35 anni e non sentirli: Arteba spegne le sue candeline tornando nella cornice storica di La Rural
Non è scontato, per una fiera d’arte, attraversare cambi di sede, formati diversi e crisi economiche senza perdere la bussola. Eppure Arteba ce l’ha fatta, nata nel 1991 con l’ambizione di riunire sotto un unico tetto il mercato dell’arte argentina. Da Recoleta a La Boca, passando per Costa Salguero e Palermo, ha spostato casa più volte, ma sempre mantenendo una forte identità. Quest’anno, dal 30 ottobre al 1° novembre, il Padiglione Giallo di La Rural ospiterà 69 gallerie e oltre 400 artisti. Un mix di memoria, giovani talenti e musei internazionali pronti ad acquistare, che promette novità e omaggi all’arte contemporanea argentina. Gli ospiti potranno vedere le anteprime già il 28 e 29 ottobre. Alla presentazione ufficiale, in pieno centro a Buenos Aires, gli addetti ai lavori e le istituzioni hanno ribadito il valore imprescindibile di Arteba per la cultura del paese.
Arteba nasce nel novembre ’91 al Centro Culturale Recoleta, grazie a collezionisti come Jacobo Fiterman e Juan Cambiaso, con il supporto delle autorità cittadine. Quella prima edizione, con una trentina di gallerie, era intima e raccolta, ben lontana dalle grandi fiere internazionali, ma carica di passione artigianale, un tratto che sarebbe rimasto distintivo. Fiterman, ingegnere e fotografo, è diventato un pilastro della Fondazione Arteba, ente no profit che ancora oggi organizza la manifestazione. In pochi anni la fiera è cresciuta fino a superare i confini locali, trasferendosi al Centro Espositivo Nazionale e infine a La Rural. Nel 2003 ha cambiato nome in arteBA Contemporary Art Fair, per sottolineare l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per l’arte contemporanea e di competere nel circuito internazionale. Il salto oltre confine è avvenuto con eventi negli Stati Uniti – al Consolato argentino di New York nel 2000 – e ad ARCO Madrid nel 2001.
Il 2012 ha segnato il record di visitatori: più di 120mila in cinque giorni. Allora Arteba ospitava 91 gallerie da 20 paesi e più di 370 artisti. Il decennio successivo ha portato altre sfide: per i 30 anni, nel 2021, la fiera si è spostata temporaneamente all’Arenas Studio di Pedro de Mendoza, puntando su un nuovo formato e su eventi pubblici. Nel biennio 2024-2025 ha scelto il Centro Costa Salguero, in un mercato globale dell’arte segnato da incertezze. Ora il ritorno a La Rural sottolinea la volontà di Arteba di restare centrale, adattandosi senza perdere le sue radici culturali.
La Fondazione Arteba si definisce ben più di una semplice fiera. Il suo obiettivo è stimolare l’acquisto di opere da parte di musei e collezionisti, pubblici e privati, sostenere la produzione artistica contemporanea e costruire un ambiente inclusivo e duraturo per l’arte. Lo ha ribadito Larisa Andreani, presidente della fondazione, durante la presentazione alla comunità artistica. Dall’inizio, Arteba ha spinto la professionalizzazione del mercato locale e ha aperto porte verso il mondo.
Un punto fermo è il Programma Acquisizioni, arrivato alla ventesima edizione. Musei di Nord America, Europa e America Latina sono invitati a scegliere opere da un fondo creato apposta. Tra gli ospiti ci sono nomi come il Museo Reina Sofía di Madrid, il MACBA di Barcellona, il LACMA di Los Angeles e tanti altri. Dietro al programma non ci sono solo enti pubblici, ma anche mecenati privati e PromArgentina.
Il premio Work in Progress, nato nel 2008 per volontà di Juan Cambiaso, sostiene artisti emergenti e gallerie in crescita, offrendo visibilità preziosa. La sezione Utopía ospita spazi autogestiti e progetti sperimentali, una porta aperta ai giovani. La Zona di Dialogo Internazionale favorisce scambi con gallerie e curatori stranieri. La fiera non si limita ai padiglioni: per una settimana Buenos Aires si anima con mostre, incontri e aperture internazionali, creando un vero fermento culturale.
