Un capolavoro di Giorgio Vasari torna a Milano dopo oltre cinquant’anni. È il “Trasporto di Cristo al Sepolcro”, una grande tavola di quasi due metri di larghezza, pronta a riaccendere i riflettori sulle aste d’arte antica della città. Tra il 28 e il 30 ottobre, un’importante casa d’aste meneghina lo metterà all’incanto, inserendolo in una selezione di dipinti e arredi d’epoca. La sua riscoperta ha fatto scalpore tra gli esperti, che ne hanno confermato senza dubbio l’autografia, collocandolo tra il 1540 e il 1545, anni cruciali per Vasari, pittore e architetto fiorentino. Lo stile, vivace e insolito rispetto alle sue consuete opere su tavola, ha stuzzicato la curiosità degli studiosi. E non è solo la grandezza a impressionare: la tecnica adottata suggerisce nuove chiavi di lettura sulle sperimentazioni artistiche del maestro cinquecentesco.
La tavola di Vasari si distingue per un’esecuzione pittorica potente e immediata. Le pennellate, veloci e decise, lasciano intravedere sotto la superficie una preparazione del fondo che ricorda più un affresco che una tavola lignea. Un segno evidente di una fase sperimentale nella carriera dell’artista. La Maddalena, inginocchiata accanto al corpo di Cristo, è dipinta con una naturalezza e una fluidità che mettono in luce la mano esperta di Vasari. Da notare anche le pieghe marcate della tunica gialla del personaggio barbuto sulla destra, che dimostrano una sicurezza nell’uso del colore e del volume rara per quel periodo. Questa tecnica, unita a una composizione imponente, offre nuovi spunti per rivedere la varietà di stile e metodo che Vasari sperimentò nei suoi primi anni.
La datazione tra il 1540 e il 1545 colloca il dipinto in un momento chiave della sua attività, quando Vasari lavorava sia come pittore che come architetto, immerso nello spirito del Rinascimento maturo. Il ritrovamento di questo quadro è un’occasione preziosa per gli studiosi, che possono così approfondire il repertorio visivo di Vasari e il suo modo di trattare soggetti di forte impatto emotivo e religioso con uno sguardo fresco. Fino a oggi, questa tavola era assente dalle grandi collezioni pubbliche e private, cosa che ne aumenta il valore storico e commerciale.
Accanto all’opera di Vasari, l’asta milanese propone una selezione di pezzi di grande interesse storico e artistico. Tra i dipinti spicca il “Ritratto di un conte Secco Suardo” di Vittore Ghislandi, detto Fra Galgario, pittore bergamasco attivo tra XVII e XVIII secolo. Il ritratto, databile intorno al 1720, misura 90,2×72 centimetri ed è stimato tra 40.000 e 60.000 euro. La vivacità del volto e la cura nei dettagli del costume mostrano la capacità dell’artista di cogliere con realismo e finezza la nobiltà del tempo.
Un altro pezzo di rilievo è la “Veduta del Campo Vaccino” di Antonio Joli, stimata tra 90.000 e 100.000 euro. Joli, noto per le sue vedute romane e scene urbane, offre qui una fusione ben riuscita di paesaggio e architettura, molto apprezzata dai collezionisti.
Non mancano nemmeno arredi e oggetti da collezione che coprono epoche e stili diversi. Tra questi spicca un tavolo circolare ottocentesco proveniente dalla collezione della Principessa Borghese di Roma, con quattro sostegni intagliati a forma di levrieri, stimato tra 4.500 e 5.000 euro. Degni di nota anche i micromosaici di Georg Ferdinand Wekler, come quello raffigurante la residenza imperiale di Elagin vicino a San Pietroburgo, valutato tra 6.000 e 8.000 euro. Tra gli arredi settecenteschi, si segnala infine un tavolo da gioco lombardo della seconda metà del XVIII secolo, con raffinati intarsi in palissandro, bois de rose e bois de violette, stimato tra 11.000 e 12.000 euro.
La seconda parte dell’asta sarà dedicata a una selezione di argenti di valore storico e artistico. Tra gli oggetti più importanti, spiccano una coppia di alzate in argento cesellato e traforato, firmate Garrards di Londra e attribuite a Robert Garrard II. Questi pezzi, stimati tra 30.000 e 35.000 euro, sono un esempio della maestria artigianale inglese dell’Ottocento, famosa per qualità e design innovativo.
Tra gli altri lotti di spicco c’è un trofeo equestre in oro 18 carati, assegnato al vincitore della Coppa Duca d’Aosta all’Ippodromo di Mirafiori a Torino il 1° luglio 1928. Un cimelio prezioso di storia sportiva italiana, che potrebbe raggiungere una valutazione tra 20.000 e 22.000 euro.
La varietà dell’offerta, che spazia dalla pittura agli arredi fino ai manufatti in metallo prezioso, dimostra l’impegno della casa d’aste nel presentare un catalogo completo e di qualità. E la scelta di Milano, cuore pulsante del mercato dell’arte in Italia, aggiunge prestigio e richiamo a questa vendita, già molto attesa da collezionisti e studiosi.
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