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Marisa Merz a Torino: 5 curiosità da scoprire prima della grande retrospettiva del 2026

Redazione 25 Ottobre 2026

Il 23 maggio 2026 Marisa Merz avrebbe compiuto cento anni. Nata e cresciuta a Torino, città che l’ha vista anche spegnersi nel 2019, ha segnato profondamente l’Arte Povera. Non si è mai fermata a un unico linguaggio: scultura, pittura, disegno, installazioni — tutto attraversato con una freschezza che sorprende ancora oggi. I suoi materiali? Semplici, presi dalla vita quotidiana, ma trasformati in opere originali, mai scontate. Per celebrare questo traguardo, Torino le dedica una grande retrospettiva, dislocata in tre sedi, che racconta il suo intenso dialogo con lo spazio e la materia.

L’unica donna dell’Arte Povera: una voce autonoma e originale

L’Arte Povera, nata alla fine degli anni Sessanta, è ricordata soprattutto come un gruppo di artisti che hanno rivoluzionato l’arte usando materiali poveri, comuni. Nomi come Pistoletto, Kounellis e Fabro sono diventati simboli di quel movimento. In mezzo a loro, Merz è l’unica donna riconosciuta ufficialmente. Ma non è mai stata solo una presenza femminile all’interno del gruppo: la sua ricerca è sempre stata un percorso personale, fuori da schemi. Nelle sue opere il confine tra arte e vita quotidiana si perde, il gesto artistico nasce spesso da azioni comuni, lontano da grandi effetti e ostentazioni.

Il suo lavoro resta intimo e privato, ma parla a tutti. Affronta temi in dialogo con lo spazio che le sta intorno, senza mai perdere profondità e riflessione. Merz ha dato all’Arte Povera una prospettiva diversa, portando l’attenzione su quello che stava fuori dai riflettori del dibattito ufficiale e aprendo nuove vie per pensare l’arte, il corpo e lo spazio.

Alluminio e spazio: la scultura che si fa leggera e vive

Tra i materiali più usati da Marisa Merz c’è l’alluminio. Dal 1966 ha iniziato a lavorare con sottili lastre di questo metallo leggero e flessibile. Così ha messo in discussione la scultura tradizionale, quella rigida e pesante, creando forme sospese, instabili, capaci di cambiare come l’ambiente intorno a loro. È il concetto di “scultura vivente”, come si vede in Living Sculpture, conservata alla GAM di Torino e ora restaurata per la retrospettiva.

Da qui Merz si è spostata verso materiali ancora più leggeri e flessibili come nylon, filo di rame, cera e lana. Le trame e gli intrecci diventano protagonisti, a sottolineare quanto il lavoro manuale e la ripetizione del gesto siano al centro del suo fare arte. Le sue opere non sono solo sculture, ma pratiche aperte e fluide, che vivono grazie al rapporto con lo spazio in cui si trovano, mettendo in crisi le forme chiuse e fisse.

La casa come laboratorio: oggetti di tutti i giorni diventano arte

Un altro segno distintivo nel lavoro di Merz è il confine sfumato tra casa e arte. I materiali e le opere spesso richiamano oggetti di uso quotidiano, che non diventano monumenti, ma restano vicini a un’esperienza personale e familiare. Nel 1968 partecipò a un evento ad Amalfi dove portò coperture arrotolate fatte di filo di rame e nastro adesivo, adagiate sulla spiaggia, insieme a scarpette e altri oggetti legati all’infanzia di sua figlia.

Negli anni Settanta la sua pratica si allarga con installazioni dove vecchio e nuovo convivono in spazi che cancellano la distanza tra pubblico e privato. L’opera Ad occhi chiusi gli occhi sono straordinariamente aperti del 1975 costruisce un dialogo complesso tra lo spazio dell’arte e quello della casa. La casa diventa un vero e proprio laboratorio creativo, dove l’arte si sviluppa con tempi lenti e ripetuti, lontana dal ritmo frenetico della produzione professionale.

Un percorso che non segue regole: sovrapposizioni e cambiamenti continui

Il lavoro di Marisa Merz non segue un filo preciso o uno sviluppo lineare. Scultura, pittura e disegno si intrecciano e si sovrappongono, senza una chiara evoluzione. Motivi e materiali tornano spesso, ma cambiano significato e ruolo a seconda del momento e del contesto. Opera dopo opera, Merz riorganizza il proprio linguaggio, aggiungendo nuovi legami e aprendo a interpretazioni diverse.

Anche materiali fragili come cera e lana trovano un loro posto stabile, spostando il valore dalla materia in sé alla capacità dell’opera di trasformarsi e adattarsi nel tempo. Così Merz evita un’identità artistica fissa, scegliendo invece un approccio aperto e sempre in movimento.

Torino celebra Merz con una grande mostra e guarda al mondo

Il centenario di Marisa Merz non è solo un omaggio, ma anche un modo per riscoprire la complessità della sua opera attraverso una mostra diffusa in tre luoghi diversi. Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il Castello di Rivoli, la Fondazione Merz e la GAM di Torino propongono tre percorsi che approfondiscono diversi aspetti del suo lavoro: il rapporto con lo spazio, la dimensione intima e quotidiana, e l’attenzione ai materiali.

Al Castello di Rivoli si potrà vedere una nuova lettura di E il naufragar m’è dolce in questo mare , mentre alla Fondazione Merz si indagano i processi artigianali e materici che hanno segnato la sua ricerca. Alla GAM invece spicca Living Sculpture, restaurata e simbolo della sua poetica. Nel corso degli anni Marisa Merz ha partecipato a grandi eventi internazionali come la Biennale di Venezia , Documenta, e ha esposto in musei importanti come il Pompidou e lo Stedelijk.

Questa mostra a Torino ripercorre così un viaggio lungo decenni, mettendo in luce il legame forte con la sua città natale, che per lei è stata casa, laboratorio e trampolino verso il mondo.

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