A Gibellina, tra pietre e piante, prende vita un’opera che parla piano, ma con forza. Lucia Veronesi ha intrecciato fili e paesaggio, creando un giardino tessile che racconta il territorio e il tempo che l’ha segnato. Non si tratta solo di arte: è una riflessione sulle tracce lasciate dal terremoto, su ciò che c’era prima e su quello che è rimasto. Il progetto nasce da un lungo dialogo con la comunità, un lavoro di ascolto attento che ha dato forma a un patrimonio nuovo, dove natura e cultura si fondono senza sopraffarsi. Qui, il verde non è sfondo, ma voce silenziosa di memoria e trasformazione.
Nel 2024, a Veronesi è stato chiesto dalla curatrice Cristina Costanzo di realizzare un progetto per la candidatura di Gibellina a Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. L’idea è nata da un interesse profondo per il paesaggio e il rapporto tra arte e ambiente, con uno sguardo particolare al Mediterraneo. Veronesi conosceva già Gibellina e il celebre Cretto di Burri, ma questa volta si è trattato di un percorso molto più coinvolgente, fatto di dialogo con la comunità e con chi si prende cura del territorio.
La curatrice ha sottolineato quanto fosse importante riflettere sullo spazio pubblico e sul legame con la natura. L’opera nasce proprio da questa tensione fra passato e presente, da ciò che è andato perso e da ciò che può rinascere attraverso un confronto consapevole con il luogo. Durante la fase di progettazione, non sono mancati sopralluoghi e incontri con esperti di botanica, architettura e paesaggio. Questi momenti sono stati fondamentali per definire un intervento rispettoso e significativo.
Il titolo, «Qui prima non c’era il nulla», nasce da una riflessione sul vero significato del territorio, capovolgendo un’affermazione che spesso si sente a giustificazione delle ricostruzioni post-terremoto. Nel lavoro di Veronesi, si è approfondita la figura di Lucius Burckhardt, sociologo e urbanista tedesco, che ha teorizzato il “minimo intervento” nella ricostruzione di Gibellina dopo il terremoto del Belice del 1968.
Burckhardt sosteneva che sostituire un paesaggio con un altro fa perdere qualcosa di unico, criticando proprio l’idea che «prima non c’era nulla» nell’area distrutta. Veronesi ha preso quella frase e l’ha trasformata, aggiungendo l’articolo «il» per sottolineare che quel “nulla” era in realtà una presenza, una storia che non si può cancellare o ignorare. Da qui la volontà di restituire al territorio un nuovo linguaggio che mette insieme memoria, natura e cultura, fedele al passato e aperto al futuro.
Al centro del progetto c’è un giardino mediterraneo di circa 400 metri quadrati, situato di fronte a Palazzo di Lorenzo, un edificio storico riprogettato da Francesco Venezia negli anni Ottanta dopo il terremoto. Qui sono stati piantati gelsi, carrubi e mandorli, seguendo un disegno che richiama i giardini a tessere ispirati ai paesaggi mediterranei dipinti da Paul Klee durante il suo viaggio in Sicilia.
Nel giardino spicca una scritta in pietra di Sabucina, lunga 22 metri, posta orizzontalmente a terra. Riprende il titolo del progetto e si presenta come una presenza concreta ma discreta. La pietra arenaria locale, resistente e simbolica, evita di essere invasiva e si integra nel paesaggio naturale. La scritta, parzialmente coperta da erba e vegetazione spontanea, richiama il tempo che scorre e il rapporto mutevole tra natura e arte.
Questo giardino non è un semplice spazio decorativo, ma un luogo ombreggiato e accogliente che invita a entrare in contatto con l’ambiente circostante. Si sviluppa in continuità con il vicino teatro di Consagra. Non ci sono panchine o sentieri formali: si è voluto mantenere un’atmosfera naturale, a metà tra boschetto e spazio collettivo, ideale per stare insieme o per contemplare.
Accanto al giardino, nasce l’opera tessile che dà il titolo al progetto. Realizzata in cotone, misura quasi 3 metri per 2,4 e presenta una palette di colori ispirati alla natura della valle del Belice: gialli, verdi e terre calde. Sul tessuto si snodano forme che richiamano piante tipiche di Gibellina, studiate con cura all’Erbario dell’Orto Botanico di Palermo: violaciocca cespugliosa, erba medica marina, erba barba, aglio roseo, alcanna.
Questa grande tela è stata poi affidata alle ricamatrici del laboratorio Artensis, guidato da Antonella Corrao. Hanno ricamato la scritta «Qui prima non c’era il nulla» con un punto erba particolare. Il filato scelto, cangiante, crea riflessi e giochi di luce che si fondono con i colori di fondo, richiamando la natura in continuo cambiamento.
L’opera tessile sarà esposta dentro Palazzo di Lorenzo, richiamando il giardino sottostante e stabilendo un legame visivo e tematico con lo spazio pubblico intorno. Il tessuto e il giardino dialogano così in un gioco di strati e sovrapposizioni, che attraversa tutto il progetto, unendo arte, natura e storia.
Il lavoro di Veronesi non è stato un gesto solitario né una semplice operazione estetica: è il frutto di una lunga residenza e di continui confronti con tecnici comunali, giardinieri e associazioni locali, tra cui gli scout. Questo scambio ha permesso di ascoltare il territorio, costruendo un’opera che potrà vivere grazie alle persone che abitano e curano quel pezzo di terra.
Il progetto si inserisce in una serie di interventi che guardano alla ricostruzione di Gibellina non solo come rinnovamento urbanistico, ma come recupero di quel legame che unisce città e campagna, urbano e rurale, arte e comunità. È un lavoro vivo, che richiederà attenzione e cura anche dopo l’inaugurazione, proprio perché è uno spazio aperto e condiviso.
Realizzare un’opera permanente come questa, strettamente legata all’ambiente naturale e alla storia socio-culturale del luogo, segna un passo importante verso un’idea di arte contemporanea come strumento di rigenerazione e partecipazione collettiva. Gibellina, con la sua storia fatta di utopie, tragedie e rinascite, si arricchisce così di un’opera che guarda lontano, mantenendo viva la memoria del passato.
«Sette anni, poi basta». È questo il patto che Emma e Teo si danno, come…
Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma, oltre 350 fotografie si animano e…
Vendite per oltre cento milioni di euro: la Paris Art Week 2026 ha battuto ogni…
Quel blu intenso del manto della Vergine lo riconoscono tutti, ma pochi sanno che dietro…
Emma e Teo si amano, ma con una regola chiara: la loro storia durerà solo…
Il 21 gennaio 2027, Sharjah si prepara a trasformarsi ancora una volta in un crocevia…