Uno dei momenti più emozionanti della presentazione è stato il riconoscimento a Jacobo Fiterman, fondatore di Arteba, che ha festeggiato i suoi 96 anni ricevendo un premio alla carriera. Nel suo intervento, Fiterman ha ringraziato e ha sottolineato come la fiera mantenga viva la sua missione: “sostenere, valorizzare e portare avanti l’arte argentina.” L’applauso è stato lungo, segno di stima e affetto.
Nei video con le testimonianze, Marta Minujín ha definito Arteba una festa dell’arte che apre la strada ai giovani; Edgardo Giménez ha apprezzato la comodità di trovare tante proposte riunite in un solo posto. Manuel Mendanha l’ha paragonata a un’agorà, mentre Marcelo Pombo ha evidenziato il mix tra stabilità e cambiamento. Guillermo Kuitca ha espresso il desiderio di scoprire sempre opere nuove. La presidente Andreani ha sottolineato l’importanza di conservare ciò che funziona, ma anche di osare e ampliare il pubblico, rompendo la rigidità spesso legata al mondo dell’arte.
Lucrecia Palacios, direttrice esecutiva, ha ricordato il ruolo insostituibile delle gallerie, vero motore della fiera. Le ultime due settimane di ottobre si annunciano come un’occasione imperdibile per immergersi nel mosaico artistico di Arteba.
La selezione degli espositori è stata affidata a un comitato indipendente guidato da critici e curatori locali e internazionali, tra cui Nicolás Barraza e Juan Eyheremendy. La sezione principale presenta alcuni dei nomi più noti della scena argentina, come Ruth Benzacar, Cosmocosa e de Sousa, insieme a realtà di altri paesi sudamericani come la Galleria Piero Atchugarry.
La sezione Utopía, curata dagli artisti Juan José Cambre e Santiago Villanueva, raccoglie 16 spazi sperimentali, con nove esordienti assoluti, tra cui Departamento 112 e Triple Frontera. Novità di quest’anno è il Premio Jazmín Chebar, con un sostegno di tre milioni di pesos per un artista di questa sezione.
La Zona de Diálogo Internacional, curata da Aimé Iglesias Lukin e Francisco Lemus, riunisce quattro gallerie straniere, tra cui Cecilia Brunson Projects di Londra, che presenterà opere di artisti come Claudia Alarcón e Feliciano Centurión. Accanto alle esposizioni, al Museo Sívori si terranno conferenze gratuite con curatori di fama internazionale su arte latinoamericana contemporanea.
Tra le anteprime più attese ci sono un raro arazzo di Antonio Berni, sculture in marmo di Alexis Minkiewicz e dipinti emblematici di artisti storici come Lino Enea Spilimbergo. Collezionisti e musei prestigiosi arriveranno per acquistare e stringere relazioni, con delegazioni da tutto il continente americano e dall’Europa. I premi al collezionismo e al miglior stand saranno momenti di festa, mentre l’omaggio a Julio Le Parc ricorderà il maestro recentemente scomparso.
Il ritorno di Arteba a La Rural è stato anticipato di qualche giorno per evitare sovrapposizioni con la storica visita del Papa in Argentina, prevista dall’8 all’11 novembre al Monumento agli Spagnoli, a pochi isolati dalla fiera. Il cambio di data, deciso prima dell’intervento chirurgico subito dal Pontefice a Roma, ha evitato problemi legati alla folla attesa.
Con orari dalle 14 alle 21, Arteba si inserisce in un calendario fitto di eventi, tra cui Pinta BAphoto e la fiera indipendente Affair, entrambe in programma nelle settimane centrali di ottobre a La Rural e nel centro di Buenos Aires. Questo mix attira visitatori e professionisti da tutto il mondo, trasformando la città in un polo artistico di primo piano.
In un momento segnato da incertezze economiche e costi in aumento, che hanno spinto molte gallerie a rivedere i propri progetti, Arteba celebra 35 anni con un messaggio chiaro. Il ritorno a La Rural è un segnale di continuità, insieme a nuovi stimoli: attenzione ai giovani, apertura al dialogo internazionale.
La fiera resta fedele all’idea originaria: l’arte argentina ha bisogno di galleristi, collezionisti, istituzioni e di un pubblico coinvolto. Solo così può crescere e farsi conoscere nel mondo. Sarà interessante vedere come manterrà questo equilibrio delicato, ma la storia e le scelte recenti mostrano una realtà pronta a continuare a giocare un ruolo centrale nel panorama artistico regionale. Dal 30 ottobre, La Rural sarà ancora una volta il cuore dell’arte contemporanea a Buenos Aires.
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