltando la struttura in una spettacolare unione di arte e matematica.

Non lontano, la Basilica Mauriziana ospita …?… di Grazia Toderi, un’installazione luminosa che proietta un punto interrogativo animato, simbolo di dubbio e ricerca continua nei campi culturali e scientifici. L’opera osserva silenziosa il via vai della vita quotidiana, invitando a una riflessione aperta.

Castello di Rivoli: il museo che reinventa l’arte e la didattica

Fuori città, il Castello di Rivoli resta una tappa obbligata. Qui prosegue La danza delle ore, con la terza parte della mostra dedicata a Marisa Merz, che riprende l’installazione E il naufragar m’è dolce in questo mare, esposta a Torino e Venezia nel 1980. Oltre sessanta opere, tra storiche e recenti, raccontano il rapporto tra spazio e opera, toccando temi come il volo, la spiritualità e la femminilità.

Il progetto Primi contatti, in collaborazione con Mucho Mas!, si concentra sull’archivio di Chiara Fumai, proponendo un’indagine collettiva sull’uso del patrimonio artistico come strumento di memoria attiva. Giulio Paolini è protagonista con In Two Acts, percorso in due parti che mette al centro il rapporto tra opera, autore e museo.

Il Premio Piero Siena 2026 mette in luce le ricerche di Stefano Bernardi e Samira Mosca, mentre la terza edizione di Inserzioni, curata da Francesco Manacorda, presenta nuove commissioni site-specific di artisti come Haris Epaminonda, Christelle Oyiri e Sung Tieu, dialogando con l’architettura incompiuta del castello.

Prosegue anche il tributo a Remo Salvadori con Continuo Infinito Presente, insieme al riallestimento della sezione dedicata all’Arte Povera, che racconta la storia di un movimento centrale nell’arte italiana con nomi come Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto e Mario Merz.

Il Castello si trasforma anche in spazio pedagogico con Il Castello Incantato, un progetto che coinvolge bambini e ragazzi in laboratori dedicati ai linguaggi contemporanei, esponendo opere di John Baldessari, William Kentridge, Otobong Nkanga e Paola Pivi. Un modo per far diventare il museo un luogo vivo, di partecipazione e crescita.

Infine, la personale Carol Rama: Chapter 1 – Dorina and the Others rende omaggio all’artista con una galleria monografica che, per i prossimi quattro anni, presenterà capitoli tematici. Questo primo capitolo raccoglie acquerelli figurativi e sperimentazioni con materiali insoliti come camere d’aria di gomma, raccontando l’energia creativa della sua carriera.

Questa intensa settimana d’arte a Torino e dintorni offre uno sguardo vivace sull’arte contemporanea, tra memoria e sperimentazione, tradizione e innovazione, confermando la città come punto di riferimento nel panorama culturale italiano ed europeo.

Redazione

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