Lorenzo Balbi non è un semplice cambiamento di gestione. Con un decennio al MAMbo di Bologna alle spalle, porta a Verona un’esperienza preziosa, ma soprattutto una sfida: rimettere in gioco i Musei Civici, un sistema complesso e multiforme. Non si tratta solo di musei, ma di una rete che intreccia archeologia, scienza, storia, arte e fotografia, raccontando la città da angolazioni diverse. Balbi non vuole mantenere ciò che c’è, ma far convivere tradizione e innovazione, passato e contemporaneo, in un dialogo vivo e autentico. Verona, insomma, è pronta a cambiare ritmo.
A Bologna, Balbi ha fatto parlare il museo come un luogo vivo, lontano dalla chiusura tipica di certe istituzioni culturali. Al MAMbo ha trasformato lo spazio espositivo in un punto di incontro, dove il pubblico non è solo spettatore, ma parte attiva di un dialogo continuo. Ha sperimentato collaborazioni con artisti, enti e il tessuto urbano, immaginando il museo come una vera e propria piattaforma culturale. Progetti come ART CITY e il Nuovo Forno del Pane ne sono la prova: il museo diventa infrastruttura, un nodo che connette la città e sostiene la sperimentazione artistica. Balbi ha lavorato per creare occasioni di incontro e scambio inaspettate tra istituzioni, opere e cittadini.
A Bologna ha contribuito a far cadere le barriere tra museo e comunità, un modello che vuole portare anche a Verona. Qui la sfida sarà diversa, ma l’obiettivo rimane lo stesso: trasformare ogni museo da luogo chiuso e statico a laboratorio aperto, capace di sollevare domande e creare nuove possibilità. Non si tratta solo di conservare il passato, ma di far vivere il patrimonio culturale nel presente.
Verona ha un sistema museale unico per varietà e ricchezza. L’Anfiteatro Arena, con la sua storia millenaria, convive con la Casa di Giulietta, emblema del mito shakespeariano. Ci sono poi gli Scavi Scaligeri che raccontano l’archeologia cittadina, la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, il Museo Archeologico al Teatro Romano e istituzioni come il Museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” con i suoi capolavori di pittura antica, o il Museo Lapidario Maffeiano dedicato all’epigrafia. Ognuno ha un’identità precisa e un pubblico proprio.
Questa ricchezza è insieme un’opportunità e una sfida: i musei non possono restare separati, ma devono dialogare per offrire una lettura unitaria e sfaccettata della storia, dell’arte, della scienza e della memoria della città. Balbi sottolinea che non si tratta di omologare tutto in un unico discorso, ma di mettere in rete le diverse vocazioni, valorizzandole. L’obiettivo è raccontare realtà diverse all’interno di un unico grande racconto culturale, rispettando sempre la specificità di ciascuno.
Passare da un museo contemporaneo come il MAMbo a un sistema così variegato significa cambiare prospettiva. Balbi lo vede come un’occasione rara: far dialogare patrimoni finora separati. Archeologia e arte contemporanea, scienza e storia cittadina possono intrecciarsi per far emergere nuove narrazioni e domande su Verona.
Non si tratta di unire tutto in mostre uniche, ma di progettare in rete, facilitando scambi e interazioni. La sfida è trasformare la pluralità del patrimonio in pluralità di punti di vista. Questo permette di raccontare la complessità e anche le contraddizioni della Verona di oggi, evitando che le collezioni restino compartimenti isolati. L’idea è mostrare la città come un organismo vivo, in movimento, capace di rinnovarsi attraverso la cultura.
Negli ultimi anni Balbi ha spinto per riflettere sul ruolo dell’arte contemporanea in una città come Verona, ricca di istituzioni culturali importanti. Ha evidenziato l’importanza di una rete tra musei, che vada oltre la logica del singolo evento. Collaborare e comunicare non significa solo aumentare il numero di appuntamenti, ma migliorare la qualità e la varietà dell’offerta culturale.
Il contemporaneo è uno stimolo critico: porta novità, mette in discussione le narrazioni consolidate, spinge a riflessioni inaspettate. Può attraversare tutte le istituzioni, senza restare confinato in uno spazio solo. In questo modo diventa il motore che fa evolvere tutto il sistema museale veronese, dando il via a un rinnovamento culturale più ampio.
Il progetto di Balbi punta a cambiare il modo in cui Verona si rapporta al proprio patrimonio. È una città piena di tesori, ma questa ricchezza non basta a farla vivere come cultura aperta e partecipata. La vera sfida è fare in modo che quel patrimonio parli al presente e guardi avanti, attraverso ricerca, confronto con gli artisti e apertura a nuovi pubblici.
Non si tratta di moltiplicare eventi o seguire modelli già visti, ma di costruire un sistema museale che diventi parte integrante dell’identità culturale della città. Balbi immagina musei protagonisti nel definire come Verona si vede oggi, con tutte le sue contraddizioni e i suoi stimoli. Una visione che cambia il museo da semplice custode a luogo di produzione culturale attiva, capace di restituire la complessità storica e sociale di una città in trasformazione.
«La mente è un labirinto di emozioni invisibili», diceva uno degli artisti esposti al MACRO…
Nel Medioevo, gli occhiali erano semplici strumenti artigianali, nati per correggere la vista. Oggi, invece,…
# “Che febbre: non riesco a smettere di vivere” Il titolo si impone come un…
Settant’anni di fili intrecciati, storie di tela e di terra abruzzese che si mescolano all’arte…
“Le parole non bastano più.” Quante volte capita di sentirlo, soprattutto quando si parla di…
Quando un albero sembra voler camminare o un oggetto si rifiuta di restare al suo…