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Art Déco Week 2024: viaggio nell’Italia degli anni ruggenti tra architettura, cinema e design

“Il futuro è già qui, basta saperlo vedere.” Questa frase sembra uscita dagli anni Venti, un’epoca di slanci e trasformazioni che ancora oggi raccontano un’Italia diversa, meno scontata. Tra novembre e dicembre, palazzi, cinema storici e hotel di lusso si riaccendono di quella luce: non solo mattoni e pietre, ma storie di rivoluzione nel modo di vivere e pensare. La Art Déco Week 2024 apre una finestra su quel mondo, con 40 visite guidate sparse in 20 regioni e sette conferenze online. Un viaggio che riparte dall’esperienza della Art Nouveau Week, ma questa volta guarda al decennio che ha scolpito un nuovo stile, un’eleganza che si rivela anche nei dettagli più piccoli, come la conchiglia, simbolo scelto per raccontare un’era.

La conchiglia, simbolo di un passaggio d’epoca

La conchiglia fa da ponte tra due stili: l’Art Nouveau e l’Art Déco. Da forme morbide e naturali, con curve e spirali, si trasforma in ventagli, raggi e geometrie ordinate. Questo cambiamento racconta il passaggio da uno stile decorativo e organico a una visione più razionale e moderna. Non è solo un dettaglio: la conchiglia rappresenta tutto il percorso del festival, che vuole mostrare come negli anni Venti e Trenta l’Italia abbia iniziato a ripensare lo spazio urbano e domestico con nuove regole di estetica e funzionalità. Un mondo in corsa, inseguito dalla velocità e dalla nascente pubblicità, dove si scoprono nuove forme di eleganza quotidiana.

Dai grandi centri ai tesori nascosti: i percorsi della Art Déco Week

Il programma della Art Déco Week si snoda tra grandi città e realtà meno conosciute. A Milano, si parte dall’ex Albergo Diurno Venezia in piazza Oberdan, tappa fondamentale per capire il lavoro di Piero Portaluppi, architetto raffinato e innovatore. Roma racconta l’epoca attraverso hotel e cinema che animavano la vita mondana degli anni Trenta, mentre Torino si concentra sull’eleganza metropolitana di quel periodo. Palermo offre uno sguardo originale, mettendo in relazione Futurismo, Déco e arti pubbliche. Bari si lega all’icona del Kursaal Santalucia, simbolo del nuovo modo di concepire i luoghi di svago.

Il mare aggiunge un’altra chiave di lettura. A Senigallia, la Rotonda a Mare è il volto moderno della villeggiatura balneare; stabilimenti e palazzi come il Palazzo del Cinema al Lido di Venezia richiamano l’atmosfera della Belle Époque. Genova ripercorre gli anni Venti con le opere di Gino Coppedè, mentre Viareggio racconta il passaggio dal Liberty al Déco attraverso i lavori di Galileo Chini. Udine sorprende con interni come quelli del Caffè Contarena, veri capolavori di stile. Le terme di Salsomaggiore, con le Terme Berzieri, e Villa Grock a Imperia ricostruiscono ambienti dove benessere e fantasia si incontrano.

Anche Pescara, Napoli, Brescia e Cagliari custodiscono tracce di questo periodo, creando un quadro ricco e articolato. Le visite mettono a confronto il Déco con il Liberty tardivo, il Razionalismo e altri movimenti, dipingendo così un ritratto sfaccettato dei gusti tra vita quotidiana e rappresentazione pubblica.

Sicilia e Nord-Est: esempi di Art Déco da non perdere

La Sicilia conserva alcune delle realizzazioni più significative dell’Art Déco. I Palazzi delle Poste di Catania e Palermo sono testimonianze chiave del rinnovamento architettonico tra le due guerre, simboli di modernità. A Catania, la riscoperta si lega all’opera eclettica di Mario Mirko Vucetich, architetto e artista noto anche per la Partita a Scacchi di Marostica. Una sua palazzina in stile Déco mostra il suo modo personale di unire architettura, arte e decorazioni scenografiche. Vucetich ha lavorato in molte aree, dalla Tripolitania, con l’Arco di Trionfo, fino a Bologna, con la villa di famiglia, un esempio importante di cemento armato e interpretazione Déco.

