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La Storia degli Occhiali da Lenti Medievali a Icone del Cinema: Mostra Esclusiva a Roma 2026

Nel Medioevo, gli occhiali erano semplici strumenti artigianali, nati per correggere la vista. Oggi, invece, sono diventati vere e proprie icone di stile, capaci di raccontare storie di moda, design e cultura pop. Roma li celebra con una mostra unica, che si tiene dal 14 al 30 ottobre 2026 a Palazzo Piacentini. L’esposizione, intitolata “The Lens of Time – Gli occhiali dalle origini al cinema”, raccoglie pezzi rari e curiosità che incrociano il mondo dell’ottica con quello del grande schermo. Dopo aver girato Venezia e il MIDO Eyewear Show, la mostra arriva nella capitale arricchita da una sezione inedita sul rapporto tra occhiali e cinema, grazie a una collaborazione con la Cineteca Nazionale e il critico Steve Della Casa. È un viaggio che attraversa i secoli, dal primo paio di occhiali medievali fino ai modelli indossati da star di Hollywood e protagonisti della televisione contemporanea.

Occhiali medievali e nascita dell’industria ottica italiana

Il racconto parte dalle prime lenti nate nel XIII secolo, quando si iniziarono a costruire strumenti per migliorare la vista. Tra i pezzi esposti c’è un occhiale in tartaruga prodotto a Norimberga alla fine del Seicento e un raffinato astuccio italiano intagliato del 1687, decorato con richiami alla Lega Santa e alla vittoria militare sulla Morea. Questi oggetti non sono solo funzionali, ma testimoniano la cura artigianale e il valore simbolico che si dava agli occhiali.

L’Ottocento segna una svolta: gli occhiali diventano anche segno di status sociale. Modelli come pince-nez, lorgnette e fassamano mostrano come l’occhiale si trasformi da semplice strumento medico a accessorio capace di definire classe e personalità. Tra i pezzi più pregiati, spicca un fassamano in avorio intagliato con motivi floreali e un raro occhiale che combina tecniche diverse per garantire stabilità.

Il 1878 è una data chiave: a Calalzo di Cadore nasce la prima fabbrica italiana di occhiali, fondata da Angelo Frescura con Giovanni Lozza e Leone Frescura. Da lì parte un’industria destinata a diventare un’eccellenza mondiale, trasformando la zona in un polo produttivo di rilievo ancora oggi.

Il Novecento: quando gli occhiali diventano simboli di stile

Nel Novecento l’occhiale si trasforma ancora. Nuovi materiali, tecniche industriali e forme originali cambiano la montatura da semplice supporto a vero e proprio manifesto di moda. Dagli anni Cinquanta nascono modelli iconici come le montature a “cat-eye” che dominano gli anni Sessanta e Settanta, con linee marcate, strass e lenti colorate.

Non sono più solo strumenti per vedere meglio, ma oggetti con cui mostrare personalità e status. La mostra romana espone pezzi originali di quegli anni, frutto di ricerche stilistiche e decorazioni dettagliate. Oggi la produzione continua su questa strada, unendo sostenibilità, tecnologia digitale e materiali innovativi, come le montature intelligenti capaci di collegarsi a smartphone o di adattarsi alla vista in modo dinamico.

Un percorso che unisce tradizione artigianale, innovazione e gusto estetico, trasformando l’occhiale in icona globale, dal lusso fatto a mano ai sistemi high-tech che guardano al futuro.

Occhiali da cinema: come le montature raccontano i personaggi

La novità più interessante della mostra romana è la sezione dedicata agli occhiali come elemento narrativo nel cinema. Qui le montature diventano parte della definizione dei personaggi, rivelando tratti psicologici, status o trasformazioni interiori. Tra i pezzi in mostra ci sono i Ray-Ban Olympian di Peter Fonda in Easy Rider , simbolo di ribellione, e gli occhiali Cazal di Brad Pitt in The Counselor .

Anche il cinema italiano offre esempi memorabili. Gli occhiali Persol di Marcello Mastroianni ne La dolce vita e il modello Persol 649 di Divorzio all’italiana sono veri simboli di uno stile riconoscibile. La mostra espone inoltre occhiali appartenuti a Federico Fellini, modelli Lozza indossati da Brigitte Bardot e gli L.G.R di Tom Cruise in Mission: Impossible – Rogue Nation.

Non solo cinema, ma anche serie tv usano gli occhiali per costruire i personaggi: il Professore in La casa di carta porta una montatura che sottolinea il suo lato strategico, mentre gli occhiali di Walter White in Breaking Bad accompagnano la sua trasformazione. In Emily in Paris, invece, gli occhiali diventano un vero e proprio emblema di stile.

Occhiali e arte contemporanea: tracce di memoria e cultura

L’ultima parte della mostra si concentra su un aspetto meno noto ma fondamentale: il valore artistico e documentale degli occhiali. Montature di epoche diverse vengono inserite in opere d’arte contemporanea in resina, che ne esaltano il significato simbolico e testimoniale. La funzione pratica lascia spazio a un racconto materiale di storia collettiva e identità culturale.

Così, gli occhiali diventano documenti concreti del passato e del presente, toccando tutti i livelli della mostra: dalla tecnica artigianale al design, dalla moda al cinema fino all’arte contemporanea. L’iniziativa conferma la capacità di ANFAO, promotrice dell’evento, di valorizzare il patrimonio italiano dell’occhialeria e di guardare alle sfide future.

Curata da Alessandra Cusinato e Daniela Zambelli e progettata da Roberto Casanova Rosolo, la mostra si avvale del contributo di collezionisti come Lucio Stramare e Roberto Vascellari. Dopo Roma, “The Lens of Time” tornerà a MIDO, il grande appuntamento del settore, dal 6 all’8 febbraio 2027 a Fiera Milano Rho. Una storia lunga secoli, raccontata tra cultura, artigianato e cinema sotto una luce nuova.

Redazione

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