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Trieste tra natura e urbanizzazione: le suggestive fotografie di Davide Palusa che fondono bosco e città

Redazione 15 Ottobre 2026

A Trieste, un tronco nodoso spunta tra il cemento, silenzioso testimone di un mondo che resiste. Il Bosco Bovedo non è solo un angolo verde: è un intreccio vivo dove natura e città si sfiorano, si sfidano, a volte si abbracciano. In mezzo al traffico e al brusio, una mostra fotografica all’aperto cattura questa convivenza invisibile ma palpabile. Animali, piante, palazzi, persone — tutti parte di un equilibrio fragile, segnato dal tempo e dalle scelte che facciamo ogni giorno. E mentre il clima cambia e le strade si riempiono, quel bosco si fa spazio, raccontando storie di resistenza e trasformazione, sospese tra armonia e conflitto.

“Bosco Manifesto”: quando il bosco entra in città

“Bosco Manifesto” è il progetto di Davide Maria Palusa che ha trasformato le strade di Trieste in una galleria a cielo aperto con venti grandi manifesti fotografici, visibili fino a fine ottobre 2026. Le foto arrivano dal Bosco Bovedo, un’area naturale che ospita specie e habitat diversi, dal mediterraneo all’alpino, intrecciandosi con la città. Ogni manifesto racconta un frammento di questo mondo dove il bosco non è lontano, ma si sovrappone agli spazi urbani. Si vedono segni impressi sulla corteccia, vecchie strutture avvolte da piante rampicanti, specchi d’acqua nati dall’uomo ma diventati rifugio per la biodiversità. C’è una sorta di contrasto visivo che cattura: sembra un ecosistema fuori posto, e invece è parte viva della città.

Ma la mostra non si limita a esporre immagini. Le didascalie invitano i passanti a riflettere, a porsi domande concrete: “cosa accadrebbe se il bosco sparisse? Che ruolo ha nell’aiutare la città a combattere il cambiamento climatico? Quali conseguenze avrebbe sul paesaggio urbano?” In un momento in cui le emergenze ambientali sono sempre più urgenti, il messaggio è forte e chiaro, senza lasciare spazio a distrazioni.

Bosco Bovedo: il cuore verde di Trieste tra mare e Carso

Il Bosco Bovedo occupa una posizione strategica, proprio dove il mare Adriatico, la città di Trieste e l’altopiano del Carso si incontrano. Questo incrocio gli dà un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio ambientale della zona. Qui convivono specie mediterranee, alpine e balcaniche, creando un mosaico di biodiversità. Non è solo un’area verde, ma un sistema vivo che aiuta a regolare il microclima, pulire l’aria e prevenire i rischi legati al dissesto del territorio.

Ma il bosco è sotto pressione. Da un lato, il cambiamento climatico si fa sentire con ondate di calore più intense, temporali improvvisi e stagioni che si spostano. Dall’altro, nuovi progetti infrastrutturali, come la Cabinovia Metropolitana Trieste-Opicina, sollevano preoccupazioni. Questo impianto, pensato per collegare il centro città all’altopiano con quattro stazioni su 4,7 chilometri, ha acceso dibattiti e critiche da parte di associazioni e residenti, timorosi per l’impatto sull’area naturale. In questo contesto complesso, “Bosco Manifesto” sceglie una via diversa: senza schierarsi, racconta con delicatezza le relazioni quotidiane tra uomo, natura e città.

Segni di vita: il bosco visto da vicino

Le foto di Palusa non idealizzano il bosco, ma mostrano le tracce umane che lo attraversano senza dominarlo. C’è spazio per oggetti abbandonati, incisioni sul legno, piccole costruzioni che testimoniano un’interazione costante tra specie viventi e attività umane. È un racconto che rende il bosco vivo, fragile e resistente allo stesso tempo.

Il curatore Lorenzo Lazzari sottolinea come molte di queste tracce siano emerse grazie al lavoro con gli abitanti del luogo. Palusa ha costruito un rapporto stretto con chi conosce il Bosco Bovedo da vicino, andando oltre lo sguardo superficiale. I suoi scatti assumono così un valore quasi investigativo, mettendo a fuoco dettagli che di solito sfuggono: il sentiero segnato da passi ripetuti, un tronco appena inciso, un pezzo di legno che diventa rifugio o appoggio.

Fotografia e scienze: un’indagine a tutto tondo

Il progetto di Palusa nasce da una ricerca sul campo che combina immagini, interviste e studi scientifici di ornitologia, botanica e geologia. Questo approccio permette di leggere il Bosco Bovedo come un sistema complesso, fatto di intrecci tra natura e azioni umane. Non è solo un racconto per immagini, ma un’indagine multidisciplinare che dà voce ai dati ambientali e alle storie del territorio, mettendo in luce trasformazioni spesso invisibili.

Architetto di formazione, Palusa ha sviluppato un percorso che esplora spazi e paesaggi con uno sguardo critico e sensibile. Le sue fotografie colgono l’incontro tra architettura e natura, portando alla luce dettagli che sfuggono all’occhio comune. “Bosco Manifesto” segna un passaggio importante: dalle campagne fotografiche nei boschi triestini alle vie della città, l’esperienza visiva diventa un’occasione per riflettere sulle fragilità e le potenzialità di un ambiente che riguarda tutti noi.

A breve uscirà un libro fotografico che raccoglierà una selezione più ampia dei lavori di Palusa, portando sul piano nazionale la discussione su un paesaggio in bilico tra cambiamento e conservazione. Un invito a vedere il confine tra città e natura non come una linea netta, ma come un terreno di connessioni spesso nascoste, ma fondamentali.

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