La pittura non è morta, dice Elena Ceretti Stein, mentre sfiora con delicatezza la tela. Non è un’arte relegata ai musei o ai libri di storia. In molte città italiane, una nuova generazione di artisti riscopre il pennello, intrecciando antiche tecniche con lo sguardo inquieto del presente. Il risultato? Opere che sembrano sospese nel tempo, dove la tradizione si fonde con riflessioni contemporanee, dall’ecosistema alla complessità nascosta dietro ogni pennellata. Elena, tra tutti, emerge per la sua capacità di parlare un linguaggio classico, ma riletto con una sensibilità moderna, fatta di strati e significati sottili.
Elena Ceretti Stein: quando la memoria storica incontra il presente
Nata a Milano nel 1989, Elena costruisce il suo lavoro pittorico intrecciando citazioni artistiche e contaminazioni culturali. Riprende capolavori del Rinascimento, li rielabora, e accosta elementi lontani, come dettagli di miniature persiane mescolati a simboli fiamminghi. I suoi quadri, piccoli ma intensi, diventano così veri e propri microcosmi: ogni pennellata pesa, non è mai casuale. Non si tratta mai di semplici ritratti o paesaggi, ma di mosaici stratificati che invitano a fermarsi, ad andare oltre la prima impressione, per scoprire nuovi dettagli tra colori e texture.
Materiali e tecnica sono un terreno di sperimentazione continua. Elena alterna velature leggere a superfici spesse, quasi scolpite, frutto anche della sua esperienza con le installazioni. Il colore non è solo immagine, ma diventa esperienza tattile. Dietro uno strato superficiale si nasconde spesso un’altra immagine, un paesaggio o una figura, come un segreto da svelare. Questa stratificazione è il cuore della sua pittura, che racconta storie complesse e ricche di sfumature.
Dalle prime pennellate alle installazioni: un percorso verso la libertà creativa
Elena ha mosso i primi passi nel disegno, per poi dedicarsi alla pittura con un approccio classico. Ma il bisogno di libertà l’ha spinta a sperimentare con le installazioni, un linguaggio che le ha permesso di uscire dal realismo e approfondire la materia. Tornata alla pittura, ha ritrovato il pennello con uno sguardo completamente rinnovato, capace di coniugare libertà espressiva e rigore tecnico, senza vincoli accademici.
Tra i suoi riferimenti storici più cari figurano Antonello da Messina, Giotto e Jan van Eyck, ma anche l’arte delle icone ortodosse e quella persiana. Questi maestri le hanno insegnato non solo la tecnica, ma anche l’idea del quadro come finestra sul mondo e strumento spirituale. Tra gli artisti contemporanei, anche se non pittori, segue con interesse Tomas Saraceno e Pierre Huyghe, le cui ricerche su sistemi ed ecosistemi si avvicinano alla sua visione di rete e interdipendenza.
Per Elena, la pittura non è un fine, ma uno strumento per aprire finestre su realtà diverse. Le sue opere sono spazi da esplorare, non semplici immagini da guardare.
Ecologia e simboli: il cuore pulsante delle sue opere recenti
L’idea di ecosistema attraversa buona parte del lavoro di Elena, declinata in modo simbolico e poetico. Nei suoi quadri, ogni stanza o paesaggio diventa un microcosmo che racconta equilibri delicati, cicli di vita e morte. Invita a ristabilire il contatto tra uomo e natura, sottolineando che la specie umana non domina ma fa parte di un sistema complesso.
Spesso emergono riferimenti alla biologia e alla scienza naturale, come nella mostra SUNBURN, dedicata a specie invasive come la Popillia japonica, insetto che minaccia gli ecosistemi italiani. Scelte così mostrano come la pittura possa mettere in luce temi attuali e urgenti, mescolando estetica e consapevolezza ambientale.
La pittura diventa così un rifugio e un luogo di meditazione sulle trasformazioni climatiche e sociali, senza mai scadere in messaggi espliciti o didascalici. I suoi quadri dialogano in silenzio tra antico e nuovo, con immagini simboliche e colori che suggeriscono calma e attesa.
La pazienza del colore: tra stratificazioni e gesti meditativi
Elena lavora il colore con calma, costruendo stratificazioni e sfumature quasi invisibili a prima vista. Il processo creativo è un atto meditativo, dove ogni strato racconta una storia. I primi tratti sulla tela sono fondamentali: una scintilla da cui nasce tutto il resto. Questa spontaneità iniziale condiziona il risultato finale, rendendo difficile intervenire senza alterare l’equilibrio.
Pur vivendo nel presente, Elena non considera il suo lavoro un atto politico. Il suo interesse è l’interdipendenza tra sistemi viventi e ambientali, una visione che mette al centro la sopravvivenza collettiva. Le sue “stanze” pittoriche sono come santuari personali, spazi di rifugio e contemplazione in mezzo al caos.
L’artista evita volutamente strumenti digitali e intelligenza artificiale nella pittura. Ha provato queste tecnologie, ma le ha trovate inadatte a restituire la profondità emotiva e materica del suo lavoro. L’IA la usa solo per la pianificazione, lontano dal gesto creativo.
Tra scienza, letteratura e immagini digitali: un caleidoscopio di influenze
Oltre alla pittura, Elena cerca spunti nella scienza, nella letteratura e nelle immagini digitali raccolte in rete. Gli studi naturalistici le offrono un modo per unire osservazione e sensibilità verso la natura, soprattutto per rendere visibili fenomeni poco noti o marginali, come le specie invasive.
Nelle sue tele convivono esperienze personali e collettive, non solo umane. Esplora relazioni tra esseri non umani e tra uomo e ambiente senza gerarchie, proponendo uno sguardo ampio e integrato. Ogni opera abbandona l’antropocentrismo in favore di una visione più vasta dell’esistenza.
Il suo processo creativo è un equilibrio delicato tra istinto e controllo. Le prime pennellate segnano il cammino, i dettagli successivi completano senza tradire l’anima originaria. Quando una tela è finita, Elena lo percepisce come l’esaurimento della “benzina” creativa, un segnale chiaro di chiusura.
Pittura fluida e dialogo con le mostre collettive
Per Elena, la pittura è un linguaggio essenziale, antico e senza tempo. Non si limita ai quadri tradizionali: spesso realizza installazioni, oggetti e sculture, allargando il discorso artistico e mostrando la fluidità tra pittura e altre forme d’arte.
Nelle grandi mostre collettive, le sue opere di piccolo formato si confrontano con lavori spesso imponenti, figurativi e dai colori forti. I suoi quadri, descritti come stanze sospese dai toni delicati, creano intorno a sé un’oasi di silenzio e leggerezza. Non pretendono di imporsi, ma accolgono chi osserva, favorendo un rapporto riflessivo e intimo.
Queste esposizioni sono una prova importante per capire se le sue tele riescono a farsi ascoltare in mezzo a un coro di voci diverse, dimostrando che la pittura ha ancora molto da dire nel panorama artistico italiano contemporaneo.
