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Land of Hope: la danza che celebra la forza femminile sulle poesie di Alda Merini

Sette donne sul palco, gonne nere lunghe che sfiorano il pavimento, sottovesti bianche a contrasto. I loro corpi tesi, gli sguardi che non si cercano ma si parlano da lontano. Un equilibrio fragile tra vicinanza e solitudine, dolore e resistenza. È la forza che emerge dalle parole di Alda Merini, la poetessa milanese che con la sua voce profonda ha scavato nell’anima tormentata delle donne. Katarzyna Gdaniec e Marco Cantalupo, coreografi, hanno trasformato quei versi in movimento, in danza.

Nel buio della scena, due danzatrici si reggono a vicenda, un gesto semplice e potente di cura e vulnerabilità. Poi si aggiungono le altre, un flusso che sembra un respiro collettivo, un battito condiviso. La musica, fatta di percussioni ed elettronica, avvolge, crea tensione, quasi un incantesimo. La danza cresce, si fa cerimonia, richiama tradizioni mediterranee e memorie profonde. Land of Hope non è solo uno spettacolo: è un viaggio nell’animo femminile, con le sue contraddizioni, le sue ferite, e la sua capacità di rinascere.

Alda Merini: il cuore pulsante della coreografia

Land of Hope nasce da un’immersione profonda nelle parole di Alda Merini. Katarzyna Gdaniec e Marco Cantalupo hanno tratto spunto da quegli aforismi, a volte duri, a volte ironici, per mettere in scena la complessità della femminilità. La poetessa, con la sua vita segnata da sofferenze e momenti di pura creatività, diventa la base su cui si regge l’intero lavoro coreografico.

I registi puntano sul contrasto tra forza e fragilità, follia e speranza. Ogni gesto è carico di emozione, ogni movimento sembra un frammento di racconto interiore. La donna emerge come simbolo di resistenza, capace di trasformare il dolore in energia vitale. Il tutto è accompagnato da ritmi incalzanti, scanditi dalla musica percussiva di Philippe Foch e dagli effetti elettronici di Mathias Delplanque, che battono come un cuore pulsante.

Suoni e luci che raccontano

La colonna sonora guida lo spettacolo creando un’atmosfera sospesa tra realtà e sogno. Il mix di percussioni decise e suoni elettronici morbidi segue i movimenti delle danzatrici, alternando momenti di tensione a pause di respiro. Questa combinazione avvolge lo spettatore, trascinandolo in uno spazio carico di emozioni.

L’illuminazione di German Schwab aggiunge un ulteriore livello di significato: giochi di luce e ombra ammorbidiscono e intensificano la scena. La penombra iniziale e i contrasti luminosi sottolineano la dimensione quasi mistica della coreografia. Le zone d’ombra diventano parte del racconto, simbolo delle sfumature della condizione femminile e dei diversi stati d’animo attraversati.

Tra ritualità e danza popolare mediterranea

I movimenti delle danzatrici richiamano antiche tradizioni, evocando processioni e cerimonie popolari del Sud Italia. Non una semplice copia, ma un’interpretazione moderna che riflette sulle radici culturali del Mediterraneo. Linee circolari si intrecciano a scatti nervosi, creando un senso di comunità ma anche di isolamento.

La coreografia gioca con opposti: individualità e collettività, movimento e sostegno, tensione e rilassamento. Sul palco si vedono catene umane, figure geometriche e gesti che mettono in luce il contrasto tra controllo e abbandono. I fili con campanelli legati alle mani diventano strumenti sonori e simboli della trama invisibile che lega le donne tra loro e alla loro storia.

Un finale di speranza e rinascita

Lo spettacolo alterna momenti di grande intensità a pause di calma. Dopo sequenze rapide e serrate, arrivano passaggi di distensione: braccia che si rilassano, respiri sospesi, sguardi che si incrociano nel silenzio. Non è resa, ma una pausa che prepara a riprendere la lotta e la trasformazione.

Le donne si spogliano lentamente delle giacche nere, rimanendo con ampie gonne bianche che si muovono leggere in una danza ispirata ai dervisci rotanti. L’immagine evoca una nuova energia, una rigenerazione profonda. Il cerchio finale suggella il ritorno all’unità e alla complicità. L’ultima luce che invade la scena somiglia all’alba, simbolo di un futuro in cui la forza femminile continua a farsi strada, tra resistenza e gioia ritrovata.

Da Napoli al mondo, la nuova tournée di Land of Hope

Land of Hope ha debuttato in Italia al Teatro Nuovo di Napoli, nell’ambito della rassegna Körper, promossa dal Centro Nazionale di Produzione della Danza. Lo spettacolo prosegue la tournée in Svizzera, con date al Centre des Arts Ecolint di Ginevra dal 5 al 7 novembre e al Festival Tanz di Olten il 10 e 11 novembre, confermando il respiro internazionale della produzione.

Il ritorno in Italia è fissato per il 29 e 30 gennaio 2027 a Genova, al Teatro della Tosse. Qui si consolida la collaborazione tra i coreografi e la struttura genovese, che da tempo lavora con Katarzyna Gdaniec e Marco Cantalupo. Un legame che porta una presenza stabile dei due artisti nella programmazione del teatro, contribuendo a rafforzare il panorama culturale locale con proposte di ricerca e sperimentazione nella danza contemporanea.

Redazione

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