Nel 1956, Palazzo Strozzi organizzò la prima grande mostra dedicata a Pontormo, un artista destinato a rivoluzionare la pittura fiorentina del Rinascimento. Sono passati settant’anni da allora. Oggi, a Roma, le Scuderie del Quirinale ospitano un’esposizione imponente che raccoglie oltre 80 opere tra dipinti, affreschi e disegni. Jacopo Carucci, detto Pontormo, emerge così nel suo ruolo di pioniere del Manierismo: un maestro capace di infrangere le regole del suo tempo e di esplorare nuovi orizzonti artistici. La mostra resta aperta fino al 7 febbraio 2027, un’occasione unica per immergersi nella complessità e nella genialità di un protagonista indiscusso del Rinascimento fiorentino.
Per molto tempo, il giudizio su Pontormo è stato influenzato dagli scritti di Giorgio Vasari, primo a dedicargli un capitolo autonomo solo nella seconda edizione de Le vite . Vasari, pur riconoscendo il talento, dipinse un ritratto del pittore come persona stravagante e solitaria, una figura che ha condizionato la ricezione delle sue opere per secoli. Lo accusò di aver abbandonato la tradizione michelangiolesca per un linguaggio più oscuro, vicino allo stile nordico di Dürer. Questo giudizio portò a una certa indifferenza e perfino alla distruzione di capolavori come gli affreschi nella Basilica di San Lorenzo e la decorazione della Cappella Capponi a Firenze.
Con il Novecento però, la critica cambiò rotta. Grazie agli studi di Frederick Mortimer Clapp e Roberto Longhi, Pontormo ha riconquistato il posto che merita, apprezzato per la sua originalità e per l’influenza su artisti come Pier Paolo Pasolini e Bill Viola. Rimangono però, ancora oggi, tracce di quella diffidenza iniziale, che spesso pesa nell’interpretazione delle sue opere più complesse e introspettive.
Curata con attenzione da Cristina Acidini e da un gruppo di esperti, la mostra romana presenta Pontormo come un artista poliedrico, profondamente legato alla cultura fiorentina del primo Cinquecento. Le Scuderie del Quirinale hanno offerto una cornice ideale, permettendo di mettere in mostra prestiti eccezionali e opere rare, grazie a una sicurezza e tutela che hanno facilitato l’arrivo di capolavori da musei e istituzioni italiane.
Il percorso espositivo si articola in dieci sezioni disposte in ordine cronologico, con un allestimento pensato per ricreare le atmosfere e gli spazi originali delle opere. Si parte dagli affreschi del Chiostrino dei Voti, simbolo del fermento artistico fiorentino, dove Pontormo lavorava a stretto contatto con Andrea del Sarto e Rosso Fiorentino. In quegli anni, il giovane Jacopo si confrontava con le influenze di Raffaello e Michelangelo, già affermate a Roma, città che visitò appena ventunenne nel 1515.
Un capitolo speciale è dedicato agli affreschi delle Storie della Passione di Cristo nel Chiostro Grande della Certosa del Galluzzo, realizzati all’inizio degli anni Venti, quando Pontormo cercò rifugio dalla peste che colpiva Firenze. Le lunette esposte raccontano una narrazione monumentale, nonostante il tempo abbia attenuato i colori originari. Qui si avverte chiaramente il richiamo alle incisioni di Albrecht Dürer, elemento che scatenò le critiche di Vasari e segnò la rottura con la tradizione italiana, con un “stile tedesco” che pochi vollero seguire.
La sala dedicata alla Cappella Capponi mette in luce la Pietà Capponi, un’opera unica per audacia compositiva e cromatica. Pontormo ridefinisce il genere: i colori iridescenti e insoliti abbandonano la tradizione naturalistica, mentre la composizione fluida sfugge alle etichette di “Deposizione” o “Pietà”. Il quadro trasmette una sensazione di movimento sospeso, quasi musicale, con figure angeliche senza ali che sembrano fissare lo spettatore con sguardi intensi e quasi cantati.
A chiudere la mostra è la Visitazione, affresco staccato conservato nella basilica della Santissima Annunziata, che esprime al massimo la personalità artistica di Pontormo. Il pittore sposta la scena dalla solita ambientazione architettonica a una strada di Firenze, scelta innovativa e simbolica. Le due figure femminili, Maria ed Elisabetta, sono quasi a grandezza naturale, rivolte con uno sguardo diretto verso chi guarda, con espressioni misurate e teatrali.
L’attenzione ai dettagli, confermata dai disegni preparatori, mostra come ogni variazione nei volti e nelle pose abbia aumentato la carica espressiva e drammatica del dipinto. Questa Visitazione diventa così simbolo di un percorso che unisce innovazione formale e profondità emotiva, nel cuore del Manierismo fiorentino.
La mostra non si limita alla storia personale di Pontormo, ma ricostruisce anche il contesto artistico mediceo in cui operava. Accanto alle sue opere trovano spazio quelle di Rosso Fiorentino, suo stretto collaboratore, Andrea del Sarto, maestro di riferimento, e Bronzino, allievo e continuatore del suo stile. Non mancano omaggi a Michelangelo, presenza imprescindibile del Rinascimento toscano.
Con oltre cento opere tra pitture e disegni, questo universo visivo restituisce il clima culturale e le dinamiche creative di un periodo di grande vivacità, fatto di scambi serrati e sperimentazioni, dove i confini tradizionali venivano messi in discussione da personalità di spicco.
La mostra alle Scuderie del Quirinale è dunque un’occasione da non perdere per immergersi nella complessità e nella bellezza del Manierismo attraverso uno dei suoi protagonisti più inquieti e innovativi. Un viaggio nella storia dell’arte che restituisce a Pontormo il ruolo centrale che merita nel Rinascimento italiano di inizio Cinquecento.
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