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Palazzo Grassi diventa sede permanente della Collezione Pinault a Venezia dal 2027

Redazione 15 Ottobre 2026

Dal 21 marzo 2027, Palazzo Grassi si trasformerà radicalmente. Non sarà più soltanto un luogo per mostre temporanee spettacolari, ma la casa permanente della Collezione Pinault. Affacciato sul Canal Grande, questo edificio storico custodirà oltre cento opere selezionate dal collezionista francese François Pinault. Un passaggio che ridisegna il panorama artistico di Venezia, rafforzando un legame che, negli anni, ha reso la città un punto di riferimento per l’arte contemporanea mondiale.

Palazzo Grassi cambia volto: da mostre temporanee a collezione fissa

Per vent’anni Palazzo Grassi è stato un punto di riferimento per l’arte contemporanea a Venezia, ospitando 27 grandi mostre temporanee dopo il restauro firmato da Tadao Ando nel 2006. Qui si sono susseguiti artisti e correnti, con uno spazio sempre aperto alla sperimentazione e alla scoperta. Ora però si volta pagina: il palazzo diventerà la casa permanente della Collezione Pinault, dando vita a un progetto più stabile e strutturato.

La collezione, curata da Emma Lavigne con un team di esperti, presenterà oltre cento opere selezionate, organizzate in un percorso pensato per mettere in dialogo artisti ed epoche diverse. Un salto di qualità che permetterà al pubblico di ammirare e approfondire queste opere nel tempo, cogliendone con calma valori e sfumature.

Il ruolo di Punta della Dogana non sparirà: continuerà a ospitare rassegne temporanee, spesso monografiche o a tema, mentre il Teatrino resterà spazio per cinema, performance e incontri. In questo modo la realtà Pinault resta viva e articolata, con diverse anime che convivono a Venezia.

Palazzo Grassi, storia di un gioiello sul Canal Grande

Palazzo Grassi racconta quasi tre secoli di storia veneziana. Nel cuore di San Marco, affacciato su uno dei canali più celebri al mondo, è l’ultimo grande palazzo patrizio costruito prima della caduta della Serenissima. La famiglia Grassi iniziò ad acquistare i terreni nel 1732, per poi avviare i lavori di costruzione intorno al 1748, con il completamento nel 1772. L’interno è arricchito da affreschi di Michelangelo Morlaiter e Francesco Zanchi e da uno scalone d’onore di grande pregio artistico.

Dopo l’estinzione della famiglia, l’edificio ha cambiato più volte proprietario. Nel 1857, con l’arrivo di Simone de Sina, furono apportate modifiche soprattutto nella sala da ballo e nelle decorazioni. Nel Novecento, sotto gli Stucky, si introdussero impianti moderni come ascensori e riscaldamento, senza però intaccare l’aspetto storico.

Dagli anni Quaranta Palazzo Grassi si è aperto sempre più alla cultura. Con il Centro Internazionale dell’Arte e del Costume, fondato da Franco Marinotti, il palazzo ospitò mostre di arte e moda. Negli anni Cinquanta si puntò con forza sull’arte contemporanea, con nomi come Asger Jorn, Max Ernst e Jean Dubuffet. Nel 1983 Fiat acquistò l’edificio e affidò a Gae Aulenti un restauro che mise insieme tradizione e esigenze moderne, consacrando Palazzo Grassi come spazio espositivo internazionale.

La mostra permanente: un viaggio tra oltre cento opere di grande rilievo

Il nuovo allestimento stabile offrirà una rara occasione per vedere e studiare opere scelte tra le più rappresentative della Collezione Pinault. Centosedici pezzi comporranno il cuore dell’esposizione, disposti in modo da creare dialoghi e connessioni tra artisti e movimenti diversi.

All’ingresso si troverà un’opera di Mario Merz, simbolo del legame di Pinault con l’Italia e con l’Arte Povera, movimento ben rappresentato nella collezione per quantità e qualità. Tra gli altri protagonisti ci saranno Maurizio Cattelan con “Him”, Anne Imhof, Anicka Yi e Lucas Arruda, tutti artisti di primo piano nel panorama contemporaneo.

L’atrio ospiterà installazioni imponenti, come quella specchiante di Kimsooja, pensata per cambiare la percezione dello spazio e coinvolgere il visitatore in un’esperienza immersiva e stimolante.

Anche se la mostra sarà fissa, il percorso non sarà immutabile: le opere potranno essere spostate e riorganizzate per nuove letture, e la collezione crescerà con nuove acquisizioni. Pinault ha definito la sua raccolta come “un organismo vivo, in continuo cambiamento.”

Punta della Dogana, Ando e la fotografia d’architettura in mostra

Accanto a Palazzo Grassi, Punta della Dogana continuerà a essere il luogo delle esposizioni temporanee più prestigiose della Collezione Pinault. Dal 21 marzo 2027 si inaugurerà qui una mostra dedicata a Tadao Ando, l’architetto giapponese che ha curato i restauri veneziani e quello parigino in corso dal 2006.

La rassegna metterà in luce un aspetto poco noto di Ando: la fotografia. Saranno esposte centinaia di immagini scattate dallo stesso architetto, alcune inedite, che mostrano come lui vede e interpreta le sue architetture. Il focus è sui rapporti tra costruzione, immagine ed esperienza dello spazio.

La mostra si sviluppa intorno a cinque elementi: aria, terra, acqua, fuoco e calcestruzzo. Questi temi esprimono la filosofia progettuale di Ando e il suo legame profondo con materiali, natura e cultura giapponese.

Inoltre, il percorso dialogherà con il movimento Mono-ha, la “Scuola delle cose” nata in Giappone alla fine degli anni Sessanta, che esplora le relazioni essenziali tra materia, spazio e percezione. Nomi come Nobuo Sekine, Kishio Suga, Lee Ufan e Jiro Takamatsu saranno protagonisti, con opere dalla collezione Pinault, tra le più importanti al mondo fuori dal Giappone.

Così Punta della Dogana conferma il suo ruolo di laboratorio culturale, in sinergia con la nuova stabilità di Palazzo Grassi. Venezia continua a essere un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea grazie a questa strategia multilocale e integrata.

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