Nel Nord-Est, la narrazione punta su Genova, Imperia e La Spezia. A Genova, Villa Canali Gaslini racconta il legame tra la città degli anni Venti e le opere di Coppedè, momento in cui il Liberty esuberante lascia spazio a forme più sobrie. Villa Grock a Imperia è un caso unico, con architettura e simbolismo che creano scenari quasi teatrali. A La Spezia, Palazzo San Giorgio testimonia il lavoro di Franco Oliva, Manlio Costa e Raffaello Bibbiani, protagonisti della trasformazione urbana tra le due guerre, con cinema, palazzi pubblici e decorazioni che parlano di modernità.

Emilia-Romagna e Toscana, laboratori di sperimentazione Déco

L’Emilia-Romagna è un terreno importante per osservare le diverse sfaccettature dell’Art Déco. Ferrara ospita Palazzo Panfilio, esempio di come lo stile déco si sia intrecciato con l’architettura del primo Novecento. A Forlì, il Palazzo delle Poste in piazza Saffi riflette il fermento urbano degli anni Trenta, con edifici pubblici che raccontano un nuovo linguaggio celebrativo. Sogliano al Rubicone, con l’ex Casa del Fascio, mette in luce il processo di semplificazione e monumentalizzazione tipico dell’architettura romagnola.

In Toscana, Firenze brilla grazie al cinema storico Giunti Odeon in piazza Strozzi. Non è solo un luogo di spettacolo, ma un laboratorio di modernità dove si concentrano le trasformazioni culturali degli anni ruggenti. Sale, foyer e dettagli decorativi mostrano come il Déco abbia investito anche il mondo dello spettacolo, anticipando linguaggi più moderni.

Umbria, Trentino-Alto Adige e Nord-Est: tra interni raffinati e geometrie solide

Perugia entra in scena con la Sala Lippi di Palazzo Lippi Alessandri, dove il focus è sulle arti applicate, gli interni e i dettagli decorativi. Qui il Déco non è solo facciate imponenti, ma anche ambienti intimi e arredamenti che raccontano un’epoca di gusto e progetto.

In Trentino-Alto Adige, due realtà si distinguono: Bolzano con l’ex Casa del Fascio in piazza del Tribunale mostra le geometrie austere e monumentali di quegli anni, mentre Merano si presenta con un’eleganza termale, unendo Razionalismo e decorazioni in hotel e spazi pubblici.

Nel Nord-Est, Gorizia e Trieste giocano un ruolo particolare: il Palazzo delle Poste di Gorizia, legato all’architetto Angiolo Mazzoni, è un vero laboratorio di sperimentazioni architettoniche e artistiche. A Trieste, un edificio Déco in via Genova mette in luce la tensione tra modernità e tradizione mitteleuropea. Entrambe le città dimostrano come anche gli spazi pubblici siano stati terreno fertile per l’innovazione estetica.

Approfondimenti online: sette conferenze per capire l’Art Déco

Oltre alle visite, il curatore Andrea Speziali guiderà un ciclo di sette conferenze online, ogni mattina dalle 11 alle 12.30 dal 18 al 24 novembre. Si partirà da Piero Portaluppi e le geometrie dell’Art Déco, passando per la famiglia Chini e la scultura déco tra Italia e New York, per poi soffermarsi su Gio Ponti, l’espansione internazionale dello stile a partire da Parigi 1925 e l’architettura del turismo da Miami Beach all’Italia.

Il gran finale sarà dedicato a Tamara de Lempicka, con uno sguardo sulla pittura della modernità. L’evento non si limita agli edifici: ceramica, scultura, grafica e pittura compongono un mosaico ricco e vario. Oggetti di uso quotidiano come vasi o manifesti diventano chiavi per capire un’epoca, promuovendo una conservazione consapevole del patrimonio decorativo italiano.

Come partecipare alla Art Déco Week 2024

Le 40 visite guidate si svolgono dal 18 al 24 novembre, con guide turistiche abilitate. Per partecipare, bisogna prenotare entro il 14 novembre scrivendo a info@italialiberty.it o inviando un SMS al +39 320 044 5798, indicando il codice della visita scelta e il numero di partecipanti. L’organizzazione confermerà entro le 22 del 15 novembre, con il pagamento da completare entro il 16 secondo le istruzioni ricevute.

Questa chiamata a scoprire un’Italia fatta di forme e storie nascoste offre un’esperienza culturale capace di aprire nuovi sguardi sul passato recente, tracciando mappe urbane e figurative di un periodo che continua a parlare al presente.

Redazione

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