La pittura non è morta, dice Federica Gottardello, e lo dimostra con opere che parlano attraverso la materia stessa. Nata a Brescia nel 2000, questa giovane artista non si limita al semplice gesto del pennello. Mescola tessuti, sculture e installazioni, creando lavori che si possono quasi toccare, che chiamano lo spettatore a entrare in relazione. Non è solo colore sulla tela, ma un dialogo tra corpo, spazio e chi guarda, un modo per raccontare la fragilità e il mistero del nostro tempo con un linguaggio antico ma sempre vivo.
Oltre la pittura: una pratica che rompe gli schemi
Federica Gottardello racconta la sua ricerca in modo chiaro: la pittura si è fatta ibrida, contaminata dalla scultura e dal tessile. Ma questo non ha tolto valore al gesto e alla materia; al contrario, ha spalancato nuove strade espressive. Filo, carta, macchina da cucire non sono solo tecniche, ma azioni cariche di senso, simboli di costruzione e riparazione.
Il suo lavoro si muove in uno spazio aperto e fluido, che supera i confini tradizionali dell’arte. La pratica materica si fonde con quella relazionale, coinvolgendo il pubblico in modo attivo, spesso attraverso il contatto diretto con le opere. Un coinvolgimento studiato, che genera un senso di connessione temporanea e condivisa.
La pittura è per lei un punto di partenza, un mezzo per arrivare a installazioni e tessuti. Usa acrilico e inamidatura sulle superfici pittoriche, poi lavora la carta con cuciture e manipolazioni, creando opere che sfidano la bidimensionalità classica.
Tra maestri storici e sguardi sul presente
Il suo approccio nasce anche da uno sguardo attento alla storia dell’arte, con riferimenti importanti come Alberto Burri e Maria Lai. Entrambi hanno fatto del cucito e del gesto manuale una poesia tangibile, ridefinendo il ruolo della materia nella pittura italiana contemporanea, spingendo verso superfici contaminate e dialogiche.
Sul fronte attuale, Federica segue artisti internazionali che lavorano su materia, memoria e spazio, come Nour Jaouda, Do Ho Suh, Éloïse Péroi e Cecilia Vicuña. Quest’ultima, ad esempio, intreccia cuciture e poesia visiva, un filo che risuona anche nelle scelte materiche dell’artista bresciana. Questi confronti aprono nuovi scenari tra arte e contesto sociale o ambientale, senza appesantire con narrazioni politiche rigide, ma lasciando spazio a molte interpretazioni.
L’incontro tra passato e presente dà vita a un lavoro che agisce tanto sul piano estetico quanto su quello dell’esperienza, mettendo al centro la materia trasformata in relazione viva.
Relazioni fragili e connessioni in un presente frammentato
Al centro del lavoro di Gottardello ci sono temi forti e attuali: la fragilità dei legami umani e la necessità di ricucire spazi interrotti. Le sue opere sono luoghi di incontro tra esperienza personale e collettiva, riflettendo sul difficile equilibrio tra isolamento e vicinanza che caratterizza il nostro tempo.
Il gesto del cucire e il lavoro sulla carta diventano una metafora concreta di cura e riparazione. Superfici inamidate, cuciture, dettagli: segni di un’attenzione che in un mondo frammentato non si dà più per scontata. Invitare a toccare o agire sulle opere non è un vezzo estetico, ma un modo per creare uno spazio condiviso, dove la memoria intima si apre all’esperienza comune.
Anche la scelta di materiali delicati come velina e tulle sottolinea l’aspetto fragile ed evanescente della vita contemporanea. La carta si fa corpo che muta, soprattutto quando viene ammorbidita o bagnata: è in quei momenti che i limiti si spostano e la materia prende nuove forme.
Il contemporaneo senza schermi: manualità e sguardo fotografico
Federica Gottardello evita l’uso di intelligenza artificiale o strumenti digitali nel suo lavoro. La sua forza sta nella manualità, nel rapporto diretto con ogni materiale, nella materialità che trasmette il messaggio artistico.
La contemporaneità entra invece attraverso le fotografie personali, usate come archivio visivo di dettagli e frammenti da rielaborare. Così cattura il presente nelle sue sfaccettature, senza rinunciare al fare artigianale.
Gli spazi attraversati e le esperienze vissute si riflettono nei materiali e nei temi, senza appesantire con messaggi didascalici o ideologici. L’opera resta aperta, ma sempre ancorata a un contesto sociale e ambientale reale.
Mostre collettive: quando l’arte diventa dialogo
Le opere di Federica Gottardello trovano nuova vita in contesti collettivi, come nella mostra “Ensemble”. Qui il confronto con altri artisti apre una rete di rimandi, tensioni e dialoghi che allargano le possibilità di lettura.
L’artista sottolinea come proprio la convivenza nello stesso spazio faccia emergere aspetti nascosti nelle singole opere. Questa interazione costruisce significati nuovi e mette in discussione definizioni rigide, in un gioco di influenze reciproche.
Così la pittura diventa uno spazio aperto e dinamico, dove si integrano immagine, materia, gesto e installazione, rinnovando una tradizione che si trasforma nelle tecniche e nel senso.
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Federica Gottardello mette in dialogo storia della pittura e realtà attuale, ponendo materia e corpo al centro di relazioni fragili ma vive. Il suo lavoro dimostra che la pittura in Italia non solo resiste, ma si reinventa, trovando nuove strade tra tradizione e contemporaneità.
